L’ossessa- La recensione

Negli anni ’70, dopo l’avvento del cult ‘‘L’esorcista” di William Friedkin, tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty (che scrisse anche la sceneggiatura del film) e ispirato alla storia vera di Roland Doe, in Italia alcuni registi non specializzati nell’horror tentarono di riproporre la medesima tematica usata, aprendo così un piccolo filone esorcistico. Mario Garaiazzo, alias Roy Garrett, già regista di alcuni spaghetti western, diresse così nel 1974 il film horror ”L’ossessa”, con protagonista la giovane (al tempo) Stella Carnacina. A seguire poi, in Italia, avremmo anche ”Chi sei?”, ”L’Anticristo” e ”Un’ombra nell’ombra”. 

Daniela durante la possessione.

Daniela (la bella e brava Stella Carnacina) è una giovane studentessa e restauratrice. Un giorno si scopre la statua di un uomo crocifisso in una chiesa sconsacrata sede di riti orgiastici. La statua viene fatta traferire nel laboratorio di Daniela che ha il compito di revisionarlo. Dopo essere scappata da un party e aver colto in flagrante la madre con il suo amante durante un atto sessuale sadomasochistico, Daniela sconvolta ritorna al suo laboratorio dove si mette a dipingere, ma qualcosa va storto.

L’uomo crocifisso prende forma e vita (un fantastico Ivan Rassimov) e attacca la ragazza, abusando di lei. Da quel momento in poi, la ragazza comincerà a sentirsi strana. Contatta il suo ragazzo e spiega di aver subito le medesime violenze subite sessualmente dalla madre. I suoi genitori noteranno mano a mano la metamorfosi di Daniela, da brava ragazza a vittima posseduta. Satana infatti (nel film Baal) dopo l’unione carnale con la giovane l’avrà così marchiata e impossessata.

Daniela e Satana.

Un errore che tutti fanno è paragonare questo tipo di film esclusivamente e immancabilmente, a ”L’Esorcista”. Soltanto perché è un film dello stesso filone, che ha attinto da questa idea originale e più volte sfruttata sia nel cinema passato che moderno, non vuol dire che si debba per forza comparare un mostro sacro come il capolavoro di Friedkin, con un film minore già di budget e regia. Allora quasi tutti i film sulle possessioni, affiancati a ”L’esorcista”, potrebbero certamente sfigurare. Un film antecedente a ”L’Esorcista” dove si vede un esorcismo, esiste ed è un gotico ambientato in Lucania: ”Il Demonio”.

‘L’Ossessa” è un film che prende soltanto lo schema basilare, senza cadere nel suo cliché creando una storia a sé stante. Una storia con personalità che punta sull’erotismo e sul masochismo. L’opera di Garaiazzo è soltanto per palati raffinati, amanti del genere e dei film meno ”importanti” e ”grossi”. La pellicola, pur se apprezzata davvero da pochi, non è un capolavoro e non è per tutti. Nonostante ciò riesce a spiccare bene tra i gioiellini horror italiani. A volte qualcosa che presenta difetti può trovare la sua vera bellezza proprio nell‘imperfezione.

Il regista ci propone una storia di possessione che ci riporta a ‘‘Rosemary’s Baby” di Roman Polanski; difatti, in entrambi i film Satana possiede la protagonista sessualmente. Stella Carnacina, all’epoca molto giovane, fu adatta nel ruolo sexy e delirante affidatole e ha dato il meglio di sé nelle scene di pazzia pura, perché qui la possessione non la vediamo in teste girate, vomito verde e levitazioni, bensì in qualcosa di più personale e mentale: nel delirio psicologico, masturbazione e crisi di nervi, con tanto di occhi rossi e liquido bianco alla bocca (immagine che ci porta inevitabilmente a ‘‘Demoni” di Lamberto Bava).

Il bello de ”L’Ossessa” è che gioca molto sulla violenza fisica e psicologica. Da un lato abbiamo il masochismo della madre di Daniela che si lascia frustare a colpi di rosate e l’auto-flagellazione dell’esorcista con il gatto a nove code. Dall’altra parte abbiamo la pressione mentale che Daniela, guidata dal potere di Satana, fa nei confronti del povero esorcista e di suo padre, seducendoli con la forza della mente e del corpo. Un film forte, controverso, che termina con un epilogo che non è dei migliori, pur regalandoci un’ottima scena precedentemente. Ma tutto sommato, questo a Garaiazzo lo possiamo perdonare.

Daniela posseduta.