Solo: a Star wars story, prima di Harrison Ford… in una galassia lontana lontana

Probabilmente, è risaputo che il personaggio più amato della saga Star wars è sempre stato lo scapestrato Han Solo, il contrabbandiere intergalattico che ha potuto prendere vita sul grande schermo con le fattezze del mitico Harrison Ford, tanto che l’attore deve a questo iconico personaggio l’inizio della sua gloriosa carriera.

Complice l’operazione di restyling attuata dalla Disney attraverso la nuova trilogia iniziata con Star Wars: Il risveglio della forza, si è deciso di mettere contemporaneamente in cantiere lo spin off Solo: A Star wars story, dedicato alle avventure giovanili dell’ dell’eroe fordiano.

Infatti, dopo aver raccontato le imprese eroiche di chi rubò i piani della Morte Nera in Rogue One: a Star wars story di Gareth Edwards, si è arrivati al punto di regalare al buon Han un lungometraggio tutto suo, inscenandone gli inizi e calando nei suoi panni il poco noto Alden Ehrenreich (Blue Jasmine di Woody Allen e Ave, Cesare! dei fratelli Coen nel curriculum).

Al timone di regia Ron Howard, che, aggiudicatosi il premio Oscar grazie a A beautiful mind, risulta essere il primo regista vincitore di un Academy Award alla guida di un film della saga Star wars.

La trama, ovviamente, prende il via in una galassia lontana lontana, dove, tra le stelle dell’universo, in mezzo alle varie specie di popolazioni che popolano le miriadi di pianeti, Han scorrazza insieme all’amata Qi’ra incarnata da Emilia Clarke, di colpo in colpo, nel tentativo di arricchirsi pienamente.

In fuga dalle flotte imperiali, però, si trova a dover intraprendere un lungo percorso durante il quale, rimediato il cognome Solo, fa la conoscenza di diversi alleati, dal ladro Beckett dalle fattezze di Woody Harrelson alla sua donna Val con quelle di Thandie Newton, più il wookie Chewbacca alias Joonas Suotamo e il furfante Lando Calrissian, ovvero Donald Glover.

Tutti insieme cercano di portare a compimento un furto di inestimabile valore, affrontando addirittura le ire del malvagio Dryden Vos, cui concede anima e corpo Paul Bettany.

Considerando i non pochi problemi di lavorazione (prima che Howard ne prendesse la direzione, alla regia vi erano Phil Lord e Christopher Miller, autori di The Lego Movie), Solo: A Star wars story aveva lasciato presagire risultati disastrosi che, fortunatamente, non si sono rivelati tali.

Questo nuovo tassello della saga stellare creata da George Lucas è un godibile prodotto fantascientifico ricco di azione e spettacolo, con i suoi caratteri ben gestiti e grande rispetto nei confronti del materiale d’origine.

Era lecito immaginare una sorta di versione “stellare” dell’operazione Guardiani della Galassia, invece non vi è nulla di esplicitamente ironico e tutto rimane su un livello d’intrattenimento ben calibrato, che si tratti di humour o di azione.

Inoltre i fan irriducibili della serie potranno trovare qui serviti diversi riferimenti e racconti che spesso hanno sentito citare nel corso dei vari capitoli del franchise, dalla partita a carte che porta il Millennium Falcon a Solo al primo incontro tra quest’ultimo e il già citato Chewbacca; mentre il buon Howard azzarda strizzate d’occhio al suo cinema e, contemporaneamente, a quello di Star wars (le apparizioni cult del fratello Clint Howard e dell’attore nano Warwick Davis, protagonista di Willow, nonché ewok ne Il ritorno dello jedi).

Certo Ehrenreich non è probabilmente il tipo di interprete in grado di mantenere alto l’interesse di un personaggio del genere, non come lo fece un altrettanto, allora, improbabile Ford, ma ciò non impedisce a Solo: A Star wars story di guadagnarsi la qualifica di godibile fanta-movie tutto da vedere… oltretutto sceneggiato dal Lawrence Kasdan – qui affiancato dal figlio Jonathan – al servizio della serie stellare fin dai tempi de L’impero colpisce ancora.

 

 

Mirko Lomuscio