A “Nonno Libero”… pere che il pompelmo faccia mele!

A CHI LE SUONA CAMPANELLA

A “Nonno Libero”… pere che il pompelmo faccia mele!

Aperto nei giorni scorsi a Roma, in zona Prati, un nuovo locale per gli amanti delle specialità pugliesi: l’Orecchietteria Banfi. Inutile dire che dietro questa “golosa” iniziativa c’è il popolarissimo comico pugliese Lino Banfi, coadiuvato dalla sua famiglia, in particolare dai figli Rosanna e Walter. Si tratta di una vera e propria “chicca” per i buongustai, con un menù che punta innanzitutto su ben undici ricette a base delle rinomate orecchiette, vanto della cucina Made in Puglia.

Da quelle classiche alle “cime di rep” a quelle più leggere in versione “veghene”, fino a quelle più gustose, denominate “alla porca puttena”. Naturalmente non mancano tante altre specialità, a cominciare dai mitici panzerotti. Oltre alla possibilità di consumare all’interno del locale, c’è anche la formula da asporto, take away, che ovviamente, in puro stile “banfiano” non poteva che chiamarsi “porta a chesa”. Non ci sono ancora stato, ma essendo pugliese anch’io, non vedo l’ora di farmi una bella scorpacciata, in onore delle mie origini.

Ho conosciuto tanti anni fa la famiglia Banfi e ne ho un bellissimo ricordo.

Rosanna, infatti, debuttò come attrice nel mio primo film da produttore. Fu l’agente Cristina Caremoli a presentarmela. Mi mostrò la foto di una bellissima ragazza dai lineamenti mediterranei, con degli occhi viola pazzeschi. “Per caso questa ragazza sconosciuta è la figlia di Liz Taylor?”, chiesi incuriosito. Mi fu risposto: “No, è la figlia di Lino Banfi!”.

La convocai e, senza nemmeno farle un provino, capii immediatamente che era giusta per il personaggio che avrebbe dovuto interpretare. Così lavorammo insieme e fu molto bello: eravamo giovani, con tanto entusiasmo e anche con qualche sana ingenuità. Lei, nonostante fosse figlia di cotanto padre, non si dava affatto arie ed era sempre la prima ad arrivare sul set.

Con gli anni è cresciuta molto artisticamente ed ha dimostrato di poter percorrere una sua carriera del tutto personale, indipendentemente dal cognome che porta. Quanto a papà Lino, che non vedo da un bel po’ di anni, lo ricordo come persona dotata di grande umanità e generosità. Mi ha insegnato molte cose di questo difficile mestiere: il cinema è il lavoro più bello del mondo, ma è anche un ambiente molto crudele, che può farti piangere.

Pierfrancesco Campanella