Eccoli in fila: sogni interrotti, paure mai dette, canzoni che hanno avuto bisogno di anni per prendere la parola. “Collezione di arretrati” è l’esordio di AdriaCo. Nasce così, come un archivio emotivo che diventa finalmente mondo. Ovviamente parliamo di bellezza, di cura, di sostegno al proprio bisogno, vedo limppido un uomo che attraversa la propria crescita senza censurare nulla: ed il suono pop che ne viene fuori, interrotto da due interludi di folle libertà, è la retta, è il viaggio, è la destinazione…

Noi iniziamo sempre parlando di bellezza… e per te, cos’è per davvero la bellezza?
La bellezza… La bellezza è cura e risonanza. E per come la sto intendendo è dunque soggettiva. Qualcosa è bello per me perché mi risuona e perché secondo quella che è la mia esperienza ci vedo cura. Per altri magari non è così e vanno in risonanza con altre cose. Per questo secondo me è fondamentale un’esperienza di vita ricca di stimoli ed emozioni, per avere gli strumenti per poter cogliere ogni forma di bellezza, o meglio per poter risuonare con più cose possibile e comprendere, empatizzare con la cura che c’è dentro.

E quando pensi d’averla raggiunta? Cosa accade quando la si raggiunge?
Chi crea secondo me non capisce mai davvero se ha raggiunto la bellezza, può sentire di essercisi avvicinato e provare un senso di soddisfazione profonda. Mi è capitato di dire “ho fatto una cosa bella”, di sentirmi desideroso di far ascoltare il mio disco, fiero dell’intero viaggio che ha portato a quel risultato in tutte le sue imperfezioni, ma se una cosa è bella per me non è detto lo sia per altri. Non sono convinto che la bellezza faccia sempre “rumore”, a volte è silenziosa, risuona a pochi o arriva lentamente, per cui non si può creare pensando già a quanto dovrà essere bello per gli altri. Cerco di fare qualcosa che sia bello per me, autentico, di finire e sentire quell’orgoglio, che per un ipercritico come me è comunque un traguardo importante sebbene fugace.

Questo disco mi da tanto l’impressione di non essere un viaggio che approda ma piuttosto un viaggio che inizia. Sbaglio forse?
No, non sbagli. È un po’ entrambe le cose. Un traguardo sicuramente per ciò che ha rappresentato per me dopo tanta fatica ma soprattutto un nuovo inizio, un primo capitolo di una discografia che voglio ostinatamente portare avanti. Che poi evviva i nuovi inizi a 35 anni. Dopo aver passato tanto tempo a pensare che non ci fosse più molto da fare, che ormai è andata così, poter ritrovare un senso in quello che mi piace fare, poter dire “poi vediamo che succede” e sentirmi vivo e giovane, è meraviglioso.

Cosa ti ha insegnato di te, della tua bellezza… ?
Mi ha insegnato che posso essere fenice e lo sono stato già tante volte, risorgendo dalle ceneri dei momenti più oscuri. Che posso trovare equilibrio tra controllo, pianificazione e libertà di lasciarmi andare e improvvisare. Tra coinvolgere un mare di persone per la gioia di condividere e darmi la possibilità di essere solo senza paura della solitudine.

Che poi hai edulcorato molto la forma del pop… ci stai navigando dentro ma sembra che le sue forme e le sue regole un poco vadano strette. E di questa mia impressione che mi dici?
Ah sì, ci credo, cioè ormai lo so, ma non me ne accorgo. Ho capito di fare canzoni strane quando, ai primissimi tentativi di band, dicevo cose tipo “ripartiamo dal ritornello” e tutti mi guardavano tipo “qual è il ritornello?! questa canzone non ha un ritornello!” Credo abbia a che fare con l’aver ascoltato tanta musica classica ed essere cresciuto con riferimenti musicali datati o comunque non mainstream, ma non è un atteggiamento spocchioso “vi faccio vedere quanto sono alternativo o quanto ho studiato”. Le canzoni mi escono così, spontaneamente… E ti dirò, a me certe volte sembrano molto pop, semplici e dirette. Quando però mi fanno notare dove mi sono discostato dalla forma capisco quella forma mi sta stretta.

Pensando alla genesi che arriva da oltre 15 anni fa… una vita… quanto hai dovuto riscrivere tutto? E perché così tanto tempo?
In realtà non ho dovuto riscrivere quasi nulla, anche canzoni molto vecchie come Incubo, Sogno, I Pesci Non Possono Volare, Al Tramonto, Un’Altra Favola, Sogno, sono rimaste identiche. Amati ha subito qualche rimaneggiamento nel passaggio da acustico ad elettrico ma è rimasta intatta nella sua essenza. Cicatrici ha una storia a parte perché è nata in inglese nel 2009 e l’ho tradotta nel 2020, ma il testo è quasi una traduzione letterale con qualche immagine più forte che mi funziona anche meglio. Sulla musica c’è stato più da fare, ma è stato come un perfezionamento, non uno stravolgimento. In certi arrangiamenti si erano accumulate tante idee che si prendevano a pugni e i musicisti mi hanno aiutato a fare ordine. Poi sul perché così tanto tempo… potrei scriverci un libro, molte cose sono andate diversamente dal previsto, ma sto accettando serenamente che nella vita ci vuole tempo e che le cose fatte con calma danno più soddisfazione.

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