Recensione: La vendetta di un uomo tranquillo, il thriller spagnolo dell’anno

La vendetta di un uomo tranquillo

La vendetta di un uomo tranquillo, vincitore di 4 premi Goya tra cui quello di miglior film spagnolo dell’anno, è la storia di un uomo che esce dopo otto anni dal carcere e può finalmente vendicarsi di chi l’ha tradito, opera prima di Raúl Arévalo.

Una vendetta covata a lungo

La storia è semplice, La vendetta di un uomo tranquillo e borghese che ha visto la sua vita sconvolta dalla morte della sua fidanzata e dal ferimento del suocero a causa di una rapina e della sua attesa della vendetta lunga otto anni, quando esce dal carcere Curro (un antipatico Luis Callejo), l’unico della banda arrestato e non direttamente coinvolto col massacro. L’uomo era l’autista della rapina e faceva da palo davanti alla gioielleria in cui i compari compivano il furto, ma qualcosa è andato storto e si ritrova solo lui a pagare.

Fuori dal carcere lo aspetta Ana (una prosciugata Ruth Diaz) insieme al loro bambino nato durante gli anni di carcere e risultato di momenti intimi in prigione. Lei lavora con suo fratello in un bar di proprietà frequentato da alcuni avventori, tra cui José, un uomo silente e agiato. E’ strano che frequenti quel quartiere modesto e quel bar insignificante ma Josè (un troppo contenuto Antonio de la Torre, visto in alcuni film di Almodovar) dichiara di trovare la zona piacevole. Inizia così una storia d’amore tra lui e la donna proprio quando esce dal carcere Curro. Ma scopriamo ben presto che Josè fa tutto questo solo per conoscere i nomi dei complici dell’uomo. Con un sotterfugio che sembra inizialmente un tentativo da parte di Josè di volersi rifare la vita con Ana, riesce a far credere al duro Curro che ha rapito la donna e il bambino e in cambio vuole sapere chi sono stati i complici del furto. Inizia così un viaggio per la Spagna dei due uomini che li porteranno a casa dei complici e così Josè potrà realizzare la sua vendetta.

Dove arriva la vendetta per una violenza subita?

Il cinema spagnolo non è messo un granché bene, se non menzionando le coproduzioni con l’Argentina o il Cile; ci ritroviamo a ricordare non più di un pugno di film da segnalare per l’anno 2016, Truman, Julieta, Kiki & i segreti del sesso e Stella cadente. Buoni film, ma niente di indimenticabile. Ed ecco giungere nelle sale italiane un film pluripremiato in Spagna, ma in realtà una pellicola senza infamia né gloria che resta nella memoria solo per una forte componente drammatica che è più dichiarata che non espressa nel film, nel ritmo e nel pathos dei personaggi. Se non fosse estrema negli obiettivi, probabilmente se ne parlerebbe con il solito chiacchiericcio sociologico da giornali: fin dove arriva la vendetta per una violenza subita? Roba da Rete 4. Ma non siamo dalle parti di Un borghese piccolo piccolo, bensì in un’opera prima di un regista che prova a coniugare un certo cinema europeo con il cinema indipendente americano. Una trama che si svela man mano e che prosegue plana nel suo feroce destino; nelle intenzioni dichiarate dell’autore egli cerca di coniugare il nostro Garrone con i fratelli Dardenne, a noi però sfugge l’intenzione di massima. Una storia che delinea appena le psicologie dei protagonisti, molto asciutta nelle descrizioni, e sembra quasi che la feroce vendetta possa sostituire il classico climax di dramma e di noir e possa fare a meno anche di qualche scena che si ricordi. Un cast un po’ algido, dei personaggi per nulla empatici se non prosciugati da vite fatte di dolenza e dolore. Comunque è un buon esordio alla regia per Raúl Arévalo (giovane attore noto nella penisola iberica e anche in Italia per film come Gli amanti passeggeri e La isla minima, un noir che gli ha dato l’ispirazione stilistica) che dovrà però fare di più nei prossimi film e trovare quella creatività dal punto di vista visivo che in questo film non è del tutto chiara, se non carente.

Abbiamo visto La vendetta di un uomo tranquillo, regia di Raúl Arévalo, con Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Díaz, Alicia Rubio, Manolo Solo. Titolo originale: Tarde para la ira. Genere Thriller, Spagna, 2016, durata 92 minuti. Uscita cinema giovedì 30 marzo 2017.

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Domenico Astuti

(revisione e impaginazione Ivan Zingariello)