Giochi di potere: come rubare dieci miliardi di dollari per conto dell’ONU

Giochi di potere, il film, ispirato all’autobiografia di Michael Soussan, Backstabbing for beginners: My crash course in international diplomacy, è la storia di Michael (Theo James), un giovane idealista che ottiene il lavoro dei suoi sogni alle Nazioni Unite come coordinatore del programma “Oil for Food”.

Come spesso capita a libri interessanti, il cinema tende a recuperarli per il grande pubblico. In questo caso tocca al danese Per Fly – già autore di successo con serie tv in patria – toccare un’argomento che tutti hanno avuto fretta a dimenticare e seppellire.

La storia vede il giovane idealista giungere alla prestigiosa ONU. dove deve coordinare il già menzionato programma, una grande operazione umanitaria destinata all’Iraq a fine anni Novanta, con ancora in sella il dittatore Saddam Hussein, vittima di sanzioni ed embarghi con una politica seguita in particolare dal Presidente Clinton e definita di Containment, letteralmente contenimento. Affiancato da Ben Kingsley nei panni di un burocrate che sembra custodire tutti i traffici illegali e non nel cuore di Baghdad eda  una ritrovata e splendida Jacqueline Bisset in quelli della responsabile della sede Onu sempre nella capitale dell’Iraq, però, presto scopre la triste verità sulla reale destinazione di tanti soldi.

In Giochi di potere i fondi destinati all’operazione, oltre dieci miliardi di dollari all’anno, presto finiscono come un  fiume in piena fatto di tanti rivoli in mano a persone  corrotte e corruttibili.

Niente di nuovo sotto il sole per chi veda il film dalla prospettiva italiana, bastava un semplice calcolo matematico per capire che tutti questi soldi non sarebbero stati spesi per dare cibo al povero popolo Iracheno. Il tutto è in realtà uno scandalo esploso dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003 e la fine del programma stesso, anche se troverete poche note in rete.

Merito del film è quello di illuminare un particolare episodio, che de facto si trascina ancora con altre guerre mediorientali (Siria), dove programmi umanitari in brevissimo tempo diventano la fonte per funzionari corrotti dall’una e dall’altra parte.

Con i classici tempi cinematografici,  modificando una parte della storia, il film tenta ovviamente di cercare di destare l’interesse dello spettatore, ma lascia di certo da pensare come questo lungometraggio esca in un momento di torpore della sala stessa. Forse è meglio non ricordare troppo ad un pianeta che si preoccupa giustamente della sorte di dodici ragazzini intrappolati, ma che, al tempo stesso, ignorava che non troppo tempo fa qualcuno lucrava con cifre stellari sulla pelle di moltissimi bimbi iracheni, con il risultato poi che, per risolvere il “problema”, si è pensato bene di fare un’invasione con tutte le conseguenze e altri miliardi spesi al fine di alimentare l’industria militare made in USA. Onestamente, siamo certi che, con dieci miliardi di dollari all’anno da spendere per la spesa, una casalinga di Voghera che vota lega sarebbe stata in grado di risolvere i problemi di mezzo pianeta, ma questo non rientra nei piani della geopolitica dell’epoca e di ora.

 

 

Roberto Leofrigio