Riprendiamo a parlare d’amore? Sì, ma in scena con Corrado Tedeschi e Gabriella Golia

Se i soldi sono diventati il motore di questo mondo, l’amore, allora, può forse esserne l’air bag?

In scena al Teatro dell’Angelo di Roma dal 30 Novembre 2017, ci risponde Corrado Tedeschi attraverso Riprendiamo a parlare d’amore?, che scrive e dirige cimentandosi straordinariamente anche in qualità di protagonista quasi assoluto.

Perché, vestendo, tra l’altro, i panni di una sessuologa francese durante uno sketch in cui si sprecano incomprensioni verbali e doppi sensi, è la storica collega televisiva Gabriella Golia ad affiancarlo in questa avventura su palco costituita da riflessioni relative all’amore e, soprattutto, al sesso femminile.

Non a caso, è L’uomo che amava le donne di François Truffaut ad essere citato in maniera esplicita nel corso di uno spettacolo che, continuamente alternato tra poesia e umorismo, riserva anche altri omaggi all’universo della Settima arte grazie ad uno schermo su cui, in determinati momenti, scorrono filmati tratti da classici del calibro di Picnic di Joshua Logan, Witness – Il testimone di Peter Weir, Fandango di Kevin Reynolds, Una donna e una canaglia e Un uomo, una donna, entrambi diretti da Claude Lelouch.

Man mano che vengono tirati in ballo i nomi di Alda Merini e Luigi Pirandello e che Tedeschi, oltre a mostrare le immagini dei curiosi pellegrinaggi femminili presso la tomba del giornalista Victor Noir (pseudonimo di Yvan Salmon), a quanto pare piuttosto dotato dal punto di vista della virilità (!!!), rievoca il ricordo del primo amore… ma con sorpresa finale.

E, mentre non manca neppure di osservare come i social network abbiano riportato l’essere umano ai tempi del Medioevo, con il loro linguaggio fatto di comunicazioni gutturali ed emoticon che, in fin dei conti, altro non sono che i moderni geroglifici, intrattiene insieme al pubblico una divertente conversazione riguardante gli ormai chiacchieratissimi farmaci utilizzati per il trattamento delle disfunzioni erettili.

Invitando anche le spettatrici a fargli da vedove in una esilarante messa in scena di un ipotetico funerale e chiedendo alle coppie sedute in poltrona di raccontare quando e in che circostanza si sono formate.

Individuando nel coinvolgimento diretto della platea, di conseguenza, l’azzeccato espediente per poter generare buona parte della indispensabile comicità atta a rendere ancor più piacevole quella che si rivela, alla fine, una garbata e mai volgare performance.

Quando si parla di sesso, non è affatto facile ottenere un tale risultato.

Francesco Lomuscio