Italian Horror Fest vs Italian Horror Show

Il botta e risposta dei direttori artistici

LUIGI PASTORE RISPONDE A FRANCESCO BERNARDIS

Ancora una volta sono costretto, mio malgrado, a ritornare sull’argomento Italian Horror Fest per replicare ad uno strampalato comunicato stampa, scritto in risposta al mio di qualche giorno fa.
Anche in questo caso la ricerca dell’originalità sembra uno sforzo immane per questi signori, tanto che hanno ripreso lo stesso incipit da me utilizzato e anche loro hanno deciso di fare il punto.
E allora, punto per punto, andrò ad analizzare il testo di questo comunicato ma senza esprimere alcun giudizio sulla forma grammaticale adoperata, grave mancanza per chi ha la pretesa di fare comunicazione e organizzare eventi.
Partiamo dalla premessa:
“Prima di cominciare, voglio ringraziare tutti quelli che, per via privata, tramite email, telefonate e chat varie, stanno esprimendo il loro apprezzamento per l’organizzazione di questo evento. Addetti ai lavori, artisti e appassionati del settore.Tutti, difendendolo a denti stretti. Fortunatamente sono di più, molti di più, di quanti si sono schierati come bastian contrari alla cosa, senza neanche “indagare”(termine da loro utilizzato, palesemente, male) a fondo.”
RISPOSTA:
Sembra evidente la volontà di mettere subito le mani avanti, sottolineando la moltitudine di sostenitori che sta già apprezzando l’organizzazione dell’evento prima ancora di vederlo realizzato.
Tutti lo difendono a denti stretti, contro quelli che invece si sono schierati senza nemmeno attuare un’indagine approfondita (su che?)
e continua:
“Pensare che sarebbe bastata una telefonata. Una email. O il semplice Facebook, tanto amato per sferrare attacchi mediatici al limite della diffamazione per mezzo stampa.”
R:
Io di messaggi, email e telefonate ne ho ricevute invece parecchie (tutto documentato), proprio da persone convinte che dietro l’organizzazione dell’evento ci fosse il mio operato.
Non credo di aver sferrato alcun attacco mediatico al limite della diffamazione a mezzo stampa (che paroloni), ma ho semplicemente preso le distanze da qualcosa che ha generato solo confusione, anche per via della territorialità.
Ma andiamo avanti:
“L’evento è nato, a fatica, con un unico scopo: portare a Latina, un qualcosa di nuovo, fresco, che desse una smossa a una città in uno stantìo stand-by, ormai da anni. Purtroppo, dopo mesi di lavoro, iniziato negli ultimi mesi del 2016, come nei peggiori degli incubi, ci siamo visti sbattere delle porte in faccia, proprio a 2 mesi dalla data dell’evento…”
R:
A parte la parola “mesi” ripetuta ossessivamente, comprendo benissimo le difficoltà visto che anch’io stavo cercando di far ripartire il festival muovendomi su più fronti, lanciando anche la petizione sul web #IwantIHF2017 che ha raccolto centinaia di email di supporto, grazie anche al video messaggio del presidente della Troma Film Lloyd Kaufman (https://www.facebook.com/italianhorrorfest/videos/1344460402232055/).
Ci sto ancora lavorando e ho avuto anche diverse proposte ma, come ho già spiegato, non sono sufficienti per il tenore e la qualità dell’evento che è stato e che ho in mente.
Continuiamo:
“Il festival che andremo ad allestire è un qualcosa di ampio respiro, con all’interno lo show dedicato al settore dell’horror. Quello è: uno SHOW. Non un festival horror, e non un horror fest(a). Abbiamo voluto creare qualcosa che potesse interessare tutti, dagli appassionati dei fumetti, fino al cosplay, alle famiglie che volessero trascorrere una o due giornate insieme, in un ambiente che proponesse un po’ di tutto, dallo sport al mercatino vintage, fino alle esibizioni di rock band e con una bella fetta di horror, ad occupare tardo pomeriggio e nottate. È facile concentrarsi solo su un concetto, estrapolarlo dal contesto e criticarlo, senza neanche avere la correttezza di essere limpidi e onesti nell’analisi dell’insieme. Siamo stati accusati di esserci impossessati di un primato. Quale? Dove? Perché diciamo di essere “il primo Italian Horror Show”? Certo, è la verità. È la prima edizione dello show. E nel contesto del festival, è un evento unico, che non vuole e mai ha preteso di essere in competizione con altri o si è definito come il solo presente sul suolo italiano. Questa gara a chi ce l’ha più lungo, almeno io, l’ho lasciata ai tempi delle scuole medie. A 42 anni non ho più queste insicurezze. Per fortuna. Siamo stati accusati di esserci impossessati del termine “italian horror”. Non sapevamo ci fosse il copyright su questi due termini associati. Abbiamo cercato ma, niente. Non esiste. Se avessimo voluto essere così viscidi, avremmo preso anche l’altro termine, visto che è in disuso da anni. Ma, siccome siamo uno show, incentrato sul cinema horror, ESCLUSIVAMENTE, italiano, ci sembrava il nome più adatto….”
