Malattie, diagnosi, traumi, aspetti psicologici e situazioni cliniche sono sempre più presenti in
romanzi e racconti. Inserire elementi medici realistici può rendere una storia più credibile e
coinvolgente, evitando errori che rischiano di interrompere l’immersione del lettore. In questa
intervista Lorenzo Cristallini, medico, poeta e paroliere, racconta il rapporto tra medicina e scrittura
e l’importanza di un supporto professionale per chi costruisce storie.
Dottor Cristallini, come nasce il Suo percorso tra medicina e scrittura?
La medicina rappresenta la mia parte razionale, ma anche quella necessaria ad avere in
tavola il “pane quotidiano”, mentre la scrittura e la poesia mi permettono di evadere dalle
miserie e dalle amarezze che ogni giorno sono costretto ad affrontare, mi aiutano a sfuggire
a quel “guaio” che ogni mattina si alza un’ora prima di me e mi attende ad ogni sorgere del
sole. Razionalizzando la mia anima artistica e liberando quella razionale dalle tante
sovrastrutture che tendono a soffocarla si arriva al mio percorso che si snoda tra il rigore
scientifico e la libertà dell’arte.
Quando ha capito che la Sua esperienza medica poteva diventare un supporto utile per
gli scrittori?
In diverse serie TV e in parecchi libri ho potuto osservare come la realtà medica sia spesso
rappresentata in modo non corretto compromettendo il realismo della trama. Storie
ambientate in un contesto italiano raccontate con dettagli tipici ed esclusivi dei paesi
anglosassoni e linguaggio tecnico di sovente impiegato senza contezza del suo reale
significato nell’ambito medico sono solo due tra i tanti motivi che mi hanno fatto sobbalzare
sulla sedia. Il mio potrebbe sembrare un eccesso di puntiglio, ma non è così. Leggere o
ascoltare dialoghi in cui un personaggio (medico o infermiere) usa termini impropri o in
modo scorretto lo trovo molto deleterio non soltanto per la trama, ma anche per chi scrive
che, mostrando di affrontare nella sua opera una materia che non padroneggia, può vedere
minata la sua credibilità. In conseguenza di quanto esposto finora ho ritenuto opportuno
mettere a disposizione degli scrittori la mia professionalità di clinico per aiutarli a colmare,
per quanto sia possibile, le loro lacune in campo medico al fine di rendere le loro storie
almeno verosimili e prive di errori marchiani.
Quanto conta il realismo medico all’interno di un romanzo?
Dipende dal tipo di opera che lo scrittore intende realizzare. Se parliamo di un qualcosa di
pura finzione o di fantascienza il realismo può tranquillamente essere messo da parte. Al
contrario se la storia è ambientata nel mondo reale, quello di tutti i giorni, e vuole essere
vista come uno spaccato di ciò che avviene o può avvenire nella realtà il realismo è
fondamentale perché altrimenti si rischia di “ingannare” il lettore e questo inganno può
portarlo anche a dare un giudizio negativo sullo scrittore. È vero che spesso la realtà finisce
per superare anche la fantasia dello scrittore più creativo, ma quando si intende scrivere un
qualcosa ispirato a quello che ognuno di noi può potenzialmente vedere o vivere ogni giorno
a mio giudizio è mandatorio basarsi su solide basi scientifiche e avere una bibliografia di
riferimento attendibile da cui partire.
Quali errori trova più spesso nei libri che affrontano temi medici?
Di sovente, termini medici, spesso proprio l’A-B-C del linguaggio di un clinico, sono usati a
sproposito e con un significato che non corrisponde a quello reale in ambito medico.
Molto spesso, inoltre, non c’è sufficiente plausibilità scientifica o temporale oppure un reale
rapporto causa-effetto quando si descrivono esordi di patologie o guarigioni ai limiti del
sovrannaturale.
Altro errore è quello di inserire nella trama “clinici tuttologi” che spesso sono capaci di
diagnosticare e curare quadri clinici estremamente complessi, quasi sempre “esotici” o
sconosciuti ai più per creare il “colpo ad effetto”, senza i mezzi che nella realtà sarebbero
assolutamente necessari.
Se alcune licenze narrative possono funzionare ambientando la storia negli Stati Uniti
certamente rendono la trama quasi ridicola se il contesto è quello italiano.
