Un poker di titoli per riscoprire in dvd il Carlo Verdone più intimista

Considerato uno dei più grandi eredi della Commedia Italiana che fu, ovvero quella nata nel periodo a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Carlo Verdone è riuscito a ritagliarsi un posto nel cuore di milioni di italiani grazie al proprio talento di attore poliedrico e alla sua precisa narrativa registica, dimostrandosi capace di eguagliare i grandi nomi del nostro panorama.

Romano cresciuto nei quartieri trasteverini della Città eterna, Verdone ha messo in piedi una filmografia ricca di personaggi singolari, non molto lontani dalla realtà che viviamo tutti i giorni.

Tic, vizi e lazzi dell’italiano medio, ricostruiti alla perfezione nella lunga carriera di questo animale da spettacolo, prima esibiti nei teatri off, poi nella trasmissione televisiva Non Stop e, infine, primeggiando nelle pellicole da lui stesso dirette (se escludiamo escursioni in opere altrui come 7 chili in 7 giorni del fratello Luca e Grand Hotel Excelsior di Castellano e Pipolo), da Un sacco bello in poi.

Attingendo dal suo curriculum dietro la macchina da presa ed evitando i lavori fin troppo celebrati, abbiamo selezionato un poker di titoli tra quelli editi in dvd da CG Entertainment (www.cgentertainment.it) in modo da riscoprire il Verdone maggiormente intimista, ovvero quello meno dedito alla gag macchietta e alla battuta facile.

 

Io e mia sorella (1987)

Sposato alla bella Serena (Elena Sofia Ricci), il concertista e suonatore di oboe Carlo (Verdone) vede improvvisamente venire a mancare l’anziana madre che, sul letto di morte, si è augurata di poter rivedere anche sua figlia Silvia (Ornella Muti).

E quest’ultima si presenta al funerale agli occhi del fratello, tra ripicche sentimentali e rancori vari, dando inizio a nuove complicazioni che lo travolgono, facendolo arrivare addirittura in Ungheria per lei, ma anche lasciando emergere la maniera in cui, più si odiano, più ricordano cosa è che lega l’uno l’altra.

Quindi, usando il proprio nome per il protagonista e quello della sorella Silvia per il ruolo della Muti, qui in una delle sue migliori interpretazioni, Verdone realizza una commedia ricca di malinconica ironia, come gli è solito fare, scrutando un rapporto familiare tra colpi di amarezza e leggerezza con fare da vero artista, attorniandosi di comprimari notevoli.

Perché, oltre alla già citata Ornella nazionale, abbiamo Galeazzo Benti, Tomas Arana e Mariangela Giordano, tutti al servizio di un’opera che si aggiudicò i David di Donatello per la migliore sceneggiatura (di Verdone, Leo Benvenuti e Piero De Bernardi) e la miglior attrice non protagonista (la Ricci) e che viene arricchita nel supporto dvd da un dietro le quinte dell’epoca della durata di quindici minuti e dalle biografie di Verdone, della Muti e della Ricci.

 

Il bambino e il poliziotto (1989)

Non nuovo al ruolo di uomo della legge, considerando che lo interpretò già ne I due carabinieri, Verdone replicò alla fine degli anni Ottanta l’esperienza mettendo mano a questa storia in cui interpreta il commissario di polizia Carlo Vinciguerra, che si trova a avere a che fare con il figlio di una pregiudicata, da lui arrestata per un traffico di droga.

Il piccolo si chiama Giulio (Federico Rizzo) e, secondo la legge, è Vinciguerra stesso che deve prendersene cura, tenendolo in custodia nella propria casa, finché la madre Rosanna Clerici (Adriana Franceschi) non sconterà la pena in carcere.

Da un soggetto di Leo Benvenuti e Piero De Bernardi scritto appositamente per Luigi Comencini, Verdone si appropriò di questa idea sviluppandola insieme ai due sceneggiatori e tirando su una pellicola che, tra commedia e poliziesco, cerca di tenere testa alla moda dell’epoca, la quale voleva gli uomini di legge protagonisti di action movie dal sapor leggero.

