Recensione: Edhel, un viaggio tra realtà e fantasia per poter essere se stessi

La fantasia come potente strumento per affrontare, con coraggio, la realtà. È con questa idea che il regista napoletano Marco Renda approda al cinema. Edhel è un racconto di disagio e di riscatto, di omologazione e di rivincita della diversità, di imbarazzo (prima) e di accettazione (poi) per ciò che si è.

Edhel è la storia di una ragazzina (Gaia Forte) nata con le orecchie a punta e costretta, per questo, ad affrontare lo scherno dei compagni di scuola. Chiusa in se stessa, cerca rifugio nel maneggio dove ogni giorno la aspetta Caronte, cavallo di suo padre morto un anno prima. I pomeriggi a cavallo non aiutano però a lenire davvero l’intima sofferenza della bambina né a migliorare il rapporto complicato con l’amorevole madre Ginevra (Roberta Mattei), che vorrebbe convincere la figlia ad operarsi per ridarle orecchie “normali”. Il coraggio, da solo, non basta a vincere il disagio. Per affrontare il dolore, passarci in mezzo e superarlo serve qualcosa di più, qualcosa che va oltre il tangibile. Serve la fantasia.

E Edhel la trova grazie all’incontro con il bizzarro bidello Silvano (Nicolò Ernesto Alaimo), che apre alla ragazza le chiavi del mondo del fantasy. Da questo momento, Edhel comincia a credere che le sue orecchie a punta non sono solo una malformazione fisica. Sono invece il segno dell’appartenenza ad un mondo magico, ad un mondo “altro”.

Vincitore al Los Angeles Film Awards, Edhel, a metà tra dramma e fantasy, con toni delicati punta il dito contro il pericolo dell’omologazione e dell’intolleranza. E, al contempo, ci dice che una via d’uscita dal dolore per la perdita e dal disagio di sentirsi diversi esiste. Ed è l’immaginazione.

Ma fantasia e illusione non oltrepassano mai i limiti. Restano con discrezione ai margini e diventano un congegno necessario ai protagonisti per intraprendere un percorso di crescita che li porta verso la consapevolezza di ciò che sono e vogliono essere. Perciò, più che fantasy, l’opera di Renda è un racconto intimo e inusuale sulla bellezza dei difetti, sull’importanza del saper sognare e del sapersi accettare, sulla speranza di saper cambiare la propria sorte, dove la fantasia è solo un tramite per tornare, più forti, alla realtà.

Valeria Gaetano