Recensione: Come ti ammazzo il bodyguard, Ryan e Samuel insieme per forza!

Cosa accade quando il miglior bodyguard del mondo si accorge di aver toccato il fondo perché viene incaricato di proteggere uno dei sicari più pericolosi in circolazione, nonché l’unica persona che desidererebbe vedere morta?

Se il primo – che disdegna il disordine ma ci si trova travolto – si chiama Michael Bryce e possiede le fattezze di Ryan Reynolds e il secondo, con quelle di Samuel L. Jackson, porta il nome di Darius Kinkaid, sicuramente nulla che possa spingere a pensare alla tranquillità; tenendo anche in considerazione il fatto che l’uno sia eccessivamente metodico nei confronti di ogni cosa e l’altro, al contrario, appaia del tutto fuori controllo e scatenato.

Il giusto contrasto utile al Patrick Hughes cui si deve lo stalloniano I mercenari 3 per costruire tra l’Inghilterra e l’Olanda quasi un’ora e cinquanta di visione a base di improbabile coppia d’azione da buddy movie, tanto più che abbiamo un bianco e un nero proprio come in veri e propri classici del genere quali Arma letale di Richard Donner e 48 ore di Waler Hill.

Classici risalenti a quegli anni Ottanta richiamati, in un certo senso, anche dalla spicciola metodologia giustizialista da machismo reaganiano che, complice l’entrata in scena del crudele dittatore dell’Est Europa Dukhovich alias Gary Oldman, in fuga dopo la sua caduta politica, finisce quasi sempre per rappresentare l’indispensabile fornitrice di effetto liberatorio all’interno di produzioni di questo tipo.

Un aspetto probabilmente dovuto anche all’era Trump in cui rientra Come ti ammazzo il bodyguard, ricco di movimento fin dal suo avvio e che, se da un lato tira in ballo la Elodie Yung della serie televisiva Daredevil nel ruolo della Amelia ex fidanzata di Bryce, dall’altro cala nei panni della Sonia moglie di Kinkaid una scatenata Salma Hayek, oltretutto propensa a cimentarsi in una tanto epica quanto violenta rissa consumata in un bar.

Perché, curiosamente, tra distruzione di veicoli, scontri corpo a corpo coreografati a dovere e notevole consumo di pallottole volanti non mancano neppure abbondanti schizzi di liquido rosso che fanno molto b-movie; man mano che, come è lecito aspettarsi da una action comedy mirata al facile intrattenimento, i protagonisti sfidano e oltrepassano di continuo le leggi della fisica, uscendo sempre illesi da qualsiasi assurda impresa.

E, se la sequenza proto-Bond della fuga in motoscafo intrapresa da Kinkaid rientra senza dubbio tra le migliori e maggiormente emozionanti, il flashback sulle note della I want to know what love is dei Foreigner non può fare a meno di rivelarsi uno dei momenti più divertenti di un non eccelso spettacolo che, scandito da un buon ritmo, garantisce comunque una coinvolgente serata lontano dai pensieri dinanzi al grande schermo.

Francesco Lomuscio