47 metri: Uncaged, un incubo acquatico per le figlie di Jamie Foxx e Sylvester Stallone

A due anni da 47 metri, che nel 2017 inscenò la dura lotta per la sopravvivenza intrapresa da due sorelle rinchiuse all’interno di una gabbia durante un’immersione nelle acque del Messico infestate da pescecani, il britannico Johannes Roberts – autore di mediocri b-movie quali Darkhunters e Forest of the damned e del riuscito sequel The strangers: Prey at night – concretizza il secondo capitolo 47 metri: Uncaged, disponibile sulle principali piattaforme streaming a partire dal 24 Luglio 2020 e che, però , si distacca totalmente dal precedente.

Se in quel primo caso, infatti, si guardava in maniera evidente a survival movie quali Open water di Chris Kentis e Paradise beach – Dentro l’incubo di Jaume Collet-Serra, qui si tende maggiormente a strizzare l’occhio al pubblico dei teenager tirando in ballo due sorelle adolescenti interpretate dalla Sophie Nélisse di Storia di una ladra di libri e dalla Corinne Foxx figlia del vincitore del premio Oscar Jamie.

La prima bullizzata dalle compagne di scuola, la seconda affiancata dalle sue migliori amiche, dai volti di Sistine Stallone (indovinate chi è il papà?) e della televisiva Brianne Tju, durante un tour guidato a largo dello Yucatan su un’imbarcazione dal fondo di vetro decidono di staccarsi dal gruppo per avventurarsi nelle grotte sotterranee in cui si nascondono antiche rovine azteche.

E, chiaramente, una volta sfruttato il tempo necessario alla presentazione del quartetto e superata la prima mezz’ora di montaggio tempestata di tanto splendide quanto affascinanti bellezze naturali, Roberts gli scaglia contro uno squalo albino il cui unico interesse è, come c’era da aspettarsi, sgranocchiare la fauna umana che incrocia sul proprio percorso.

Quindi, sebbene stavolta risulti assente l’elemento di impedimento rappresentato nel capostipite dalla citata gabbia e si tenda a privilegiare un certo clima avventuroso, 47 metri: Uncaged non dimentica in ogni caso la claustrofobia, garantita dal ristretto campo d’azione in cui si consuma il nuovo gioco del gatto (o dello squalo) e i topi.

Ma, anziché concentrarsi sull’unica situazione destinata a far salire progressivamente la suspense, tende ad abbracciare gli stilemi dello slasher movie attraverso l’entrata in scena di personaggi destinati, ovviamente, a fare da vittime sacrificali tipiche del filone.

Con la monotonia che, nonostante l’abbondanza di movimento, rischia comunque di occultare la tensione nel corso della circa ora e mezza di visione, facilmente propensa a ricorrere agli stilemi classici del genere – a cominciare dalle fauci pronte a fare più volte la loro improvvisa entrata in scena come avviene dai tempi seventies de Lo squalo di Steven Spielberg – per approdare all’abbondanza di colpi di scena dispensati dalla esagerata fase conclusiva

Colpi di scena alla palese ricerca della spettacolarità e che, di conseguenza, come tutto ciò che abbiamo elencato provvedono a rendere 47 metri: Uncaged un non esaltante ma neppure bocciabile shark movie capace di regalare sufficienti dosi di intrattenimento se sapete stare al gioco, senza prendervi troppo sul serio.

 

 

Francesco Lomuscio