Recensione: Macabro, di Lamberto Bava

Ottobre 1980. Lamberto Bava, se si esclude la co-regia con suo padre Mario Bava ne ”Shock” e ”La Venere D’Ille”, fa finalmente il suo esordio alla regia con ”Macabro”, un thriller/giallo a tinte horror in stile puramente di genere italiano.

Jane Baker, una giovane donna di mezza età di New Orleans, è sposata con Leslie e ha due figli, Lucy e il fratellino. Un giorno, Jane come suo solito esce di casa per recarsi dal suo amante Fred Kellerman e Lucy, avendo scoperto l’infedeltà di sua madre, la chiama mentre è lì e l’avvisa di un fatto accaduto: il bambino più piccolo è annegato nella vasca… ed è morto. Nel ritornare a casa in auto con Fred, hanno un incidente stradale e quest’ultimo, perde la vita a causa di un tubo che lo decapita. Un anno dopo, Jane esce dalla clinica psichiatrica e va a vivere a casa dell’amante morto, dove abita anche Robert Duval, un ragazzo cieco che presto si innamorerà di lei. Però, successivamente, in casa cominceranno ad accadere fatti strani e Robert scoprirà una scomoda, macabra verità.

Primo film del regista, alla sceneggiatura collaborano Pupi e Antonio Avati, popolari nell’ambito del cinema italiano.

Un’ora e mezzo di puro mistery, questo è Macabro.

A tinte erotiche, cosa non del tutto sconosciuta nel cinema di Lamberto Bava che mira sempre alla tendenza all’erotismo (vedere ad esempio ”Le foto di Gioia”, ”The Torturer”) è ulteriormente abbellito di carica erotica grazie ad una colonna sonora di Ubaldo Continiello che, come in ”Non si sevizia un paperino” e la colonna sonora di Riz Ortolani con la voce di Ornella Vanoni, rappresenta un controsenso: da un lato ciò che si vede è appunto macabro, dall’altro lato il sottofondo che accompagna la visione, è sereno, rilassante, musica da camera. Un connubio tra il terrificante e la quiete, tra l’orrifico e il lussurioso. Semplicemente adatto e propizio.

Nel  genere horror, si sa, l’erotismo ha sempre avuto un ruolo importante, quasi fondamentale: spalle scoperte, seni lievemente in vista, balli sensuali, gambe in mostra, scene brevi di sesso… un vero biglietto da visita del cinema dell’orrore, fondamentale per il completamento di ogni pellicola. Quando ancora l’horror riusciva a ricreare scene libidinose senza sfociare nella volgarità massima che si vede nei lavori di oggi, soprattutto nelle prime opere di registi emergenti.

”Macabro” non è per molti critici un esordio con il botto, come lo è stato ad esempio ”La maschera del demonio” per Mario Bava come primo lungometraggio, ma è assolutamente più che godibile come debutto in solitaria di Bava junior. Un ottimo thriller psicologico avente una sceneggiatura solida e fondamentale, difatti qui ad essere geniali sono il plot e la narrazione. Spicca per originalità e per i due colpi di scena, posizionati rispettivamente a inizio pellicola e nel finale, che fanno rimanere il pubblico a bocca aperta.

Con atmosfere inquietanti e un ritmo lento che va in crescendo, il film fa salire suspense scena per scena, cominciando col thriller, proseguendo a ritmi calmi col giallo e andando a tirare fino all’exploit finale sull’introspettivo e sul fronte paranormale. Completo ed esauriente, rimanda ai classici ”Splatters” (”Braindead”), ”Possession” di Zulawski e ”Nekromantik” di Buttgereit.

Ottima prova recitativa della talentuosa Bernice Stagers (che vanta circa quattro film nella sua carriera) nei panni della protagonista Jane Baker, una donna sensuale, elegante e femminile, ma tanto disturbata mentalmente, la quale ha subito due shock contemporaneamente, finendo con lo sprofondare in sé stessa e nel tormento più folle; Stanko Molnar, attore noto dai cinefili, attivo più o meno negli anni settanta fino alla fine degli anni ottanta, dà un’ottima interpretazione del timido e impacciato cieco che è Robert Duval, talmente realistica da arrivare a pensare che a egli manchi davvero il dono della vista. Degna di nota anche Veronica Zinny nel ruolo della piccola Lucy, conturbante e alienata.

Qui siamo su un altro livello, diverso dalle massime rappresentazioni di Lucio Fulci, Mario Bava, Dario Argento o di Lamberto Bava stesso del futuro, ma ”Macabro” è da considerare un gioiellino alla prima mano e uno dei film più belli del regista, se non il migliore: il clima è lento e morboso, al punto giusto ed egregiamente ricreato, con un buon dosaggio di scene forti e meno vigorose e di momenti disturbanti con un’escalation di pazzia, che lo rendono un degno prodotto tipico degli anni ’80. Un film malato positivamente, come ”Macabro”, però, è consigliabile più agli amanti del genere, meno a chi preferisce il cinema moderno e i suoi mutamenti che non hanno nulla a che vedere con il cinema di genere italiano. Imperdibile per gli amanti del thrilling e horror.

Lamberto Bava, seppur mostrando qualche pecca, rimane uno dei migliori registi del nostro panorama in questi temi e mostra di aver ereditato in grande dose la genialità, la dimestichezza con la macchina da presa e il talento del padre, maestro dell’horror e di ogni genere nel cinema. E, con dimestichezza, ha donato al thrilling un prodotto che è fondamentale e, come esso stesso, macabro.