Ad Astra: Brad Pitt nello spazio infinito

Con protagonista Brad Pitt, Ad Astra di James Gray – presentato presso la settantaseiesima Mostra d’arte cinematografica di Venezia – narra la missione del cosmonauta Roy McBride, il quale viaggia fino ai confini estremi del sistema solare per ritrovare il padre scomparso e svelare un mistero che minaccia la sopravvivenza del nostro pianeta. Un viaggio che porterà alla luce segreti destinati a mettere in dubbio la natura dell’esistenza umana e il nostro ruolo nell’universo.

James Gray ha dichiarato: “Ho trovato una citazione di Arthur C. Clarke, autore di 2001: Odissea nello spazio: ‘Esistono due possibilità: o siamo soli nell’universo, o non lo siamo. Entrambe sono terrificanti’. Allora ho pensato che non avevo mai visto un film su di noi, soli nell’universo. L’idea dei viaggi nello spazio è bella e terrificante al tempo stesso: io sono un grande sostenitore delle esplorazioni spaziali, che, però, a volte, sono semplicemente un modo per fuggire. Questo mi ha trasportato in una dimensione intima: la storia di un padre e di un figlio. Spero che le persone capiscano che dobbiamo apprezzare le esplorazioni e amare la Terra. Bisogna preservare la Terra e i legami umani, a ogni costo”.

Bisogna dare atto a Gray e Pitt, promotori del progetto, di essere riusciti in un curioso ibrido che risulta in alcuni momenti (con tanto di citazioni) un discreto film di fantascienza che cerca, rispettando la formula dell’intrattenimento, di portarci dentro una possibile avventura futuristica.

In realtà, però, troppo spesso appare carico di azioni inutili, con sequenze bellissime che si sposano male al tentativo di mantenersi su un livello di credibilità. Una su tutte, un fantastico inseguimento con le rover lunari che subiscono un agguato in stile diligenza del Far West.

Qualcosa che stride con il resto, che tenta – come già accennato – di mantenersi su un livello di credibilità fantascientifica, ricorrendo poi ad una storia molta intima, dai lunghi dialoghi affidati ad un narratore come Pitt.

In conclusione, Ad Astra è un ottimo film d’intrattenimento, ma, sicuramente non di fantascienza. Sicuramente, un’opera che avrà  divertito il nostro Luca Parmitano, in orbita al comando della stazione spaziale, nel contare i numerosi errori di carattere scientifico. Un aspetto che, comunque, non pregiudica la visione a chi si accontenta del la solita produzione hollywoodiana e, probabilmente, non hai mai visto o compreso 2001: Odissea nello spazio.

 

 

Roberto Leofrigio