È anche importante sottolineare che le procedure mediche e chirurgiche talvolta sono
descritte con errori marchiani. Se fossero realmente eseguite come raccontate nei libri molto
spesso porterebbero non solo alla morte del paziente ma anche a problematiche medico-
legali per chi le ha eseguite.
Ritengo anche necessario sottolineare che di sovente, per non annoiare il lettore, lo scrittore
nella sua opera ignora tutta la parte burocratica che nella realtà è il “pane quotidiano” di
ogni clinico.
Quanto può incidere un dettaglio clinico poco realistico sulla credibilità di una storia?
Dipende da quanto lo scrittore vuole ingannare il lettore, da quanto vuole scrivere una bella
storia ispirata alla realtà e da quanto chi scrive vuol far vedere che non conosce la materia di
cui parla. Spesso anche un solo dettaglio può compromettere la fiducia che il lettore ha nello
scrittore e minare in modo significativo la credibilità di quanto narrato. Ovviamente è
importante anche capire quale sia il tipo di lettore che si avvicina alla storia. Se è un lettore
che si “beve” di tutto allora quel dettaglio non ha importanza, ma se il lettore invece ha un
livello culturale elevato e segue la storia con cognizione di causa allora quel dettaglio poco
realistico potrebbe anche fargli abbandonare la lettura di quel libro.
Ci sono aspetti della medicina che vengono rappresentati in modo poco accurato nella
narrativa o nel cinema?
L’elenco sarebbe molto lungo, ma certamente merita di essere sottolineata l’assenza di
verosimiglianza di molte situazioni narrate. La burocrazia che quotidianamente soffoca
l’attività clinica è quasi sempre tralasciata perché, ovviamente, annoia il lettore o lo
spettatore. Merita poi un cenno a parte quella che è la rappresentazione fisica e psicologica
dei medici data dal cinema o dai libri che di sovente è distante dalla realtà.
Come si può trovare un equilibrio tra precisione scientifica e libertà narrativa?
L’equilibrio può essere trovato, a mio parere, solo padroneggiando meglio la materia con
l’aiuto di consulenti tecnici. Un racconto o un romanzo sono chiaramente finzione e quindi è
giusto che non siano totalmente fedeli alla realtà, perché altrimenti sarebbe più una cronaca,
ma un certo grado di rigore scientifico deve sempre essere mantenuto quando si vuole
scrivere un qualcosa di verosimile. Credo che soltanto un “addetto ai lavori” possa dare le
giuste indicazioni ad uno scrittore o ad uno sceneggiatore su quanto potersi distaccare dal
realismo puro e crudo senza però cadere nell’inverosimile. Poiché spesso la realtà può
superare la fantasia, si può scrivere qualcosa che stupisca il lettore o lo spettatore ma poi la
spiegazione di quanto accaduto deve essere sempre almeno plausibile. È proprio questa una
delle situazioni in cui il ruolo del consulente medico può essere fondamentale.
Una consulenza medica può aiutare anche a sviluppare nuovi spunti narrativi?
Personalmente credo che la consulenza di un “addetto ai lavori” possa sempre aiutare lo
scrittore non solo nei dettagli tecnici, ma anche nel suggerirgli nuovi e diversi ambiti da
esplorare con la narrazione. Può infatti accadere che chi scrive non si addentri in alcune
situazioni narrative perché non è a conoscenza della loro esistenza o perché sente di non
essere in grado di gestirle. Il consulente con il suo intervento può quindi anche aprire nuove
prospettive allo scrittore e fargli conoscere cose nuove da cui poter poi sviluppare nuove
trame.
Quale consiglio darebbe agli autori che vogliono inserire elementi medici nelle proprie
opere?
Come in ogni ambito la preparazione è fondamentale al pari della scelta delle giuste fonti (valide e
validate scientificamente) da cui trarre le informazioni. A questo proposito è importante sottolineare
come spesso il livello culturale dello scrittore non sia tale da consentirgli di poter trovare e capire da
solo le informazioni di cui ha bisogno. Proprio per questo il mio consiglio è quello di farsi sempre
aiutare da un professionista che padroneggia la materia che possa trovare le fonti più giuste per lo
scrittore e renderle facilmente comprensibili in modo che possa costruire correttamente le parti della
trama caratterizzate da dettagli tecnici. A mio giudizio un buon consulente tecnico deve essere
preparato e bravo nel fornire suggerimenti, senza però imporre il proprio punto di vista perché è
sempre e solo lo scrittore che deve avere l’ultima parola.
