UMBERTO LENZI: IL RICORDO DI LUIGI PASTORE

Incontrai Umberto Lenzi nel 2009 per la prima volta, proprio durante questo periodo autunnale. Eravamo ad una rassegna cinematografica romana dove veniva proiettato il mio primo film COME UNA CRISALIDE, così mi avvicinai per presentarmi e ingenuamente lo invitai alla proiezione. Lui mi guardò con aria severa e mi chiese: «E’ quel film in cui recita Antonio Tentori?», risposi di sì con entusiasmo e lui replicò «Un ottimo motivo per non vederlo allora!» e andò via, ridacchiando sadicamente.

Quello fu il primo incontro con uno dei leoni più feroci del cinema di genere italiano, pronto a distruggerti con mezza parola o a rimproverarti al minimo sbaglio.

Rimasi basito dalla risposta e, naturalmente, mi confidai con il buon Antonio che si meravigliò a sua volta per quella affermazione burbera e senza alcuna spiegazione. Ma io, testardo e anche un po’ masochista, non mi rassegnai e continuai a cercarlo fino ad ottenere un appuntamento al bar sotto casa sua dove finalmente iniziai a capire prima l’uomo, poi lo scrittore e infine il regista.

Mi confidò che in quel periodo della sua vita era più interessato a scrivere romanzi e che con il cinema ormai viveva un rapporto conflittuale di odio e amore, forse più odio che amore, poiché si sentiva tradito e anche un po’ abbandonato.

Nella foto: Tentori, Lenzi Pastore e Stivaletti

Soffriva di quella strana forma di gelosia di cui soffrono molti registi autoriali, che vorrebbero i propri amici e collaboratori sempre e solo per sé, anche fuori dal set.

Perché il cinema, come mi disse una volta il produttore Claudio Mancini, è il più bel gioco di ruolo dove è il regista a decidere con chi giocare ma che prima o poi, come tutti i bei giochi di questo mondo, è destinato a finire.

Ed era questo che a Lenzi proprio non andava giù, il fatto di non avere più quel piccolo esercito di amici e collaboratori di cui si circondava quando girava i suoi film, quando gridava «Azione!» dietro la macchina da presa e tutto doveva svolgersi secondo la sua visione, senza se e senza ma.

Ricordo ancora con quale entusiasmo mi accolse, qualche tempo dopo, quando ritornai da lui allo stesso bar di Ostia e gli proposi la partecipazione ad un progetto corale, che vedeva riuniti tutti i grandi registi di genere italiano.

Dopo qualche giorno mi consegnò il soggetto del suo episodio intitolato BED&BREAKFAST, una storia di feroci assassini invasati dalla religione cattolica, di cui custodisco gelosamente le dieci cartelle scritte di suo pugno e che si concludono con una bellissima scena finale: “Si trovano di fronte uno spettacolo degno di un girone infernale. Sui loro volti inorriditi si blocca il fotogramma… E INIZANO A SCORRERE I TITOLI DI CODA.”

Quel progetto, purtroppo, non vide mai la luce e ancora una volta mi tocca constatare con amarezza che un altro nome si è aggiunto a quello dei maestri scomparsi.

Pastore e Lenzi

Ho comunque avuto il grande privilegio di riunirli tutti in occasione dell’Italian Horror Fest, tributando loro un doveroso omaggio per i film che hanno realizzato in quell’epica stagione del cinema di genere italiano e di cui tutti noi giovani appassionati dobbiamo solo esserne riconoscenti.

Umberto Lenzi partecipò all’edizione del 2013 e fu proprio Antonio Tentori a presentare insieme a lui il suo ultimo romanzo “Scalera di Sangue”, ricevendo poi il Nettuno d’Argento alla carriera.

Domani andrò a salutare Umberto Lenzi per l’ultima volta e, nonostante la sua fama di persona burbera e scontrosa, nonostante quel primo incontro gelido, nonostante gli innumerevoli cazziatoni che mi sono guadagnato, sono comunque onorato di averlo conosciuto e orgoglioso di quello che mi scrisse, dopo che finalmente lo convinsi a vedere il mio film:  “Caro Luigi, ho visionato il tuo film e voglio esprimerti le mie congratulazioni. E’ coinvolgente, ben scritto, ben diretto, con ottimi effetti di STivaletti. Gli attori sono okay. Sono rimasto piacevolmente sorpreso. Bravo!

Se non tu, Tentori avrà senz’ altro visto L’OCCHIO CHE UCCIDE e anche il mio INCUBO SULLA CITTA’ CONTAMINATA, dove c’ è l’omicidio di un prete in chiesa con un attrezzo sacro. Sinceramente il tuo film non sembra fatto con un budget ridotto e a mio parere meriterebbe una diffusione nelle sale. Ciao a presto, Umberto“.

Luigi Pastore

Per chi non avesse ancora visto i suoi film ecco uno dei suoi horror più famosi INCUBO SULLA CITTA’ CONTAMINATA