Direttamente da Ora o mai più, Mondospettacolo incontra Marco Armani

Pugliese di nascita e attivo in ambito musicale già a soli quattordici anni, Marco Armani (all’anagrafe Marco Antonio Armenise) ha partecipato tra gli anni Ottanta e Novanta a diverse edizioni del Festival di Sanremo, sfoderando, tra l’altro, la Tu dimmi un cuore ce l’hai che ha finito per diventare il suo brano più famoso.

Sempre attivo, dall’8 Giugno 2018 è in Ora o mai più, trasmissione televisiva della prima serata di Rai Uno che, condotta da Amadeus, offre ad artisti musicali ormai lontani dal successo di rimettersi in gioco, come in una sorta di talent show.

Proprio in occasione del nuovo format, Mondospettacolo ha avuto modo di intervistarlo.

 

Ciao Marco, benvenuto su Mondospettacolo. In ambito musicale hai iniziato giovanissimo, con i Parsifal; come è nata questa passione?

È nata perché amavamo tantissimo i Pooh e, quindi, c’è stata questa voglia, all’età di quattordici anni, di chiamare il nostro primo gruppo Parsifal, come il condottiero del Sacro Graal che predicava pace e amore. In qualche modo ci riconoscevamo in questo personaggio, influenzati anche dai Pooh, che gli dedicarono questa canzone mitica.

Che ricordo hai degli anni Ottanta?

Degli anni Ottanta ho un ricordo bellissimo perché, innanzitutto, ero giovane e, in qualche modo, sognavo non di diventare famoso, ma di campare con la musica e di esprimersi attraverso essa. Poi, è arrivato anche il successo ed è stata una cosa ancora più bella, ma io non ho mai fatto questo mestiere solo per avere successo. Quello era il mio ultimo pensiero. Esprimermi attraverso il canto è le canzoni era un modo per stare bene; l’ho cavalcato e continuo a cavalcarlo alla veneranda età di cinquantasette anni tra due giorni.

 

Quanto è cambiata l’industria discografica italiana, rispetto ad allora?

È cambiata tantissimo, perché, in pratica l’industria ci fa vedere milioni di dischi, ma giusto per non abbatterci ancora di più. In realtà, non è così, si tratta soltanto di scaricamenti, download, perché il cd vero e proprio ormai non ha più mercato come supporto. Arrivare al disco d’oro, oggi, significa vendere diecimila copie, che per noi, all’epoca, avrebbero rappresentato un fiasco totale. Noi dovevamo vendere almeno cinquanta o sessantamila copie solo per entrare nel mercato discografico. Questo fa capire come si sia abbassata la vendita dei cd. Oggi si parla di visualizzazioni e video, perché la divulgazione della musica è cambiata, intesa più come sottofondo che in qualità di punto di riferimento. Forse lo è ancora per i ragazzi che amano il rap, in quanto si rivedono nei messaggi che questi loro coetanei diffondono, contestando ciò che non gli sta bene.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Sì, dopo tanti anni, complice anche il pretesto della partecipazione a Ora o mai più, uscirà un nuovo singolo tra due settimane e farà da apripista per un nuovo album che sarà distribuito a fine Settembre, nel quale vi saranno altri inediti e alcuni duetti con importanti artisti italiani.

 

Dopo la prima puntata, come stai vivendo questa avventura di Ora o mai più?

Sinceramente, non credevo fosse così impegnativo, in quanto pensavo fosse un programma televisivo a se stante, mentre è una vera rivelazione, dal punto di vista dell’ascolto, mediatico. Insomma, sta avendo un buon successo e sta suscitando clamore nella stampa, nelle radio e nella discografia. C’è questa voglia un po’ nostalgica di riascoltare queste canzoni che hanno fatto parte del passato che, sicuramente, hanno lasciato segno indelebile al pubblico adulto che le sta facendo ascoltare anche ai propri figli. Probabilmente, si tratta di una musica che non è così antiquata e da buttar via.

 

Francesco Lomuscio