Recensione: L’uomo sul treno, io ti troverò

Se qualcuno ti chiedesse di fare qualcosa di apparentemente insignificante, ma di esito incerto, in cambio di un considerevole compenso economico, lo faresti?

Se in Unknown – Senza identità incarnò nel 2011 un uomo cui veniva sottratta l’identità e in Non-Stop, di tre anni dopo, vestì i panni di un agente federale che, a bordo di un aereo diretto a Londra, cominciava a ricevere messaggi intimidatori da un ignoto individuo che lo invitava a versare centocinquantamilioni di dollari su un conto per evitare che morisse ogni venti minuti una persona, sotto la regia dello stesso Jaume Collet-Serra – per il quale ha nel frattempo anche preso parte all’action movie Run all night – Una notte per sopravvivere – Liam Neeson torna ne L’uomo sul treno a ricoprire un ruolo analogo, in un certo senso, ai due precedenti.

Del resto, se, a differenza del secondo titolo citato, il mezzo di trasporto d’ambientazione non è più sospeso in aria ma si muove sul terreno per ambientarvi, comunque, una vicenda ad alta tensione, l’eroe di turno finisce qui coinvolto in un intrigo di evidente taglio hitchcockiano come accadde nel primo.

Intrigo che prende forma dal momento in cui l’ottimo interprete di Io vi troverò, ora ex poliziotto divenuto uomo d’affari e in viaggio su un convoglio ferroviario, viene avvicinato da una sedicente psicologa in possesso delle fattezze di Vera Farmiga, la quale lo sfida per gioco ad identificare una specifica persona a bordo, prima dell’ultima fermata.

Quindi, mentre, oltre a quelle di tutti i passeggeri, sembrano essere in serio pericolo anche le vite dei suoi familiari, la trama s’infittisce secondo dopo secondo, andando a costruire un puzzle in fotogrammi associabile, in un certo senso, ai rompicapi enigmistici della popolare saga horror thriller Saw, con tanto di vittime pronte per essere lasciate a terra, l’una dopo l’altra.

Saga da cui, comunque, non riprende il sadico spirito da torture porn mirato al raccapriccio dettato da immagini esplicitamente violente, privilegiando, invece, una forte sensazione di paranoia enfatizzata grazie alla sequela di telefonate effettuate da una voce ignota ed ai diversi incontri con misteriosi personaggi apparentemente coinvolti nella faccenda.

Man mano che Patrick Wilson e Sam Neill completano il cast di oltre un’ora e quaranta di serrata visione che, senza rinunciare a scontri corpo a corpo ed alla altamente spettacolare fase pre-epilogo con i vagoni lanciati a folle velocità, dispensa anche tesissime sequenze come quella in cui il protagonista si ritrova incastrato sotto il treno in partenza.

Sequenze oltretutto valorizzate dal lodevole montaggio a cura di Nicolas De Toth… ulteriore, fondamentale pregio di un’operazione che non consente al catturato spettatore di chiudere occhio, fino alla serie di inaspettate rivelazioni conclusive.

Francesco Lomuscio