Nel 2007 i registi Quentin Tarantino e Robert Rodriguez dirigono rispettivamente i due episodi del progetto comune Grindhouse, che si rifà al cinema dei “doppi spettacoli”, diffuso negli USA negli Anni Settanta (il termine grindhouse si riferisce proprio alle salette dei cinema di provincia dove avvenivano queste proiezioni). Dopo una prima uscita negli Stati Uniti ed in Canada il 6 aprile 2007, in un unico film lungo oltre tre ore, è stato poi distribuito a livello internazionale diviso nei due singoli film, A Prova di Morte, diretto da Tarantino, e Planet Terror, diretto da Rodriguez. L’idea del film “double feature” nasce ai due registi dall’abitudine di Tarantino di organizzare a casa sua doppie proiezioni di classici B-movie, proprio come quelli che si proiettavano nelle grindhouse, di solito di generi quali arti marziali, splatter, slasher, horror, giallo all’italiana, sexploitation, blaxploitation e spaghetti – western, tutti significativamente presenti nei due film della nostra coppia d’assi. Oggi prenderemo in esame l’adrenalinico episodio di Quentin Tarantino, il cui titolo originale è Death Proof, suo sesto lungometraggio, che arriva alcuni anni dopo i due Kill Bill, dai quali mutua non pochi elementi, ed appena un paio d’anni prima di Bastardi senza Gloria.

Un gruppo composto da tre bellissime ragazze gira in macchina per il Texas. Giunte in un locale, trascorrono lì la serata con alcuni amici, ma sono state seguite da un tipo losco che viaggia su una Chevrolet Nova nera con un teschio piratesco disegnato sul cofano. Si tratta di Stuntman Mike, uno stuntman ormai in pensione, misogino ma attratto morbosamente dalle donne giovani, soprattutto dai loro piedi, che si diverte a uccidere barbaramente dopo essercisi trastullato un po’. Ma se spesso riesce a farla franca, non ha ancora incontrato il terzetto composto da Abernathy, Kim e Zoe, che gli daranno del filo da torcere, ribaltando completamente la sua consueta caccia del gatto col topo.

Definito dallo stesso regista “uno slasher senza le caratteristiche dello slasher”, A Prova di Morte è la più genuina incursione di Tarantino nell’horror, anche se certo di horror puro non si può proprio parlare. Death Proof è un film davvero molto violento, ma la violenza è più suggerita che mostrata, e le scene in cui viene esibita sono pochissime, sebbene di enorme impatto visivo. Stuntman Mike è un villain che non sembra tale, un uomo con una profonda cicatrice sul viso che si diverte a frequentare bar e stazioni di servizio seguendo le comitive di belle ragazze, e pare solo un vecchio che fa il provolone con le giovani, ma dietro al suo sorriso bonario e scanzonato c’è un cuore nero che più nero non si può, che atterrisce. Ad interpretarlo un assolutamente perfetto (come sempre del resto!) Kurt Russell, che si vanta di guidare un’auto totalmente a prova di morte, fatta a posta per salvaguardare la vita degli stuntman durante le loro acrobazie, ma con la caratteristica di essere così sicura solo nel lato – guidatore, in quanto l’unico a dover essere usato da una persona in carne ed ossa durante le riprese. Quello che spaventa di lui è l’assoluto cinismo col quale riduce letteralmente in poltiglia le povere ragazze che capitano disgraziatamente davanti al suo mirino, e la capacità di orchestrare così bene i delitti da riuscire sempre a farla franca. O quasi sempre. Se anche in Italia il personaggio di Stuntman Mike risulta affascinante e inquietante al tempo stesso, un plauso va anche al bravissimo attore che lo ha doppiato, Francesco Pannofino. Nel cast si segnalano altri nomi importanti, come ad esempio quello di Rosario Dawson, che si era distinta da poco in filmoni quali Alexander di Oliver Stone (2004) e Sin City di Frank Miller e Robert Rodriguez (2005); Rose McGowan, allora compagna di Rodriguez e protagonista del suo Planet Terror; Zoë Bell, veramente attrice e stuntman neozelandese, esattamente come il suo personaggio nel film, che infatti porta lo stesso nome, fida collaboratrice di Tarantino anche nei film successivi e controfigura di Uma Thurman in Kill Bill; il regista di Hostel Eli Roth, che ritroveremo come attore anche in Bastardi senza Gloria (2009), nel ruolo iconico dell’Orso Ebreo.

