22 Luglio: l’attentato di Utoya secondo Paul Greengrass

Dopo il successo alla sessantottesima Berlinale di Utoya, 22. Juli del norvegese Erik Poppe (vera e propria sorpresa del festival), ecco una nuova versione dei fatti con 22 Luglio, diretto da Paul Greengrass e tratto dal libro Uno di noi – La storia di Anders Breivik di Asne Seierstad.

Pur trattando lo stesso argomento del citato film precedente, ciò che qui viene messo in scena è, di fatto, qualcosa di completamente diverso. Ma andiamo per gradi.

Viljar (Jonas Strand Gravli) e suo fratello minore Torje (Isak Bakli Aglen) si trovano, insieme a molti altri giovani, sull’isola di Utoya, nelle vicinanze di Oslo, al fine di prendere parte a un seminario organizzato dal Governo. In seguito all’esplosione di un’auto nei pressi degli uffici del Presidente del Consiglio a Oslo, un uomo vestito da poliziotto giunge sull’isola con il pretesto di garantire la sicurezza dei presenti. Non appena giunto a Utoya, però, inizia a sparare all’impazzata contro i giovani lì riuniti, uccidendone settantasette e ferendone a centinaia.

A differenza di quanto ha fatto Erik Poppe (mettendo in scena l’attentato con un piano sequenza lungo settanta minuti), ciò che il regista della saga di Jason Bourne ha voluto raccontare per immagini è, più che altro, la volontà di un paese come la Norvegia di rialzarsi dopo un colpo così duro e l’unità dello stesso popolo norvegese nell’affrontare le tragedie.

Così, i personaggi del giovane Viljar (miracolosamente sopravvissuto all’attentato, anche se fortemente provato nel fisico e nello spirito) e dell’altrettanto giovane attentatore Anders Breivik (Anders Danielsen Lie) vengono costantemente messi a confronto, con frequenti montaggi alternati a mostrarci il percorso di entrambi dopo la sparatoria, in una riuscita messa in scena della lotta tra il Bene e il Male. Allo stesso modo, Viljar si fa simbolo della nazione: duramente colpito, ma pronto a risollevarsi con coraggio e a tornare il prima possibile a una vita normale, pur non dimenticando la tragedia accaduta.

Classico e scorrevole nella messa in scena, 22 Luglio di Greengrass è un prodotto più che dignitoso, in grado di coinvolgere lo spettatore fin dai primi minuti e con importanti contenuti simbolici. Pur essendo, tuttavia, di mordente nettamente inferiore rispetto all’opera di Poppe.

 

 

Marina Pavido