Chiaramente, Verdone tende a guardare più al lato intimista della trama, sviluppando il rapporto tra il protagonista e il ragazzino – interpretato da un peperino Rizzo – nel miglior dei modi, accrescendo lo spirito leggero che consegue dalla visione.

Nel cast, inoltre, vanno segnalate le presenze di Isabella De Bernardi, già al cospetto di Verdone in Un sacco bello, Luigi Petrucci (Postiglione di Compagni di scuola) e Barbara Cupisti, nota ai più per i suoi fasti horror al cospetto di Michele Soavi (Deliria, La chiesa, Dellamorte Dellamore) e qui nei panni della ragazza di Vinciguerra.

Biografie di Verdone, Rizzo e la Cupisti nel comparto extra.

 

Sono pazzo di Iris Blond (1996)

È ormai nota a molti la passione di Verdone per la musica, soprattutto a causa della sua tendenza a seguire qualsiasi gruppo appartenente al periodo anni Settanta in particolare.

Passione che non poteva che essere esternata tramite un film tutto suo, in quanto qui il regista-attore veste i panni di Romeo, musicista melodico che, mollato in tronco dalla fidanzata e dall’altro componente della band in cui suona, si mette in proprio esibendosi sulle navi da crociera, dove, proprio come gli ha predetto una veggente napoletana, si innamora di una donna con il nome di un fiore: l’attempata Marguerite (Andrea Ferreol), cantante francese con la quale arriva a formare un duo di successo.

Con il trascorrere del tempo, però, Romeo si rende conto del fatto che, in verità, non è lei la donna della sua vita e, entrando in fast food, conosce la bella cameriera Iris (Gerini), ragazza con notevoli doti canore.

Dopo il successo di Viaggi di nozze, Verdone decide di duettare nuovamente con la Gerini, avendone carpito appieno, in quel film, il lato ironico e sensuale allo stesso tempo.

Con quest’opera, quindi, completa il lavoro costruendo su entrambi dei ruoli su misura, sullo sfondo di una complicata storia d’amore ricca di sfaccettature e bocconi amari.

E, ovviamente, c’è la musica, qui rappresentata dalle performance di Romeo e Iris, in arte Iris Blond and the Freezer, con tanto di comparsata d’eccezione di Mino Reitano nel ruolo di se stesso.

Biografie di Verdone e della Gerini nella sezione riservata ai contenuti speciali.

 

C’era un cinese in coma (1999)

Quando Verdone guarda al cinema di Woody Allen, mettendo in scena la propria versione di Broadway Danny Rose, in cui l’autore romano interpreta l’impresario Ercole Preziosi, uomo dalle mille risorse che non si lascia battere mai dalle discordie della sua professione.

Una sera, messo con le spalle al muro per l’assenza del suo comico di punta, decide di far esibire il proprio autista, Nicola (Beppe Fiorello), il quale sembra avere la presenza giusta e la battuta fulminante.

La scelta si dimostra essere vincente e quest’ultimo comincia un’ascesa verso il successo che arricchisce sia lui che Ercole stesso; anche se la vetta della gloria trasforma totalmente la situazione, facendo diventare Nicola una persona poco raccomandabile e irrispettosa nei confronti del suo impresario.

Lo sguardo amaro tipico del cinema di Verdone prende qui una piega totale, aleggiando perennemente nella trama di questa storia fatta di ambizioni deleterie che portano a trasformare l’essere umano in peggio davanti al successo.

Ovviamente, gran parte della sua riuscita è dovuta alla performance del Carlo nazionale, che qui trova in Fiorello un comprimario all’altezza della situazione, capace di sfumature malinconiche soprattutto nei momenti più toccanti.

Making of di cinque minuti e un trailer nel comparto extra.

Mirko Lomuscio