Addio al regista francese Jacques Rivette, maestro della Nouvelle Vague

Ricominciano, purtroppo, le morti eccellenti del cinema mondiale. Stavolta a lasciarci è il grande regista Jacques Rivette, icona della Nouvelle Vague. L’87enne maestro del cinema francese è morto venerdì a Parigi. A darne notizia è stato la sua biografa Helen Frappat.

Nato a Rouen il 1° marzo del 1928, Jacques Rivette aveva iniziato come gestore di un cineclub e critico cinematografico per la Gazette du cinema, così come avvenne per gli altri registi della Nouvelle Vague, da Truffaut a Godard fino a Eric Rohmer.

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Jacques Rivette nel 1971

Ha girato poco più di 20 film, esordendo nel 1961 con il flop di “Parigi ci appartiene“, dopo due lunghi anni di travagliate riprese. Il riscatto arriverà solo dopo 5 anni con “Suzanne Simonin – La religiosa“, presentato al Festival di Cannes e successivamente censurato pesantemente, ma alla fine suo grande (e unico) successo commerciale. Il film, tratto da Diderot, narra la storia di una ragazza costretta ad entrare in collegio nel XVIII° secolo. Segue poi “L’amour fou” (1968), un’epopea di 4 ore e un quarto in cui un regista teatrale e la sua compagna-attrice che non riescono a lasciar fuori i loro problemi di coppia dalle prove dello spettacolo “Andromaca“. Ovviamente il film trova nootevoli difficoltà di distribuzione, mentre i critici se ne innamorano.

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Jean-Pierre Kalfon e Bulle Ogier in “L’amour fou”

Ma sarà il film successivo a destare scalpore: “Out 1, noli me tangere” del 1971 dura quasi 13 ore (!!) l’equivalente di 18 puntate di una serie tv. E’ un fitto intreccio di sabotaggi e inseguimenti con l’organizzazione segreta dei Tredici decisa a governare Parigi, ispirato a “Storia dei tredici” di Honoré de Balzac. Nel 1984 presenta al Festival di Venezia “L’amore in pezzi” con Jane Birkin, Geraldine Chaplin e André Dussollier, mentre nel 1992 con “La bella scontrosa” vince il Gran Premio della Giuria a Cannes, assegnatogli dalla giuria presieduta da Roman Polanski. Il film, interpretato nuovamente dalla Birkin, stavolta affiancata da Michel Piccoli ed Emmanuelle Béart, è tratto ancora da un’opera di Balzac, attualizzata ai giorni nostri con al centro della vicenda un famoso quadro incompiuto.

L’annuncio della vittoria a Cannes nel 1992 con “La bella scontrosa”

Nel 1994 esce invece la sua epica versione di “Giovanna d’Arco“, film diviso in due parti con Sandrine Bonnaire nel ruolo della Pulzella di Orléans e una durata totale di oltre 5 e mezzo. Con “Chi lo sa?” torna in concorso a Cannes nel 2001, così come a Berlino nel 2007 con “La duchessa di Langeais“. L’ultimo film di Jacques Rivette è “Questione di punti di vista“, presentato al Festival di Venezia nel 2009 e interpretato da Sergio Castellitto (che ottenne una nomination ai Nastri d’Argento) accanto, manco a dirlo, alla solita Jane Birkin. La vera musa di Rivette fu però Bulle Ogier, presente in ben 9 film del maestro francese a cavallo di 40 anni, da “L’amour fou” a “La duchessa di Langeais“.

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Rivette con Sergio Castellitto sul set di “Questione di punti di vista”

Il presidente francese François Hollande ha salutato il grande regista, definendolo “uno dei più grandi registi, il cui lavoro non convenzionale gli ha fatto guadagnare il riconoscimento internazionale“. Il ministro della cultura Fleur Pellerin ha invece dichiarato “è morto uno dei più grandi registi di intimità e impazienza amorosa“. L’ex direttore del Festival di Cannes, Gilles Jacob, ha detto “è stato uno dei più lucidi, più inventivi, più liberali registi della Nouvelle Vague“, mentre l’attrice Anna Karina che aveva girato con Rivette due film (“Suzanne Simonin – La religiosa” del 1966 e “Alto, basso, fragile” del 1995) lo ha ricordato con “il cinema francese ha perso uno dei suoi più libera e registi più creativi“.

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Rivette insieme alla sua musa Bulle Ogier

Per concludere, una curiosità. Rivette aveva un modo particolare di lavorare con gli attori: niente sceneggiatura, ma solo poche pagine sintetizzate, con il testo fornito solo il giorno prima o a volte il giorno stesso delle riprese.

 

Ivan Zingariello

 

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Rivette premiato a Locarno nel 1991 con un Pardo d’oro speciale