Giulia Morgani ci racconta il suo: “Il Guardiano del Ghiaccio”

Giulia Morgani è attrice, scrittrice, sceneggiatrice, insomma una straordinaria artista, protagonista del lungometraggio “Il Guardiano del Ghiaccio” che tra l’altro ha pure scritto, si racconta ai nostri lettori in questa intervista in esclusiva per noi di Mondospettacolo!

Ciao Giulia, benvenuta su Mondospettacolo e complimenti per il tuo lavoro, come stai innanzitutto?

Grazie Alex, d’inverno sto sempre bene!  Adoro il freddo, se poi è accompagnato dalla neve ancora meglio!

Parliamo ora del film che ti ha vista nel doppio ruolo di attrice e sceneggiatrice “Il Guardiano del Ghiaccio”.

Come è nata l’idea di scrivere la sceneggiatura del film?

Eravamo andati a sciare per due giorni a Campo Imperatore. E’ stato il luogo a suggerirci la storia: l’albergo in cima alla montagna (per certi versi spietata), le calaverne che rivestono ogni cosa, l’osservatorio con i suoi tunnel sotterranei, la vecchia funivia custodita in un finestrone ghiacciato ci hanno conquistato. Noi abbiamo unito i puntini e creato la storia. Il luogo è il vero protagonista del film.

Sei anche la protagonista femminile del film in un ruolo molto impegnativo come è stato interpretare Cloris?

Cloris è il personaggio che ho sempre voluto interpretare. E’ un po’ la summa dei personaggi femminili che ho sempre amato ed è complessa, può sembrare crudele, cattiva ma il suo cinismo è un modo per reagire al dolore. E poi è come se la conoscessi da sempre, mi ha dato la possibilità di osare.

Dove è stato girato il film?

A Campo Imperatore dove abbiamo trovato una grande disponibilità da parte di tutti.  Ci hanno fatto sentire a casa. Una parte degli interni, invece, è stata girata qualche mese dopo in Basilicata. Era luglio e io e Alessandro Vantini (Claus), per esigenze sceniche, portavamo maglioni di lana e tute da sci. Indimenticabile!

Quanto tempo sono durate le riprese?

15 giorni a Campo Imperatore e 3 settimane in Basilicata.

Il film è stato proiettato a Trieste in occasione del Trieste Science+Fiction Festival, come è andata?

E’ stato emozionante, bellissimo! Il festival ci ha accolto in maniera calorosa e attenta. Vedere tutta quella gente in sala che era venuta a vedere il nostro film per un sincero interesse ha ripagato tutti i nostri sforzi. Ho assistito alla proiezione del film con la stessa agitazione e adrenalina di quando, a una prima in teatro, si sta per entrare in scena. Quando si sono accese le luci ho detto a Salvatore (il regista): “adesso ci giriamo e troviamo la sala vuota” e invece il pubblico era tutto lì che applaudiva. Colgo l’occasione per complimentarmi con l’organizzazione del Trieste Science+Fiction Festival, sono stati fantastici! E’ evidente che il vero motore del festival è il cuore che ci mettono tutti quelli che ci lavorano.

Verrà proiettato al cinema? Avete trovato una distribuzione?

Purtroppo è un film difficile per il mercato italiano, ma non ci arrendiamo! Per ora sarà proiettato a New York in occasione di un festival.

Hai un ricordo particolarmente emozionante del set?

Ero assolutamente certa che al momento del primo ciak mi sarei commossa! La produzione, il trovare i soldi (il produttore è scomparso a una settimana dalle riprese), il mettere in piedi il progetto è stato faticoso, a volte frustrante ma non ci siamo mai arresi, quindi immaginavo il momento del primo ciak, quel rumore sarebbe stato come il classico pizzicotto che ti dice che non stai sognando ad occhi aperti e non facevo che dirlo a tutti. Peccato che in quel momento io stessi facendo la guardia a un proiettore in mezzo alla neve (eravamo una troupe di 4 persone i primi giorni). Però abbiamo riso anche su quello. Sdrammatizzare è stata la forza che ci ha consentito di affrontare tutte le difficoltà.

Torniamo un po’ indietro nel tempo e partiamo da tuoi esordi nel mondo dello spettacolo, quando, come e dove è stato il tuo debutto come attrice?

Il mio primo spettacolo è stato a Roma, al Teatro dell’Orologio. Io interpretavo la Sfinge (la macchina infernale di Cocteau). Amavo quel ruolo!

 

Recentemente sul tuo facebook, hai pubblicato delle bellissime foto che ti vedono in una scena molto sensuale, di cosa si tratta raccontami un po’.

Si tratta di una scena tratta da “Le dissolute assolte” uno spettacolo di Luca Gaeta che portiamo in scena dal 2011. Siamo le donne del Don Giovanni che per il mal d’amore si sono rifugiate in una casa chiusa. E’ uno spettacolo itinerante dove i personaggi (e le attrici) si alternano e le location sono sempre nuove e molto suggestive. Un progetto molto seguito, il pubblico non manca mai, anzi! E questo per il teatro off è un piccolo miracolo.

Progetti futuri?

Ora sono impegnata in una tournée che andrà avanti fino a marzo. Lo spettacolo è “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.

Come è stato questo 2017 e cosa ti aspetti dal 2018?

Mi aspetto il meglio! Avrò la possibilità di interpretare personaggi complessi con i quali posso “divertirmi”. Tornerò presto a recitare davanti alla macchina da presa, pubblicherò il mio romanzo, farò teatro.  Voglio tutto! Dopo una vita passata ad accontentarmi di inseguire un sogno è arrivato il momento di realizzarlo!

A.C.