AGNELLO: osservando osservando, analizzando se stessi

In questo brano degli Agnello c’è tanto. Anzi oserei dire che c’è anche troppo a sfidare la superficialità con cui spesso ci approcciamo all’incontro delle cose e dei messaggi. Siamo figli dell’apparire e questo ormai ci sta educando sempre più all’istinto delle forme più che allo sforzo delle analisi. E su questo vi prego, che nessuno si offenda… io per primo lo prometto. Ed è da una sdraio di mare che i nostri osservano il mondo che scorre attorno. Titolato “Sulla sdraio”, il singolo degli Agnello è un downtempo digitale che si reitera con un fare monotono e circolare. Il classico modo indie di essere cantautori oggi si riveste anche di analisi forti per la società che viene semplicemente osservata. E tra figure retoriche e righe che nascondono altro, sarebbe molto interessante capire chi ci legge altro… e cosa soprattutto. La forza e la bellezza della canzone d’autore è anche questa. Attendiamo il nuovo disco… e lo attendiamo, come tutti, seduti su una sdraio.

Noi puntiamo il focus sulla bellezza estetica. Ma che bellezza è l’immagine di una sdraio? Come ci avete pensato e soprattutto perché?
Per noi che viviamo in Sicilia la sdraio è un’immagine familiare in grado di evocare lo stato d’animo che ha ispirato la canzone. La sdraio è un modo di vivere, un luogo di isolamento da cui guardare la vita scorrere. L’immagine dovrebbe comunicare il restare schiacciati dalla gravità, immobili seduti di fronte una realtà vana, perdendo tempo a pensare sul come non perderlo. Alle volte non è semplice trovare un senso (anche solo etico) che sia motivo per continuare a vivere la propria vita armonicamente.

Che poi questo singolo in fondo punta all’estetica. Forse più quella spirituale che quella esteriore. Parlate di vita o sbaglio? Risulta sottile questo confine a mio modo di vedere le cose…
Si può parlare di qualcosa che non riguardi la vita? In questa canzone c’è una ricerca di diversi tipi di estetica, sia musicale che linguistica. Cerchiamo di costruire e tutelare una nostra cifra stilistica che parli anche al di là della musica. Esiste un confine tra di noi, la vita del mondo esterno che si agita fuori ed il tempo che talvolta scorre lento dentro di noi, in un rapporto alle volte delicato altre difficile.

Gli AGNELLO ormai hanno confessato… un nuovo disco in arrivo… giusto?
Si, il disco è pronto e aspetta di essere pubblicato. Abbiamo trovato una casa discografica, ci vogliamo già bene e stiamo pianificando il lavoro insieme. Non vediamo l’ora di potere condividere quello che stiamo facendo con gli ascoltatori. Abbiamo dedicato tante energie a questo nostro album d’esordio, ci siamo noi ed il nostro modo di intendere la musica, questo ha permesso che le differenze individuali del team dessero vita ad un lavoro vario ma coerente di cui siamo soddisfatti.

Secondo voi allora, al di là del bello sfacciato, l’estetico che peso e che valore ha per la vostra espressione artistica?
Abbiamo una nostra estetica che si va sviluppando e cambia di continuo insieme a noi. Ha un peso importante nella misura in cui l’estetica comunica. E’ inevitabile produrre immagini e per di più si potrebbe aprire un’ampia parentesi sulla concezione di bello e sulla critica del gusto.

Vi chiedo questo anche perché questo brano a suo modo sembra evitare soluzioni sfacciatamente estetiche, cioè soluzioni belle in modo appariscente… o sbaglio? 
Sulla Sdraio è una canzone un pò monotona, volutamente. Trasmette una percezione di tempo perduto e del fatto che vivere in dipendenza del mondo esterno ti condanni all’infelicità. “Da un lato l’amore si oppone agli interessi della civiltà, dall’altro questa minaccia l’amore” (Freud), e se lo stesso sole da una parte asciuga i morti e dall’altra scalda i vivi, dove si nasconde il senso delle nostre esistenze? Probabilmente non era il singolo da lanciare ma raccontava esattamente cosa Manfredi aveva nel cuore ed il suo bisogno di condividere. Il loop ritmico governato da suoni morbidi è la soluzione estetica che abbiamo scelto per accompagnare le parole di Manfredi.

In ultimo: in questo futuro che arriva, percorrerete a pieno questa direzione artistica? O dobbiamo aspettarci qualche tipo di rivoluzione?
In questi due anni di attività il gruppo si è molto legato e le persone che ne fanno parte (il team in generale) sono cresciute, gli arrangiamenti che curiamo ci sembrano via via più efficaci ed interessanti, cercheremo di non perdere di vista la qualità e l’originalità del nostro lavoro. Il proposito è dunque sempre lo stesso: fare qualcosa di nuovo. Il mondo è già pieno di cose belle e curiose, inutile produrne copie. La rivoluzione ed i suoi cambiamenti dovrebbero far parte di un percorso artistico, la gente dovrebbe potere provare stupore.