R:
A parte la povertà di linguaggio usato per costruire un pensiero becero, senza ombra di smentita posso affermare di aver toccato esattamente tutti i punti sostanziali del vostro evento prima di voi e in tutte le edizioni dell’Italian Horror Fest ma, se mi permetti, con maggior qualità e professionalità anche e soprattutto in termini di comunicazione.
Avreste potuto chiamarlo in cento modi diversi ma, guarda caso, siete stati così furbi (ma anche così piccoli) da trovare un nome simile proprio per richiamare l’attenzione derivata dall’ENORME successo che ha ottenuto l’Italian Horror Fest e di cui esiste una vastissima rassegna stampa locale, nazionale ed internazionale, oltre ad una cospicua documentazione fotografica e audiovisiva.
Non si tratta solo di copyright ma, semplicemente, di onestà intellettuale.
Proseguiamo:
“Siamo stati accusati di avere lo stesso format e gli stessi ospiti.
Fatemici pensare un po’. Parliamo di cinema horror, ospitiamo registi e attori… tirando le somme i nomi storici del settore si contano sulle dita di una mano (anche due, dai, scavando bene), difficile riesumare cadaveri e proporre nomi alternativi. Peccato che tutte le proposte nuove, che si stanno affacciando sul mercato cinematografico italiano, siano state totalmente snobbate, in questa critica. Eppure, noi li mettiamo sullo stesso piano, allo stesso tavolo dei nomi sacri, per discutere e confrontarsi in libertà. Ah, e non facciamo pagare niente a nessuno. Perché il nostro scopo è dare spazio e lustro al cinema italiano del settore. Perché quello ci interessa e amiamo. Tutti gli artisti hanno vitto, alloggio e biglietti di viaggio, aereo o ferroviario che sia, pagati. Anticipatamente.”
R:
E qui, purtroppo, scatta l’attacco personale al diretto interessato che ha scritto queste bestialità. Adesso mi hai fatto davvero incazzare!
Come ti permetti di dire che i nomi storici si contano sulle dita di una mano, anche due scavando bene?
Come ti permetti di usare l’espressione riesumare “cadaveri”, quando invece i nomi storici esistono eccome e sono molti di più di quello che immagini perché non lo sai, non li conosci, perché sei un ignorante, presuntuoso, arrogante, mistificatore e vigliacco.
A questo punto, proprio per l’onestà intellettuale di cui parlavo prima, meriteresti una defezione totale da parte di tutti gli ospiti, del pubblico e soprattutto da parte dei Maestri. E lo scrivo con la M maiuscola e con grande rispetto, perché quelli come te, fanfaroni e spocchiosi, devono levarsi il cappello di fronte ai tantissimi nomi che ancora oggi, nonostante l’età, continuano a far parlare dei loro film in tutto il mondo e continuano a mettersi in gioco con grande coraggio e grinta.
Quelli come te, i fanatici dell’horror, sono la vergogna e la mortificazione di questo genere e non provo il minimo imbarazzo ad affermarlo.
Continui a scrivere menzogne anche quando lasci intendere che l’Italian Horror Fest ha snobbato le nuove proposte che si stanno affacciando sul mercato, quando invece siamo stati tra i primi a mettere sullo stesso piano i giovani talenti (veri) che sono stati celebrati e omaggiati in tutte le edizioni. Vergognati!
E’ vero: abbiamo snobbato i filmmakers che se la credono (per non usare una volgarità), che pensano di essere i nuovi fenomeni del genere, che girano immondizia spacciandola per stile, che pensano sia sufficiente una telecamerina di ultima generazione e dei software craccati per considerarsi dei cineasti.
Non rispondo sulle spese di viaggio, vitto e alloggio perché mi sembra un’ovvietà e se qualcuno ha da lamentarsi che si faccia avanti. Se ti riferisci ai film e ai corti in concorso, ricordo che c’era un regolamento che spiegava esattamente tutte le modalità di partecipazione ed era perfettamente in linea con la maggior parte dei festival internazionali. E comunque, noi il biglietto d’ingresso non lo facevamo pagare perché siamo sempre stati dell’avviso che un evento culturale, finanziato con i soldi pubblici, debba essere aperto a tutti gratuitamente e tutt’ora la penso così.
Al resto delle cazzate che hai scritto non ho più voglia di rispondere, ti ho già dato troppa importanza, ma stai pur certo che non mi darò per vinto e che combatterò e risponderò sempre ad ogni provocazione e ad ogni meschinità.

Luigi Pastore (ideatore e direttore artistico dell’Italian Horror Fest).