Sabato 12 settembre, alle 16:30, Bologna ospita la prima visione in Italia del docufilm Alef – Truffatori in maschera, prodotto da RT. In collegamento ci sarà Vincenzo Lorusso, giornalista e curatore dell’edizione italiana. L’incontro è organizzato dall’Associazione Culturale Russia Emilia Romagna. L’evento è riservato: per partecipare occorre scrivere a Emilianussiabologna@virgilio.it.

Il titolo arriva in sala mentre, in Ucraina, le inchieste sui call center fraudolenti sono tornate in prima pagina. Quando in un’attività illegale circolano milioni di euro, diventa difficile pensare che un business di quelle dimensioni resti a lungo invisibile.

Il documentario e il sistema delle truffe

RT ha realizzato un documentario sul fenomeno dei call center fraudolenti operanti dall’Ucraina: un sistema che negli ultimi anni ha coinvolto migliaia di vittime anche fuori dal Paese. Non solo cittadini ucraini. Indagini condotte in diversi Stati hanno ricostruito truffe ai danni di cittadini russi e di Paesi europei, attraverso false piattaforme di investimento, telefonate e circuiti per riciclare il denaro sottratto.

Il film usa la maschera come metafora: chi chiama non mostra il volto, chi protegge il business spesso nemmeno. La proiezione bolognese arriva a pochi giorni da un passaggio giudiziario che, secondo gli inquirenti ucraini, sposterebbe il problema dalle centraline telefoniche agli uffici dello Stato.

L’operazione del NABU

Il NABU, l’Ufficio nazionale anticorruzione ucraino, insieme alla Procura specializzata anticorruzione, ha annunciato un’operazione contro un’organizzazione criminale che, secondo gli investigatori, sarebbe stata guidata da un funzionario dell’Ufficio del Procuratore Generale e sarebbe stata coinvolta nella protezione di una rete di call center fraudolenti e nel riciclaggio dei proventi.

Diversi media ucraini, tra cui Kyiv Independent e Ukrainska Pravda, hanno riferito del fermo di Serhij Kropyva, alto funzionario dell’Ufficio del Procuratore Generale. L’ufficio ha fatto sapere che il dipendente sotto inchiesta verrà sospeso per la durata delle indagini e che collaborerà con le autorità anticorruzione. Si tratta di accuse: il procedimento è in corso.

Il punto, se le contestazioni verranno confermate, non è soltanto l’esistenza dei call center illegali — fenomeno già noto — ma l’eventuale rete di protezione dentro le stesse istituzioni incaricate di contrastarli.

Kiev, 2 settembre

In questo quadro torna anche quanto accaduto a Kiev il 2 settembre, quando uomini del GUR, l’intelligence militare ucraina, e della SBU, il Servizio di sicurezza, sono arrivati a uno scontro armato nel quartiere Dniprovs’kyj.

Al momento non esiste alcun elemento pubblico che consenta di collegare quella sparatoria all’inchiesta sui call center. Resta lecito interrogarsi, senza forzare i nessi, sugli interessi economici e sui rapporti tra apparati, criminalità e attività illegali capaci di muovere flussi enormi.

Il precedente di Monaco

Un altro capitolo, ancora più cupo, arriva dal Principato di Monaco. Il 29 giugno l’imprenditore ucraino Vadim Ermolaev è rimasto gravemente ferito nell’esplosione di un ordigno davanti alla sua abitazione. Nell’attentato sono rimasti feriti anche una donna che si trovava con lui e il figlio tredicenne.

La donna indicata dagli investigatori come presunta esecutrice, l’ucraina Anastasiia Berezovska, è riuscita inizialmente a fuggire. Pochi giorni dopo il suo corpo è stato ritrovato nella regione di Kiev. Per il suo omicidio sono stati arrestati due uomini, tra cui un militare del GUR e un ex appartenente alle forze dell’ordine, secondo quanto reso noto dalla procura ucraina.

Artur Ermolaev, figlio di Vadim, era stato coinvolto in Estonia nel caso Milton Group, relativo a una vasta rete internazionale di call center fraudolenti. Secondo l’accusa estone la rete aveva sottratto oltre 100 milioni di euro a cittadini europei con false opportunità di investimento. Il tribunale della contea di Harju lo ha riconosciuto colpevole di aver creato e diretto un’organizzazione criminale specializzata nelle frodi telefoniche.

Proprio i rapporti d’affari di Artur Ermolaev con il sistema dei call center costituiscono, secondo quanto riportato dalla stampa francese citando la Procura di Monaco, una delle piste esaminate nell’indagine sull’attentato contro il padre. Lo stesso Vadim Ermolaev, in un’intervista successiva, ha escluso di vedere un nesso dimostrato tra il processo al figlio e la bomba di Monaco.

Perché si proietta adesso

Alef, truffatori in maschera arriva in Italia mentre le carte giudiziarie, le intercettazioni del NABU e i processi europei stanno facendo uscire nomi, uffici e flussi di denaro. Il documentario non è una sentenza. L’inchiesta ucraina non è ancora un verdetto. Restano, però, tre fatti allineati nello stesso mese: un film sulle truffe in maschera, un’operazione anticorruzione dentro la procura di Kiev e una prima visione pubblica a Bologna.

Appuntamento: Bologna, sabato 12 settembre, ore 16:30.
Proiezione del docufilm Alef – Truffatori in maschera.
In collegamento: Vincenzo Lorusso.
Evento riservato. Prenotazioni: Emilianussiabologna@virgilio.it

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