I personaggi di Mondospettacolo: Gianpiero Perone

Gianpiero Perone intervistato da Corinna Ivaldi

Il treno va, ed io dentro il libro di Gianpiero Perone leggo “degli uccellini sono restate solo alcune code rimaste ancora attaccate alle mollette”. Così appare davanti a me il mio albero di natale, con appesi da un filo sottile i tre angioletti, uno rosa e due azzurri, sbiaditi e sfilacciati. Quanti anni sono passati? Sto leggendo “Sottovoce” dove Mia è la protagonista e dove ognuno di noi ritrova un piccolo o grande ricordo della sua vita.

Conosco Gianpiero Perone l’autore del libro all’Infernot una taverna nascosta sotto un portico medioevale di Cairo Montenotte.

Arrivo trafelata, il suo spettacolo è appena terminato, non lo conosco, chiedo di lui e indicandomelo gli vado incontro, mi presento dicendogli che scrivo per mondospettacolo. Subito ci troviamo a parlare di tutto e di nulla entrambi stanchi di una giornata dove la parola d’ordine è stata “correre”.  Uscendo dal locale il vento freddo ci invade e come ogni comico porta con se le sue maschere chiuse dentro il suo trolley. Il rumore delle ruote echeggia in mezzo a quel dedalo di vicoli.

Gli indico il distributore di benzina e mentre il serbatoio si abbevera, tira fuori dal bagagliaio “Sottovoce” lo prendo tra le mani e mi accorgo che è accompagnato da un CD dove musica e lettura accompagnano il lettore. Tremanti dal freddo ci salutiamo con una stretta di mano e la promessa da parte mia di vedere un suo spettacolo. Salgo  in  macchina mi accosto alla sua e abbassando il finestrino gli chiedo: a quando un’intervista? Lui annuisce e nel buio della notte se ne va con i suoi personaggi.

Ora siamo qua con i nostri lettori di Mondospettacolo per parlare con lui: “Gianpiero Perone”.

Qual’è stata la prima battuta della tua vita?

La prima battuta della mia vita non la ricordo. Però ricordo bene che ai tempi della scuola materna facevo ridere la responsabile della scuola facendo l’imitazione della pubblicità “Olive Saclà”. Avrei già dovuto capire tante cose…

Quanto del tuo tempo hai dedicato alla comicità?

In maniera costante e professionale direi dal 1991 quando mi sono diplomato presso la Scuola Internazionale dell’Attore Comico di Reggio Emilia. Prima la mia era una passione più generale per il teatro, non necessariamente comico.

I tuoi personaggi come sono nati?

In generale sono nati dall’autoironia. Ho sempre cercato di mettere in ridicolo personaggi e modi di essere che non avrebbero mai potuto essere miei. Dall’infallibilità e bellezza del Principe Azzurro alla capacità di sedurre del Play Boy Romeo Pastura. Mi piace molto ridere di me stesso e dei miei limiti.

Molti comici con le loro maschere nascondono un velo di tristezza, Perone è un uomo allegro?

In generale ritengo di essere un uomo normale, non triste. Magari a volte malinconico ma credo sia uno stato d’animo che appartiene a tutti. Probabilmente c’è un problema di aspettative. Da un comico ci si aspetta che sia sempre a mille,sempre brillante, sempre pronto allo scherzo e alla battuta. Se minimamente mantiene un atteggiamento normale sembra subito che sia”triste”.

E’ più difficile per te far ridere o far piangere?

Far ridere per me è una cosa che mi riesce naturale per cui la ritengo più facile, mi viene spontanea. Far piangere o comunque emozionare mi richiede più concentrazione e un certo impegno, mi ci devo concentrare.

Tu ami affrontare temi più leggeri o pesanti?

Amo affrontare temi leggeri.Ridere per ridere. Sicuramente la mia comicità non è di quella capace di lanciare grandi messaggi anche se forse il messaggio insito in ogni tipo di comicità è quello di portare svago e buon umore per le due ore di spettacolo. Alleggerire e stemperare, intrattenere con il sorriso.

