Recensione: L’altro volto della speranza di Aki Kaurismaki

L'altro volto della speranza

L’altro volto della speranza di Aki Kaurismaki, vincitore dell’Orso d’Argento all’ultima Berlinale, è una storia dell’amicizia tra un rifugiato siriano ed un commesso viaggiatore finlandese, entrambi alla ricerca di un nuovo inizio.

Un profugo e un commesso viaggiatore

L’altro volto della speranza inizia con l’abbandono silenzioso di Wilkström (Sakari Kuosmanen) della moglie e della casa che hanno insieme: lascia la sua fede nunziale e prende tutte le sue cose, camicie per lo più, e chiude la porta alle spalle. Il giovane Khaled (Sherwan Haji) invece emerge da un carico di carbone di una nave finlandese, riesce a scendere senza essere visto, va a lavarsi in un bagno pubblico e inizia la dolorosa quotidianità del migrante che chiede asilo senza però cedere in dignità e contemporaneamente si attiva per ritrovare l’amata sorella che ha perduto di vista durante il lungo viaggio e unica superstite della famiglia massacrata durante la guerra. I due uomini si incontrano e dopo un buffo scontro alla Buster Keaton in cui si danno un pugno reciproco presso i cassonetti del ristorante, il giovane viene aiutato con un lavoro dall’uomo e assunto e regolarizzato con un falso permesso di soggiorno. I due non hanno nulla da dirsi ma entrambi con stralunato disincanto si danno una mano a vicenda nonostante la Finlandia, paese abbastanza immobile, abbia in sé i pericoli e le contraddizioni del resto dell’Europa.

Kaurismaki tra stile e banalità

Vedendo questo L’altro volto della speranza di Aki Kaurismaki ci viene in mente una famosa frase detta dal grande Eduardo de Filippo: «Chi trova lo stile, trova la morte». Certo può sembrare strano appioppare una definizione così forte a uno dei maggiori registi europei, eppure – nonostante l’arguzia, l’ironia, un rigore formale e minimale – quest’opera ci lascia un po’ d’amaro in bocca. Perché tranne uno stile tipico e originale per questi tempi dell’autore finlandese, la storia invece ricade in una serie di convenzioni che rendono il film in fondo lento, prevedibile (gli skinhead sono fiacchi e assai banali, la generosità del proprietario del ristorante è data per data) e in fondo poco “poetica”. Cosa che invece era efficace e risaltava nel precedente film Miracolo a Le Havre, dalle stesse tematiche (raccontare gli ultimi e l’insensatezza del mondo) ma con una specie di realismo magico che in questa storia in fondo manca.

Chi segue il mondo poetico di Kaurismaki con affetto e con una giusta attesa, questa volta resta in parte insoddisfatto, tra episodi che risultano gag, da quella elegante e intelligente a quella un po’ troppo facile (la scatola di sardine semiaperta con due patate lesse come pietanza del ristorante), ad un’altra poco efficace (i giapponesi che escono silenziosi dal ristorante dopo avere ordinato sushi) la storia si sviluppa anche in modo lento se non spento in alcuni passaggi, per giungere ad una conclusione assai generica che la dedica finale non spiegata rende amara e mesta. Secondo episodio di un possibile trittico (come annunciato dal regista) con Kaurismaki che ambienta la sua ultima tragicommedia sempre nel mondo degli ultimi e ci racconta l’incontro tra Khaled (scrittore, regista e attore nato in Siria, Sherwan Haji) un giovane siriano di Aleppo che dopo un sofferto viaggio della speranza si ritrova a chiedere un permesso di soggiorno in Finlandia e un modesto commesso viaggiatore (Sakari Kuosmanen, attore di tanti film di Kaurismaki) quasi da pensione che vende camicie e ha deciso di cambiare del tutto vita, lasciando moglie, lavoro e che, dopo una partita a carte assai fortunata, rileva un modestissimo ristorante compreso di tre camerieri del tutto beckettiani. Il film ha ottenuto l’Orso d’Argento per il miglior regista al Festival di Berlino 2017, ma Kaurismaki, per protesta verso un premio che ha ritenuto minore, non è andato a ritirarlo.

Abbiamo visto L’altro volto della speranza, regia di Aki Kaurismaki, con Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Ilkka Koivula, Janne Hyytiäinen, Nuppu Koivu. Genere Drammatico, Finlandia, 2017, durata 98 minuti. Uscita cinema giovedì 6 aprile 2017.

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Domenico Astuti

(revisione e impaginazione Ivan Zingariello)