La figura femminile ha spesso un forte impatto nei lavori di Tarantino, basti pensare, tra tutti, proprio a Kill Bill, dove non solo la protagonista è la splendida Sposa interpretata da Uma Thurman, ma anche la maggior parte degli antagonisti è composta da donne, dotate di grande personalità e coraggio, pur se impiegato per fare il male. Anche A Prova di Morte è, in fin dei conti, un film dalla parte delle donne, dove alla violenza di genere ed al femminicidio si risponde con altrettanta violenza, provando così ad estirpare il male alla radice. Se il primo gruppo di ragazze è composto più da giovani sprovvedute che giocano a fare le dure, che da vere dure, lo stesso non si può dire di Rosario Dawson and friends, alcune di loro stuntman come il pazzo che le perseguita, e quindi decisamente cazzute ed abituate a rischi e pericoli. Donne – amazzoni che cavalcano la macchina bianca come fosse un fido destriero, le eroine di cui Tarantino è sempre andato fiero.

La regia cerca di riportare la pellicola indietro nel tempo, avvalendosi di zoomate e stacchi improvvisi come avveniva negli Anni Settanta, così come la fotografia, curata per la prima volta dallo stesso Tarantino. Si omaggiano film d’azione come il più volte citato Punto Zero di Richard C. Sarafian (1971) o Convoy – Trincea d’Asfalto di Sam Peckinpah (1978), ma anche gialli all’italiana come i primi di Dario Argento (L’Uccello dalle Piume di Cristallo, 1970; Il Gatto a Nove Code, 1971), di cui si riprendono le splendide colonne sonore di Ennio Morricone ed anche alcune scene emblematiche, tipo il killer che scatta fotografie alle sue vittime designate. Ovviamente gli inseguimenti in auto sono tutti veri, adrenalinici, realizzati grazie all’uso di stuntman professionisti, categoria molto amata dal nostro, lasciando da parte la CGI, che Tarantino non ha mai fatto segreto di amare ben poco. Sebbene da alcuni estimatori del regista del Tennessee sia considerato uno dei suoi film più riusciti, A Prova di Morte fu un insuccesso al botteghino, un vero e proprio flop. Nonostante ciò, Tarantino non si scoraggiò affatto, e lo presentò al Festival di Cannes in una versione inedita che comprende ben 20 minuti di pellicola in più, versione che è poi quella che è stata distribuita in tutta Europa, guadagnandosi la nomination alla Palma d’Oro come Miglior Regista.

Insomma, Tarantino sarà sì un regista pulp, ma fa il suo lavoro con grande mestiere, e, nondimeno, con grandissimo cuore, che si percepisce in ogni fotogramma delle sue pellicole. Come spesso accade nei suoi film, il cineasta permea il tutto di un senso costante d’attesa, costruito anche da lunghi dialoghi talvolta al limite del logorroico, di cui sembra non interessarci nulla, ma che servono, invece, per rendere quella tensione per qualcosa di spaventoso che sta per irrompere con tutta la sua devastante forza nella quotidianità delle ragazze protagoniste, che fino a pochi minuti prima pensavano solo ai ragazzi, alla carriera, alla moda ed alle auto. L’elemento shock, quando arriva, diciamo che ce lo aspettavamo, ma probabilmente non così deflagrante come invece sarà, facendoci trattenere il respiro e restare a bocca aperta per diversi istanti. La storia è semplice, lineare, senza grossi guizzi, ed è proprio il modo del regista di costruirla, elaborarla, e ribaltarla completamente, che rende A Prova di Morte degno di essere visto e gustato fino al midollo, anche solo per godersi la succosa colonna sonora, che è, ovviamente, infarcita di pezzi di rock star Anni Sessanta/Settanta come i T. Rex, i Pacific Gas & Electric, i The Coasters ed Eddie Floyd, che rendono il ritmo del film ottimo ed incalzante.

A Prova di Morte può quindi essere definito un omaggio ai b-movie Anni Settanta provocatorio, colto e visivamente geniale, con colori, rigature, fotografia sgranata, dialoghi interminabili e salti di fotogrammi che riportano proprio a quell’epoca, con iperboli visive assolutamente geniali, in perfetto stile pulp tarantiniano, ma che dietro a tale patinatura nasconde un malcelato messaggio, quello della rivalsa della donna – agnello dall’uomo – lupo, che si affranca dal suo ruolo di vittima per riacquistare la sua totale dignità, un ruolo non più passivo di fronte al desiderio smodato del suo carnefice, ma attivo e desideroso di esplodere in tutta la sua repressa potenza.

Film decisamente avvincente, appassionante, con tanti errori voluti e ricercati ad arte, apparentemente senza capo né coda ma invece con un messaggio femminista ben preciso, con inquadrature a dir poco splendide, come solo Tarantino sa fare, scene di guida eccellenti ed adrenaliniche, ottime location e cast perfetto in ogni ruolo: questo è A Prova di Morte, delirio di un vecchio stuntman psicopatico girato da un regista psicopatico che ha fatto della psicopatia una religione, e quindi, a mio parere, perfettamente riuscito!

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme CHILI, Google Play Film ed Amazon Prime Video ed in dvd e blu-ray Medusa Film.

https://www.imdb.com/it/title/tt1028528

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