Autore, tra l’altro, di Salsa rosa, L’amore nuoce gravemente alla salute e Reinas – Il matrimonio che mancava, il madrileno Manuel Gómez Pereira si basa sull’opera teatrale La cena dei generali di José Luis Alonso de Santos per mettere in piedi A cena con il dittatore.

Una commedia trasudante satira politica dedicata all’inizio di una sanguinosa dittatura che ebbe fine solo nel 1975, quando Juan Carlos, diventando Re, riportò nel Paese la democrazia.

È dunque uno dei periodi più bui della Spagna a fare da fulcro alla oltre ora e quaranta di visione immersa nel 1939 a Madrid, dove il Tenente Medina interpretato da Mario Casas, ufficiale agli ordini di Francisco Franco, ovvero Xavi Francés, irrompe nel lussuoso hotel Palace con l’intenzione di organizzare lì una cena per festeggiare la vittoria della guerra civile per il Caudillo e i suoi generali; senza sapere, però, che la struttura in questione è ancora un ospedale improvvisato, essendo passate soltanto due settimane dalla fine delle ostilità. Ma, anche a causa dell’intransigenza del suo superiore Alonso incarnato da Asier Etxeandia, il maître del Palace Genaro Palazón, nei cui panni troviamo Alberto San Juan, è costretto ad accettare, riuscendo comunque a dettare alcune condizioni grazie alle sue abilità di mediatore. Quindi, essendo i migliori chef del Paese dei prigionieri repubblicani prossimi alla condanna per essere stati nemici di Francisco Franco, quale occasione migliore per liberarli almeno un giorno fuggendo dal posto mentre i generali sono occupati a mangiare le loro prelibatezze e cercare, magari, la salvezza completa?

Da qui, con tanto di immancabili imprevisti A cena con il dittatore si concretizza in una commedia ricca di equivoci e non priva di momenti slapstick che non può fare a meno di suggerire una certa influenza proveniente dal cult stalloniano Fuga per la vittoria diretto nel 1981 da John Huston, sebbene Manuel Gómez Pereira dichiari di essersi ispirato allo stile di cineasti quali Billy Wilder, Ernst Lubitsch, Woody Allen e perfino i nostri Federico Federico Fellini, Dino Risi, Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Tra amore, colpi di scena e, ovviamente, risate, Genaro – che, oltre ad essere monarchico, è più neutrale rispetto agli altri – cerca di far ragionare come meglio può ambedue le opposizioni; man mano che, al di là del divertimento, lo spettatore finisce anche per provare un certo appetito dinanzi ai numerosi piatti iberici sfoggiati sullo schermo. Ma con la consapevolezza che A cena con il dittatore non si riduce banalmente ad una satira in fotogrammi nei confronti del Franchismo, in quanto ci ricorda che quella è stata veramente una guerra civile in cui gli spagnoli si sono realmente odiati a vicenda e che anche la fazione repubblicana ha avuto le sue colpe, a cominciare dai tanti casi di repressione ai danni dei cristiani.

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