Recensione: Cane mangia cane, Paul Schrader tre gangster e un sogno

Cane mangia cane

In Cane mangia cane di Paul Schrader tre criminali dal destino stabilito; Dal libro di Edward Bunker, un crime descrittivo e grottesco con una story solo accennata e interpreti di grido come Nicolas Cage e Willem Dafoe.

In Cane mangia cane Troy (Nicolas Cage), Mad Dog (Willem Dafoe) e Diesel (Christopher Matthew Cook) sono da poco usciti dal carcere dopo lunghi anni di detenzione, criminali veri ma rimasti sempre ai margini della malavita di Los Angeles. Hanno ormai un destino prestabilito e si lasciano trascinare dalla corrente. Tra rapporti col sottobosco criminale, alberghi malinconici, locali squallidi e puttane, tentano di trovare una via di fuga per una vita meno randagia e sbandata attraverso un ultimo colpo che li possa sistemare. Troy è la mente, quello con più cervello, che ha i contatti giusti, ma non riesce a liberarsi dell’odio verso suo padre (che ha ucciso) e verso la legge; Mad Dog è l’anima sanguinaria del trio, un folle che parla in continuazione e che arriva a uccidere un’amica e sua figlia appena dopo aver chiesto a lei di fare l’amore; Diesel, è il più giovane dei tre, è quello silenzioso, è sul libro paga della mafia e ha perso interesse per sua moglie e la casa in cui vivono. Tra una bevuta, discorsi di riscossa e qualche lavoretto giunge un’offerta spregevole ma difficile da rifiutare, visto che li porterebbe a guadagnare 750.000 dollari. Sembra tutto facile, ma ovviamente andrà tutto per il verso sbagliato…

L’anima di Bunker non è quella di Schrader

Ed Bunker è stato uno degli ultimi grandi autori di crime-story, ma anche un vero criminale. Tra il 1960 e il 1970 organizza rapine, truffe e spaccia droghe, entrando e uscendo dal carcere varie volte. Nel 1972 tenta di rapinare una banca e viene condannato a cinque anni, e così in prigione inizia a scrivere.  Riesce a pubblicare il primo degli oltre sei romanzi e molti racconti e quindi a cambiare la sua vita trasformandosi in sceneggiatore, oltre che in attore. Nel modo di scrivere e di rinnovare il noir degli Anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, Bunker ci presenta dei personaggi e delle atmosfere in cui non c’è alcun tipo di romanticismo o di coloritura mitica, tantomeno la possibilità di una redenzione; crea un naturalismo spietato senza alcun fronzolo o senza alibi, con motivazioni socio-psicanalitiche e descrive dei personaggi senza qualità, schiacciati in un mondo fatto di rabbia e di pura violenza e in cui le uniche certezze sono la pistola e la vendetta. Paul Schrader è stato un regista che sin dagli esordi ha ricercato nuovi stili e nuove forme estetiche, percorrendo molte strade e partendo come debiti formali e come riferimenti con registi come Robert Bresson, Yasujiro Ozu, Carl Theodor Dreyer. Nonostante i tentativi e le ottime premesse non è riuscito però a inserirsi tra i grandi della sua generazione come Scorsese, Malick o De Palma. Ha realizzato a volte dei notevoli film ma assai differenti per stile e per estetica, passando dalla sceneggiatura di pellicole come Yakuza, Taxi driver e Toro scatenato a Il bacio della pantera e Touch, per poi realizzare come regista film belli e indipendenti come Hardcore, Mishima o Lo spacciatore, ma anche il più famoso American gigolo o Il nemico invisibile, dove si alterna realismo, naturalismo ma anche grottesco e pop. E la chiave di lettura che usa Schrader in questo Cane mangia cane si discosta dalle intenzione di Bunker e del suo romanzo, scegliendo un inizio assai promettente (anche se non desueto) di uno stile pop quasi psichedelico, per poi seguire le insensatezze dei tre protagonisti e delle loro orribili e tristi esistenze in modo classico e narrativo, mentre le intenzioni di Bunker erano una mescola tra uno stile freddo e descrittivo con dei dialoghi degni del miglior genere splatter e hard boiled.

Schrader osa uno stile ma lo porta in fondo

In Cane mangia cane Schrader inizia in modo fulminante e divertente, in puro stile pop-psichedelico, con un Willem Dafoe strafatto in una casa tutta rosa alla Barby, in cui lui seduto in un soggiorno vede una televisione che prende forma, mentre squilla un telefono dal muro tutto rosa. Sembra di stare in un’allucinazione tra le righe di Burroughs e delle inquadratura radicali di David Cronenberg. In quattro e quattr’otto, con l’arrivo della grassa proprietaria di casa, la storia si trasforma da simil-paradisiaco a uno splatter di puro genere. Insomma da ossessioni estreme derivante da coca ed eroina si passa rapidamente a un reale di cose reali. Purtroppo con l’uscita dal carcere di Troy e la rimpatriata smargiassa e tristissima con i due amici, il film si incamera in uno stile abbastanza convenzionale e passato. Resta potenzialmente un buon prodotto, con una ritmo accettabile e un cast abbastanza credibile, ma siamo certi che tutto ciò non fosse quello che Schrader cercava di portare sullo schermo, risultando così un altro dei suoi tentativi coraggiosi che però non vanno a buon fine; probabilmente lui era interessato a raccontare attraverso uno specchio deformato (droga, violenza, sofferenza, impotenza, malattia del vivere) una realtà in cui le ossessioni dei protagonisti escono fuori sublimate da comportamenti splatter. Purtroppo in alcuni passaggi, soprattutto con il personaggio di Mad Dog, la storia si confonde, annaspa e non va mai al centro del problema. Come anche il finale sembra più un delirio psichedelico al rallenty che non la fine di un sogno irrealizzabile. 

Un cast che ricade nei cliché

Nicolas Cage con oltre sessanta film all’attivo, un Oscar e un’altra candidatura, varie nomination al Golden Globe, ai Bafta, ai Screen Actor Guild Awards  (ma anche ai Razzie Awards, ben sette, come peggior attore dell’anno), resta un po’ un mistero come attore. In questo film sembra un po’ lasciato a se stesso e quindi gigioneggia in modo un po’ evanescente, seguendo la corrente. In genere sembra convincente solo con un paio di espressioni del viso, quella dolente e quella del folle, per il resto dovrà ancora mostrare quello che vale. Il mitico Willem Dafoe, assai versatile grazie ad una fisicità supportata da un viso segnato, regge come può una parte a senso unico, a tutto tondo, delirante e senza sfumature. Christopher Matthew Cook, a differenza degli altri due attori, recita silente e per sottrazione, quindi nella confusione generale si nota poco, eppure è quello che sembra convincere di più. Da segnalare nel ruolo di un criminale, amico di Troy lo stesso regista Paul Schrader.

Abbiamo visto Cane mangia cane, regia di Paul Schrader. Con Nicolas Cage, William Dafoe, Christoper Matthew Cook. Genere Noir, Azione – Usa, 2016, durata 99 minuti. Uscita cinema: giovedì 13 luglio 2017, distribuito da Altre Storie.

Voto 6

di Domenico Astuti