Istinto Brass: intervista al regista Massimiliano Zanin

Il 26 e il 27 Giugno p.v. uscirà al cinema il film documentario diretto da Massimiliano Zanin: “Istinto Brass”,  ho contattato Massimiliano per proporgli una intervista, ecco che cosa mi ha raccontato.

Nella foto: Tinto Brass sul set di un suo film

Massimiliano, come quando e perché è nata l’idea di realizzare questo film documentario sulla vita di Tinto Brass?

L’idea nasce nel 2011 durante la convalescenza di Tinto in seguito all’ictus che l’aveva colpito. Tinto stava passando un momento difficile. E’ stato durante questo periodo che è maturata l’idea di un film documentario sulla sua vita ma soprattutto sul suo cinema che ne mettesse in luce alcuni aspetti che altrimenti rischiavano di perdersi nel tempo. Per me che ho lavorato al suo fianco come sceneggiatore e assistente dalla fine degli anni 90 e l’ho sempre considerato il mio maestro, di cinema e anche di vita era quasi una necessità.

 

Nella foto: il regista del film Massimiliano Zanin

Il film è uscito un po’ di anni fa, ma poi è stato bloccato, che cosa è successo? Raccontami un po’!

Si il film è stato selezionato alla mostra di Venezia 3 anni fa ed ha avuto ottimi riscontri di critica e pubblico alla mostra ma poi per alcuni problemi sui diritti dei repertori ci siamo bloccati. Ne ho approfittato però per aggiungere personaggi e nuovi materiali inediti al film.

Nella foto: un giovanissimo Tinto Brass sul set

Che cosa ti ha detto Tinto quando ha saputo della tua idea di realizzare questo film?

L’idea è nata sul divano di casa di Tinto assieme a Caterina Varzi la psicologa e compagna che gli è rimasta accanto in quel duro momento e che si stava occupando di raccogliere le memorie di Tinto. Assieme abbiamo pensato che fosse il momento giusto per un documentario su Tinto Brass.

Nella foto: Franco Nero

Il grande pubblico è abituato ad associare Tinto Brass solo ed esclusivamente al cinema erotico, ma non è così! La tua idea è stata appunto quella di raccontare anche un altro Tinto, giusto?

Chi guarderà questo film scoprirà un Brass inedito. I suoi film degli anni 60 e 70, film anarchici, indipendenti, geniali sotto molto aspetti ci raccontano un Tinto che la maggior parte delle persone non conosce. Il suo primo film “Chi lavora è perduto” è considerato uno dei manifesti della nouvelle vague e viene spesso programmato nelle retrospettive alla Cinématèque Française. Credo che gran parte del  valore di questo mio lavoro sia proprio quello di riscoprire il Brass autore sperimentale, anarchico e sovversivo. Lo testimoniano d’altronde una serie importanti artisti che partecipano al film come Helen Mirren, Gigi Proietti, il due volte premio oscar Ken Adam, Franco Nero, Serena Grandi e molti altri.

Nella foto: Tinto Brass e Serena Grandi

Hai lavorato con Tinto in alcuni suoi film importanti, raccontami un po’!

Sì sono stato suo sceneggiatore e assistente sul set e con Tinto mi sono sempre divertito molto. Quando gira è di una precisione maniacale, segue la sceneggiatura in ogni dettaglio ed è molto interessante vederlo dirigere il set. Lo ritengo un grande maestro, di cinema e di vita.

Nella foto: Tinto Brass e Serena Grandi

Che risposta di pubblico ti aspetti da questi 2 giorni di proiezione del tuo film? 

Sinceramente la situazione generale del cinema in sala in Italia non fa sperare nulla. In particolare in questo periodo estivo, eppure in sala c’è l’aria condizionata, le poltrone sono comode, la visione e il sonoro sono spettacolari. Le sale sono vuote perché ormai l’unico divertimento degli italiani è andare al ristorante.

Nella foto: Tinto Brass

Hai fatto alcuni dei famosi casting con Tinto, che ricordi hai di quelle divertenti esperienze? 

Dei gran bei ricordi, anche perché ero l’unico autorizzato a girare sul set con una macchina da presa per qualche ripresa di back stage. Ricordo quando dopo aver visto un provino predissi all’attrice che sarebbe stata sicuramente presa per il ruolo. E a fine giornata Tinto le consegnò il copione per il ruolo della protagonista.

Nella foto: Tinto Brass e Stefania Sandrelli sul set del film “La Chiave”

Che tipo di regista è Tinto Brass e quanto hai preso da lui?

Tinto Brass è un regista dell’immensa generazione nata negli anni ’30 del ‘900. ha uno stile unico, immediatamente riconoscibile come tutti i grandi autori, ha una profonda conoscenza del mezzo cinematografico, una cultura quasi enciclopedica e una grande ironia che gli ha sempre permesso di stare a galla nella vita. Io qualcosa ho imparato credo, ma soprattutto spero di aver appreso la sua lezione più importante: affrontare la vita con ironia, gioia e fame di emozioni ed esperienze.

Nella foto: Tinto Brass

Il film di Tinto Brass che ti è piaciuto di più?

Purtroppo non riesco a dirne uno solo: Chi lavora è perduto, nouvelle vague in salsa veneta, Nerosubianco capolavoro del cinema pop, Salon Kitty e Caligola porno kolossal sul potere, La Chiave.

Nella foto: Tinto Brass

Progetti futuri?

Ho prodotto di recente assieme a Federico Lami un film documentario su  un’altra grande del nostro cinema, l’attrice Sandra Milo. Stiamo ultimando in questi giorni il montaggio e speriamo di poterlo presentare al festival di Venezia. E sempre come produttore un corto davvero molto interessante realizzato da una giovane regista, Rossella Inglese. Mentre sabato sarò in concorso al festival di Ischia con un mio documentario sul poeta dissidente iracheno Latif Al Saadi.

Alex Cunsolo