Allieva di Ugo Pirro e sceneggiatrice per la serie tv Don Matteo, Mariella Sellitti firma lo script di A pranzo la domenica, ma, al contempo, esordisce dietro alla macchina da presa con un film corale che porta in scena tematiche attuali affrontate in maniera agrodolce, rievocando la migliore tradizione della Commedia italiana.
Dopo la morte di sua madre a causa di una lunga malattia, Adele, interpretata da Lorenza Indovina e che l’ha accudita per vent’anni, non ha un’occupazione, non un ruolo in società e, soprattutto, non ha soldi propri. I due fratelli, incarnati da Tony Laudadio e Antonio Serrano, hanno premura di vendere la casa senza curarsi troppo delle sorti di Adele.

Il film è ambientato in una cittadina di provincia e mette in risalto ancor di più il tema dell’indifferenza in un luogo dove le persone credono di conoscersi, ma nessuno ti vede davvero. Adele incarna una donna che si fida dei fratelli, ma non si arrende, cercando di mettersi in gioco nel mondo del lavoro. Ha più di cinquant’anni e si accorge presto che il mercato dell’occupazione è crudele, come anche le relazioni sociali per le quali dimostra di non essere portata. Con la casa in vendita è costretta ad andare a vivere da un’anziana zia che ha il volto di Patrizia Loreti. Mariella Sellitti scandaglia alla perfezione le dinamiche familiari, mettendo in luce una tagliente ipocrisia, e A pranzo la domenica porta in scena una subdola malvagità che si ripete ogni volta come un rituale, nel convivio forzato nel giorno della settimana, in cui vanno santificate le feste. I legami di sangue sono insidiati da quelli coniugali, infatti Adele vedrà i suoi fratelli essere succubi di mogli egoiste e vanagloriose, portate in scena da Fabrizia Sacchi ed Eleonora Pieroni.

Saranno loro a tirare i fili di una messinscena spietata che rievoca appieno la commedia di Eduardo De Filippo, in particolare Natale in casa Cupiello, portando però il cinismo ad un livello superiore. I paralleli non finiscono qui, poiché il film di Mariella Sellitti è ispirato anche al cinema di Pietro Germi, e usa il contesto della provincia per esplorare le contraddizioni, i rapporti sociali e le convenzioni tematiche centrali in capolavori come Divorzio all’italiana e Sedotta e abbandonata. La regista dimostra una spiccata sensibilità nel descrivere la personalità di Adele, e Lorenza Indovina è perfettamente nella parte. Il suo personaggio cambia, assumendo una maggiore consapevolezza e una femminilità ritrovata che da troppo tempo era sopita. L’evento che ne ha dato scaturigine ha un afflato poetico, sospeso tra sogno e realtà, una sorta di emancipazione onirica che però si è fatta carne. La cineasta con A pranzo la domenica riesce inoltre a coniugare tematiche attuali come le persone over 50 che si prendono cura dei genitori malati e anziani, trascurando la propria vita, oggi riconosciute come “Care Giver”.

Mariella Sellitti attraverso Adele racconta che tutti hanno una seconda possibilità, affrontando così il tema della rinascita, dove ogni particolare assume un significato, dai colori degli abiti indossati dalla protagonista fino agli incontri che effettua strada facendo. In particolare, quello con un suo ex fidanzato cui presta il volto Cesare Bocci possiede i contorni di un affresco malinconico, che rivela piccoli segreti destinati ad evidenziare la maniera in cui in una comunità ristretta come quella della cittadina diventi l’abito che gli altri ti hanno cucito addosso. E così A pranzo la domenica è quella commedia corale che col sorriso riesce a raccontare anche d’inganni, di ipocrisie e di cinismo in uno spaccato familiare e sociale che, però, sterza verso il cambiamento che non resta solo un sogno, ma poeticamente si incarna nel reale. Le prove attoriali sono inoltre tutte di alto livello dando lustro alla coralità, ma spicca Lorenza Indovina eclettica e ancora una volta eccezionale. Si percepisce il grande lavoro nel diventare un medium, un ponte dove l’Io dell’attore sparisce per dar libero sfogo alla macchina teatrale, rievocando appieno la concezione artistica e filosofica di Carmelo Bene.

Sembra un progetto davvero interessante, un mix di tradizione e nuovi temi. Mi piace molto l’idea di un film corale con quel tono particolare che descrivi.
Un film molto peculiare che scandaglia dinamiche familiari e sociali con uno spessore rilevante…figlio della migliore tradizione della commedia all’italiana ,è un gioiello assolutamente da non perdere!
Grazie per il commento