Da master in alta definzione arriva in dvd La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi

Quando, verso la fine degli anni Ottanta, si attendeva magari con enorme aspettativa il nuovo lavoro del grande regista Ermanno Olmi, nessuno avrebbe immaginato che la creatività di questo artista potesse puntare lo sguardo verso uno scritto di Joseph Roth: La leggenda del santo bevitore, datato 1939.

Eppure, nel 1988 l’autore de L’albero degli zoccoli arrivò nelle sale cinematografiche con questa importante produzione, sorretto dai Cecchi Gori e sfoggiando un cast internazionale.

Ne è protagonista un insolito Rutger Hauer (dopo il rifiuto di Robert De Niro, il quale non credeva molto al progetto), all’epoca reduce da ruoli ben diversi come quello del serial killer di The hitcher – La lunga strada della paura, nei panni di Andreas, ex minatore senzatetto che girovaga tra le strade di Parigi nel 1934, privo di meta e dormendo dove capita. Finché un giorno incontra un uomo ben vestito (Anthony Quayle), il quale gli dona duecento franchi; e Andreas, uomo d’onore, intende però sdebitarsi. Quindi, per poter restituire la somma, gli viene chiesto di portare quei soldi nella chiesa di Battignolles, in onore della piccola Santa Térèse. Ma, nonostante sia un accanito bevitore, farà di tutto per restituire il denaro, man mano che diversi ostacoli esistenziali si porranno sulla sua strada nel corso delle giornate a venire.

Con un occhio da maestro che scruta tra le strade di una Parigi a tratti magica, a tratti misteriosa, Olmi ci regala un gioiello di poesia narrativa che è cosa assai rara nel nostro cinema. La leggenda del santo bevitore è un lungometraggio che vive di fascino neorealista, mostrando tutto il fascino dei luoghi più nascosti e delle persone più impensabili.

Utilizzando un Hauer in parte che ricorre ad una sua malinconica mimica nel caratterizzare il proprio Andreas, il buon Olmi ci guida in questo racconto che parla di uomini e di una città affascinante come Parigi, scandendo un ritmo pacato che aiuta non poco l’economica del film in sé.

Accompagnata da un’ammaliante musica di repertorio che raccoglie anche pezzi di Igor’ Fëdorovič Stravinskij, La leggenda del santo bevitore è quindi ancora oggi, a distanza di oltre trent’anni dalla sua uscita in sala, un’opera che colpisce per sincerità, per bellezza, per come ricostruisce un ambiente così veritiero grazie al sapiente utilizzo di una splendida fotografia a cura del grande Dante Spinotti, viva e calorosa in determinati punti, fredda e secca nel resto del trainante racconto.

Vincitore del Leone d’oro al Festival di Venezia del 1988, nonché di quattro David di Donatello (miglior film, miglior regia, miglior fotografia, miglior montaggio) e di due Nastri d’argento (regista del miglior film, miglior sceneggiatura).

Edito in dvd, da master in alta definizione, grazie a Mustang Entertainment (www.cgentertainment.it), accompagnato da sezione extra costituita da venticinque minuti di intervista al critico cinematografico Tullio Kezich (autore dello script insieme allo stesso Olmi) e sette di conversazione con il regista teatrale Pietro Maccarinelli.

 

Mirko Lomuscio