Recensione: Cercando Camille, un viaggio a ritroso nel tempo

“Quindi stiamo guardando indietro nel tempo?” chiede sotto le stelle Leo (Nicola Mastroberardino), uno dei protagonisti di Cercando Camille. E la risposta è “Sì”. Perché il film di Bindu De Stoppani è il delicato racconto di un percorso a ritroso nel tempo che, alla fine, trascina nel presente verso la scoperta di se stessi.
A un primo sguardo il tema principale sembra quello dell’Alzheimer che logora l’anziano giornalista di guerra Edoardo (Luigi Diberti). Ma Cercando Camille è una pellicola che parla di un viaggio, del vagabondare di un padre con sua una figlia Camille (Anna Ferzetti) e del loro riscoprirsi.

Alla guida di un camper i due partono alla volta della Bosnia, dove Edoardo ha fatto l’inviato di guerra e dove la donna spera che il padre, a distanza di anni, abbia un’epifania che lo spinga a recuperare i ricordi persi.
Tappa dopo tappa, Camille prova a ridare forma alla memoria del passato proprio nel momento in cui sembra irrimediabilmente svanire a causa della malattia di Edoardo.

Le foto, gli oggetti e gli incontri, primo tra tutti quello con il violoncellista Leo che si unisce ai due, fanno emergere una storia piena di tenerezza ma anche di scoperte dolorose.
Perciò, quello che i personaggi percorrono non è solo un tragitto fisico. È anche un percorso interiore che porta la donna a superare le proprie paure e rigidità e a ristabilire un legame con la sua infanzia.

Tutto procede con un ritmo lento, senza eccessi. Ogni cosa è meticolosamente misurata, dall’immagine di nudo che, a sorpresa, compare sullo schermo, fino al linguaggio. Tutto è attutito da un senso di ovattato che, senza colpi di scena, fa andare il racconto esattamente come ci si aspetta debba andare.
Sullo schermo non passa niente che non sia già conosciuto agli spettatori: dal tema dei rapporti familiari a quello della malattia, a quello del viaggio e dell’amore. E non c’è nulla di veramente originale nei modi in cui i contenuti sono affrontati.
Nemmeno i personaggi riescono a uscire dalla gabbia dello stereotipo: la contabile Camille è la ragazza frenata e ingenua, Edoardo il vecchio scostante e, allo stesso, tempo dolce, e Leo il misterioso e un po’ selvaggio autostoppista.

Eppure, nonostante una semplicità a tratti eccessiva, Cercando Camille si salva da un finale troppo indulgente e inverosimile. E si rivela come un film che lascia un senso di pacata malinconia ma, a tratti, sa anche far sorridere. Un film che, se non si hanno troppe pretese, si fa guardare piacevolmente.

Valeria Gaetano