10 giorni senza mamma: a casa con De Luigi

Ricordate il Mister mamma che, firmato nel 1983 da Stan Dragoti vide un improvvisamente licenziato Michael Keaton trovarsi a dover accudire i tre piccoli figli in casa mentre la moglie, invece, faceva carriera sul posto di lavoro?

Sotto la regia dell’Alessandro Genovesi che già lo aveva diretto, tra gli altri, nel dittico costituito da La peggior settimana della mia vita e Il peggior Natale della mia vita, in 10 giorni senza mamma Fabio De Luigi finisce in una situazione analoga, in quanto la consorte Valentina Lodovini decide di partire per dieci giorni di vacanza, obbligandolo a fare il “mammo” a tempo pieno nonostante sia professionalmente più che impegnato.

Ma, mentre lo vediamo alle prese con la ribelle tredicenne in pieno sviluppo ormonale e sentimentale Angelica Elli, con il furbo e sempre pronto ad attuare non troppo innocui scherzi Matteo Castellucci, di dieci anni, e con la piccola Bianca Usai, di appena due, non è la commedia keatoniana quella cui l’operazione fa riferimento, bensì la commedia argentina Mamá se fue de viajie, realizzata nel 2017 da Ariel Winograd.

Commedia di cui, appunto, il film di Genovesi intende essere un rifacimento tricolore, tirando in ballo anche una sorta di Mary Poppins nostrana dalle fattezze di una Diana Del Bufalo cacciata dal posto in cui lavorava perché sorpresa a rubare delle viti a farfalla.

Perché, con inclusi nel cast anche Antonio Catania e Niccolò Senni, si parla anche di precariato e di contratto a tempo indeterminato e determinato nel corso della oltre ora e mezza di visione che, a causa di un imprevisto, vedono il protagonista, inoltre, perdere parte dei denti e ritrovarsi fornito di una buffa parlata.

Man mano che l’abbondanza di sequenze ambientate in interni e l’ampio ricorso a campi stretti e riprese eseguite tramite macchina a mano lasciano tranquillamente intuire l’economia dell’insieme, non privo neppure di momenti da comicità demenziale a stelle e strisce (si pensi all’esplosione in ufficio).

Un aspetto, quest’ultimo, volto con ogni probabilità ad indirizzare maggiormente 10 giorni senza mamma verso il pubblico dei bambini, ma che risulta soltanto fuori luogo, penalizzando in maniera ulteriore un elaborato che sembra quasi procedere per inerzia, per quanto fiacco dal punto di vista narrativo e, soprattutto, incapace di strappare risate.   

 

 

Francesco Lomuscio