La prima notte del giudizio: che lo Sfogo abbia inizio

Nell’intento di abbassare il tasso di criminalità sotto l’1 percento per il resto dell’anno, ne La prima notte del giudizio i Nuovi Padri Fondatori d’America (NFFA) sperimentano una piuttosto particolare teoria sociologica: lo “Sfogo”, ovvero dodici ore prive di regole, quando non batte il sole, nel corso delle quali, in una comunità isolata, è possibile attuare aggressioni nella piena libertà.

Occorre, però, effettuare un passo indietro, in quanto la tematica venne introdotta nel 2013 ne La notte del giudizio, che portò in scena un Ethan Hawke assediato con moglie e figli all’interno del suo comprensorio blindato, per poi essere ripresa l’anno successivo in Anarchia – La notte del giudizio, con l’ambientazione spostata direttamente su strade violente invase da pericolosi individui mascherati e protagonista il Frank Grillo in seguito tornato, nel 2016, nell’ancor più apocalittico La notte del giudizio – Election year, maggiormente improntato sull’aspetto di feroce critica politico-sociale.

Una trilogia diretta dal James DeMonaco che, però, figura soltanto in qualità di sceneggiatore e produttore esecutivo in questo prequel destinato ad evolversi con il “contagio” che arriva ad espandersi in tutta la nazione, quando la violenza degli oppressori finisce per incontrare la rabbia degli emarginati.

Prequel che, a differenza degli altri tre capitoli, si concentra in particolar modo su personaggi di colore, complice sicuramente la presenza di Gerad McMurray – regista di Burning sands – Il codice del silenzio e produttore associato di Prossima fermata Fruitvale Station – e, con ogni probabilità, il fatto che il finanziatore della saga Jason Blum intenda bissare la positiva esperienza dello Scappa: Get out di Jordan Peele, approdato addirittura agli Oscar.

Quindi, al di là di Marisa Tomei nei panni della dottoressa Updale, cui si deve la malsana idea dello sfogo che sappiamo diverrà annuale, è un evidente sapore di Blaxploitation (sottogenere costituito da film caratterizzati da cast all bklack) a trasudare dalla oltre ora e mezza di visione che, superato un avvio tendente alla fiacchezza, comincia a lasciar emergere maggiore capacità di coinvolgimento con l’inizio della nottata di scempi.

Ma, sebbene uccisioni e ferocia non risultino affatto assenti, in questo caso l’insieme sembra distaccarsi in buona parte dagli stilemi del thriller a tinte horror per abbracciare maggiormente quelli dell’action movie, tanto più che il Dmitri interpretato da Y’lan Noel sfodera canottiera bianca e muscoli da picchiatore come fosse il Bruce Willis del franchise Die hard.

E, con abbondanza di movimento, si giunge al termine de La prima notte del giudizio con l’impressione di aver appena assistito ad un sufficientemente godibile prodotto d’intrattenimento che, però, non regala nulla di particolarmente innovativo… anche perché il fine di eliminare le classi sociali meno abbienti e consentire alle elite di prosperare era già stato reso noto nei precedenti tasselli.

 

 

Francesco Lomuscio