Con uno sguardo tenero e lucido, Daniele Civinini racconta in «Abbracciami, Roma» l’intensità dei primi legami digitali, quando ogni chat era un piccolo universo di verità e sogni. Un romanzo che custodisce l’eco di una generazione sospesa tra reale e virtuale, nostalgia e desiderio di rinascita.

Bentrovato, Daniele. Roma nel tuo romanzo è un luogo fisico e simbolico. Che significato ha per te questa città?

Per me Roma è un posto incredibile; è proprio come una seconda casa. Può sembrare sciocco ma provo un enorme emozione al solo scendere dal treno e camminare per la stazione di Termini. Non ho parole per descrivere come mi senta ogni volta che mi ci rechi per lavoro o amicizia. Mi rendo benissimo conto che il mio amore sia idealizzato, ma va bene così. Non penso ci siano vie e sentimenti di mezzo per definire Roma: o la si ama o non la si ama. Io la amo senza riserve e non penso cambierò idea. Per me Roma è a tutti gli effetti una seconda casa, un posto dove poter andare e tornare.

Sei alla tua terza pubblicazione: come senti di essere cambiato come scrittore da “Alex” a oggi?

Penso di essere migliorato notevolmente dal mio primo libro. Non rinnego il mio vecchio modo di scrivere o i contenuti tuttavia appartengono a un me lontano anni luce. Adesso sento di aver uno stile molto più definito e riconoscibile dal lettore. Ma anche questo modo di scrivere prima o poi lascerà spazio a uno nuovo. Non si può rimanere fermi o legati allo stesso modo di essere e fare per sempre.

Ci anticipi qualcosa sul nuovo manoscritto che hai già pronto? Continuerai a esplorare temi legati all’identità e all’accoglienza?

In realtà ho due manoscritti già pronti: L’Ultimo Turno di Notte uscirà a breve e tratta della storia di Stefano Lorrini, un ragazzo diviso tra il suo lavoro diurno da architetto e quello notturno da dj. Una sera durante un evento conosce Valentina e i due dopo essersi frequentati si innamorato. Tutto va bene finché Stefano non inizia ad avere problemi finanziari che si trasformano in breve in un vero e proprio dissesto. Questo gli impone di aumentare il lavoro per reperire una maggior quantità di danaro per far fronte ai debiti crescenti. Tutto ciò inizia a minare il rapporto con Valentina: infatti i due non si vedono quasi più. Stefano esce dallo studio ed entra nei locali spesso senza nemmeno tornare a casa. La coppia inizia a sfilacciarsi e un altro duro colpo alla relazione viene assestato quando Valentina si trasferisce a Roma per un tirocinio e Stefano inizia ad avere seri problemi di dipendenza dall’alcol per sopportare uno stile di vita che non gli lascia più di una manciata di ore di sonno al giorno. Qualcosa deve cambiare così Stefano prende una decisione difficile riguardo al suo e al loro futuro…

Il secondo libro, Il Nastro è a mio dire, in assoluto il mio miglior libro. Immaginate di poter correggere tutti gli errori fatti nella vostra vita ripartendo da capo e rivivendola con maggior intensità…

In un mondo sempre più veloce, la tua scrittura invita alla lentezza e all’ascolto. Cosa speri resti nel lettore dopo aver chiuso il libro?

La domanda ha una triplice risposta: mi piacerebbe in primis che il lettore provasse nostalgia, che si fosse immedesimato talmente tanto nei protagonisti, rivedendosi in alcuni atteggiamenti o modi di pensare fino a sorridere o a piangere a seconda delle loro azioni.

In secundis mi piacerebbe instillare nel lettore la curiosità per quei tempi andati, le vecchie connessioni con le relative difficoltà e tempistiche di comunicazione e le prime tecnologie digitali riguardo la fotografia, i costumi e le musiche che tanto fecero ballare quei ragazzi. Adesso anche i cd che andavano tanto venti anni fa sono tecnologia obsoleta, come i vinili a quei tempi, tuttavia ci sono collezionisti che nutrono interesse riportando in auge cose del passato.

In tertiis mi piacerebbe instillare quel senso di tristezza e solitudine che il protagonista provò una volta giunto a casa. Ecco, se riuscissi a far provare quelle sensazioni, le medesime provate da Dempsey, mi riterrei oltremodo contento e soddisfatto.

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