Genova, 21 novembre 2025 – 17:00 CET – Alberto Rocchetti, noto tastierista di Vasco Rossi dal 1989, ha una carriera ricca di aneddoti e momenti indimenticabili al fianco del Blasco. Prima di unirsi alla band di Vasco, ha suonato per due tour con Renato Zero, un’esperienza che tiene particolarmente a sottolineare. In questa intervista esclusiva, Rocchetti ripercorre il suo ingresso nella band, i ricordi più toccanti e la sua passione per la musica, inclusa la collaborazione con tribute band come Il Tropico del Blasco. Tra emozioni personali e consigli ai giovani musicisti, emerge il ritratto di un artista umile e appassionato, che continua a vivere la musica con l’entusiasmo degli esordi. Guardiamolo insieme in un viaggio tra note, abbracci e passione pura!

Raccontaci come è iniziato il tuo percorso con Vasco Rossi.

Prima di Vasco, ho suonato per due tour con Renato Zero, un’esperienza importante per me. Poi, stavo in casa convalescente perché mi ero operato alla schiena per la prima volta. Ci sono sempre problemi alla schiena, purtroppo. Mi senti? Sì, ti sento, ti sento. E niente, mi arriva una telefonata, ero a casa sdraiato e mi arriva una telefonata: “Pronto, Rocchetti Alberto, sì, certo. Sono Maurizio Lolli, sono il personal manager di Vasco Rossi. Vorremmo fare un’audizione con te.” Mamma mia. Mamma mia. Non ci potevo proprio credere. Ah, sì. Non ci potevo proprio credere. Ho detto: “Ok, che cosa devo fare?” “Vieni a Milano, prendi il materiale, ti studi i pezzi che ti diciamo noi di studiare e poi, senza portarti l’attrezzatura, vieni da noi, ognuno che facciamo questa audizione.” Ah, va bene, andai a prendere il materiale per studiare. Erano delle cassette ancora, dei CD. E niente, studiai questi brani, tra cui, naturalmente, “Albachiara”, “Ogni Volta”, “Deviazioni”. E io studiai a mio piacimento il Blasco, perché mi piaceva moltissimo. Andai a Bologna con tutta la mia strumentazione. Montai tutta la mia strumentazione lì nell’ufficio di produzione, dove facevano appunto queste audizioni per la nuova band. Trovai lì già Andrea Braido, che era stato, diciamo, scelto come chitarrista. E niente, mi ritrovai a fare un po’ di prove con i ragazzi, con Daniele Tedeschi, Andrea Innesto, Cucchia. E Gallo non c’era, perché era stato allontanato con tutta la Steve Rogers Band. E neanche, naturalmente, Solieri non c’erano più questi musicisti qua. E arriva Vasco con tutto l’entourage. Non potete immaginare quale tipo di emozioni posso avere vissuto. Va bene, partiamo: 1, 2, 3, 4, facciamo questi brani. Vasco viene da me e mi fa: “Guarda, sono molto contento. Vai a casa, rimettiti bene con la schiena, studia, perché fra un mese e mezzo iniziamo le prove per il tour Liberi Liberi.” Bene, bene. E sono diventato il tastierista di Vasco. Grande. E questo era nell’89. E dall’89 sono sempre stato al suo fianco.

Dopo tanti anni accanto a Vasco, cosa ti emoziona ancora ogni volta che tocchi i tasti del pianoforte?

Con Vasco è sempre un’emozione che si rinnova, grandissima. Considera che ogni concerto, anche quelli attuali, prima di salire sul palco, quando facciamo la riunione, che facciamo la scaletta nel camerino, finita di fare la scaletta, io me lo abbraccio prima di andare sul palco sempre. È sempre un’emozione. E non ci si abitua mai a questo tipo di emozioni qua. Non ci si abitua. E diciamo dentro se sei abituato, se ho 36 anni, no. L’emozione si rinnova sempre.

C’è un momento della tua carriera con Vasco che porterai per sempre nel cuore?

Guarda, ce ne stanno talmente tanti, come potrei? Ce ne stanno talmente tanti, tanti, tanti, tanti. Guarda, adesso mi è venuta in mente una cosa. Come faccio a non portarla nel cuore, quando è mancata mia madre? Sì. Stavamo facendo il tour indoor nel 2010. Mancata mia madre, sono andato da Caserta dove facevamo 7 concerti consecutivi. Sì. Sono andato a casa, funerale di mia madre, sono ripartito, sono andato a suonare. Vasco, prima del concerto mi ha visto particolarmente giù, mi ha chiesto cosa fosse successo. Io ho raccontato del fatto insomma e mi ha abbracciato, ma stretto forte. Quando siamo saliti sul palco, a un certo punto si è fermato e ha salutato mia madre dal palco. Pazzesco, mi ha fatto piangere. Credo che questa sia veramente una delle cose che mi ha colpito proprio il cuore, l’anima. E poi non ti dico quante altre. Quante altre ce ne stanno?