La comicità ha bisogno più del testo oppure della chiave di lettura?

Credo che la comicità abbia bisogno di situazioni interessanti, coinvolgenti, che riguardino il maggior numero di persone. A quel punto diventa importante il punto di vista, il modo di trattare l’argomento per renderlo interessante e non banale. E’ difficile inventare cose mai viste ma si può cercare di rendere quegli stessi argomenti più avvincenti e belli da seguire.

Quanto ti diverti quando prepari un nuovo personaggio?

In realtà non si tratta di un vero e proprio divertimento.Durante la preparazione di un personaggio o di un pezzo nuovo si vive la tensione del dubbio. Il non sapere se le cose che hai pensato funzioneranno o meno, se faranno ridere o no. C’è quasi un senso di sfida nel vedere se anche questa volta ci azzeccherai e riuscirai a stupire il tuo pubblico. Se le cose poi vanno bene lo scopri la prima volta che affronti il pubblico. Lì le eventuali risate sciolgono la tensione.

Tu sei un attore a 360 gradi, fai ridere, suoni, reciti ed ora hai scritto un libro anzi un libro con CD annesso. Raccontaci come è nato “Sottovoce”?

Sottovoce è un libro/cd nato dalla mia passione per la musica e dalla mia voglia, almeno una volta nella vita, di provare a scrivere un libro. Avevo voglia di fare un disco nuovo (il mio quinto per la precisione) e le canzoni che avevo pronte mi hanno suggerito una storia così ho scritto la storia di Mia, una donna in crisi, e ad ogni capitolo ho fatto corrispondere una canzone.

Il libro racconta di una donna: “Mia”, perché scegliere di raccontare al femminile?

Era una bella sfida e mi sembrava un ottimo punto di vista per osservare il mondo. Dai riscontri che ho avuto credo anche di essere riuscito abbastanza a centrare l’obiettivo. Molte donne che hanno letto il libro mi hanno detto che sembra scritto da una donna e credo sia il complimento più bello.

Come è nato il desiderio di dare di dare musica e voce al libro?

Avevo una serie di canzoni già pronte, scritte in un arco di tempo molto lungo. Addirittura una, Occhi di lupo, è una canzone che ho scritto nel 1989. Quando il progetto aveva già preso forma nella mia testa invece ho scritto un paio di pezzi apposta perché mi servivano per completare alcune parti e alla fine mi sono ritrovato con 13 capitoli e 13 canzoni corrispondenti.

L’incontro con il Santo Padre come è avvenuto e cosa ti ha lasciato ?

Eavvenuto, manco a dirlo, a Roma in Piazza San Pietro il giorno di San Valentino di tre anni fa in occasione della giornata dei fidanzati. E’ stato emozionante tutto, non solo l’incontro con lui. Già esibirsi in quella location mette i brividi, poi avevamo davanti circa 20000 persone che non è esattamente abituale e poi, come ciliegina sulla torta, c’è stato l’incontro personale con il Santo Padre. Momenti intensi, ho avuto l’impressione mentre mi stringeva le mani di un uomo molto attento alle persone, non è stato un semplice incontro di circostanza.

So che è uscito da pochi giorni il tuo ultimo lavoro, una canzone dedicata alla campionessa Tania Cagnotto, raccontami un po!

L’ultima “fatica” è stata Un tuffo al cuore, una canzone che ho scritto per Tania Cagnotto, la grande campionessa olimpica di tuffi, in occasione del suo addio alle gare e alla carriera agonistica. E’ nato tutto per caso. Mi è stato suggerito di dedicarle una canzone, l’ho scritta, sono riuscito a fargliela avere, le è piaciuta e mi ha chiesto di cantarla dal vivo durante la cerimonia d’addio. Il tutto è stato coordinato da Claudio Apricena e la canzone l’ho cantata insieme a Francesca Surace. Tania l’ha pubblicata sulla sua pagina ufficiale di Facebook e questo è stato un grande onore. Se volete potete sentirla cercandola su Youtube.

Corinna  Ivaldi