Recensione: Phantasm: Ravager, Tall man capitolo 5

Prima ancora che il titolo introduttivo faccia la sua apparizione, su una arida strada desertica ritroviamo immediatamente in scena un armato Reggie alias Reggie Bannister che non tarda a spiegare quale sia il piano di distruzione del mutaforma Tall man, incarnato per l’ultima volta dal compianto Angus Scrimm.

Perché è direttamente a quel Phantasm IV: Oblivion a cui eravamo rimasti nel 1998 che si riallaccia la oltre ora e venti di visione in cui, però, lo storico artefice phantasmiano Don Coscarelli figura soltanto in qualità di produttore e di co-sceneggiatore al fianco dell’animatore David Hartman che, invece, viene posto dietro la macchina da presa.

Oltre ora e venti di visione che, tra l’altro, a proposito di fatiche appartenenti alla filmografia di Coscarelli non può fare a meno di richiamare alla memoria Bubba Ho-tep – Il re è qui dal momento in cui apprendiamo che il già citato protagonista si trova ricoverato in un nosocomio per persone con problemi psichici a causa della demenza senile; dove a fargli visita ritroviamo anche l’amico e compagno di lotte per la sopravvivenza Mike, nuovamente interpretato da A. Michael Baldwin.

Ma, mentre non tardano a rifarsi vive le diaboliche sfere svolazzanti e portatrici di inevitabili spargimenti di liquido rosso, è proprio questa confusionaria struttura volta ad alternare in maniera quasi onirica la realtà alle dimensioni parallele in cui si immerge il vero intrattenimento a penalizzare l’operazione, destinata anche a tirare in ballo una ragazza con l’automobile in panne dalle fattezze della televisiva Dawn Cody ed altri personaggi.

Personaggi comprendenti anche volti storici della serie iniziata nel lontano 1979 tramite Fantasmi e di cui questo quinto capitolo sembra volersi orientare sempre più verso la fantascienza, complice soprattutto il clima post-apocalittico generale accompagnato da quella che, con tanto di distruzione di imponenti edifici, appare come una vera e propria invasione aliena.

Rendendo ancor più delirante un agglomerato in fotogrammi che spinge di sicuro a storcere il naso lo spettatore ordinario dinanzi alla fiacchezza narrativa sempre in agguato ed ai difficilmente salvabili effetti digitali… ma che, allo stesso tempo, si riconquista il cuore dell’irriducibile fan phantasmiano attraverso i flashback e l’infinità di omaggi alla saga di cui è tempestato.

Francesco Lomuscio