Che effetto ti fa collaborare con artisti che rendono omaggio alla sua musica, come Andrea e il Tropico del Blasco?

Bene, i ragazzi sono carini, infatti ci ho fatto tante serate insieme tanti anni fa. Poi ci siamo separati così, ma perché le strade si dividono, non c’erano locali. Ho fatto l’ultima serata a Genova, proprio nel locale, credo, dove torneremo. Che c’erano, mi ricordo, c’era il Gallo, c’era Clara, c’era Cucchia, eravamo un po’ tutti su quel palco. Però le cose più belle con i ragazzi, mi ricordo di averle vissute in un localino fuori Genova, un po’ in alto. Non mi ricordo dove stava, ma era un localino, un pub, proprio piccolo, bello incassato, rock, tutti un po’ ubriachi. Lì festeggiamo e ricordo delle bellissime cose con i ragazzi. Artisti sono altri, gli artisti sono quelli grandi, anche io non mi sento un artista, gli artisti sono altri. Comunque con questi ragazzi ho fatto delle belle cose, delle belle serate, ho dei ricordi molto nitidi di come stava Andrea quando si mangiava il microfono sul palco. Sì, solo maniava, però io… Andrea, mettilo un po’ più giù, un po’ in bocca dentro il microfono, che è così, è meglio. Te lo mangi, però, non si capiscono anche le parole, però era carino, simpatico. Pensa che non aveva… non aveva figlio ancora, adesso ce l’ha 18 o 19 anni, il figlio, quant’anni c’ha? Sì, sì, adesso che anni? La sua ragazza, me la ricordo che non c’aveva manco la pancia, poi c’aveva la pancia e poi non ci siamo quasi mai più visti. Ho stretto una bella amicizia con Alessandro, conosci Alessandro Ghigliotti? Sì, insomma. Bravo, molto bravo. Poi, con tutti i ragazzi, comunque, sono stato bene, ho dato un sacco di consigli. Adesso quando mi ci ritrovo a suonare, sento se hanno appreso qualcosa, dai! Comunque farà piacere rivederli e ritornare anche a fare qualcosa con loro. Io porto in giro da un paio di anni una cosa che è nata per gioco e poi è diventata proprio un vero progetto di lavoro, un tour, ormai che fa in giro da tre anni. È un tributo, è un omaggio che io faccio a Vasco a livello acustico, ma più che solo acustico è un po’ elettroacustico, perché facciamo anche se siamo in due io e Alex Masio, che tra l’altro ho scelto come cantante, perché è un cantante di una band fortissima che sa qui nella mia zona, che si chiamano, naturalmente, in tributo al Vasco e si chiamano Doppio Senso. Però scelto questo ragazzo qua, perché non imita, non scimmiotta l’artista, non si mette lì giubbotti, i cappellini, i lacci delle scarpe come quelle del Vasco. A me queste cose disturbano, perché mi sembrano una presa in giro per l’artista. Ecco, ho scelto lui come cantante anche perché è molto personale, molto bravo e non imita assolutamente l’artista. E niente, presenteremo proprio, anche a Genova, questo progettino acustico e poi dopo si inserirà la band del Tropico e finiamo la serata insieme. Dai, sarà una bella festa, una festa divertente, piena di energia, perché non pensare che il nostro acustico sia una cosa solo artistica e dolce. No, diventa anche possente e cattiva che si stiamo in due, perché Alex suona le percussioni, suona il cajón, suona una batteria elettronica, quindi ce n’è di pompa, anche lì. E poi finiremo con il Tropico. Bene, vi vengo a trovare. Vi ho detto tutto.

Come vedi il futuro della musica dal vivo in Italia, dopo anni così difficili per il settore?

Bene. Bene, bene.

Se potessi dare un consiglio a un giovane musicista, quale sarebbe?

Vedi, direi di insistere, insistere, insistere con la musica.

Alberto Rocchetti sarà a Genova il 12 dicembre 2025 alle ore 21 al Crazy Bull!

Scopri i momenti più iconici nella fotogalleria in fondo all’articolo!

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