Ci sono composizioni che nascono da un’idea precisa e altre che emergono quasi per necessità. Rimembranze sembra appartenere alla seconda categoria. Alessandra Vinci ci accompagna dentro le sue influenze e il suo percorso, tra disciplina e libertà, in un momento storico che chiede spesso velocità e semplificazione.

Rimembranze ha un’apertura con arpeggi che sembrano quasi aprire una porta. Poi arriva quella progressione che ricorda davvero certe atmosfere dei Genesis. Quanto è importante per te quel mondo sonoro degli anni Settanta e cosa ti ha lasciato dentro?

Per me quel periodo costellato dalla musica anni ’70, dove il gruppo dei Doors e dei Genesis erano in assoluto I miei preferiti (oltre ad altri, comunque)e stato molto importante e formativo. Un po’ perché il periodo dell adolescenza è sempre molto particolare, per tutti. E anche la musica che scegliamo non e casuale perché risuona con la nostra essenza. In più per me ascoltare questo tipo di musica è stato ancora più importante, perché, formata da una rigorosa formazione classica, inconsciamente o meno, avevo bisogno anche di allargare I iri orizzonti musicali.

C’è un punto centrale dove tutto rallenta e diventa quasi fragile. Lì ho percepito una vulnerabilità molto forte. Ti riconosci in quella fragilità oppure è un racconto più universale che non ti appartiene direttamente?

Nella parte centrale il mio intento era più che altro quello di esprimere una atmosfera evocativa, ma evidentemente la fragilità e vulnerabilità è comunque emersa, se pur in modo non consapevole, bensì inconscio.

Hai una formazione classica molto solida, ma in questo brano sembri voler dialogare con qualcosa di più libero. Ti senti più a casa nella disciplina o nell’imprevisto?

Entrambe le cose. Secondo me la disciplina è fondamentale per raggiungere I risultati, però deve essere supportata dalla passione. Devono coesistere entrambe le cose. La passione senza disciplina rimane fine a se stante, un potenziale non espresso. La disciplina senza passione rischia di diventare una cosa vuota, dove la rappresentazione finale di un opera arristica (o non necessariamente artistica) potrebbe risultare tecnicamente perfetta, ma senza anima.

Ti faccio una domanda più diretta: oggi la discografia è cambiata radicalmente e spesso penalizza chi scrive musica strumentale. Hai mai avuto la tentazione di adattarti al mercato o non ti interessa proprio quel tipo di compromesso?

I compromessi mi piacciono fino ad un certo punto. Io nel passato ho studiato anche il sassofono e ho studiato anche canto. D altronde Ho cominciato la mia carriera cantando. Mi piacerebbe di riprendere di nuovo il canto oltre che al pianoforte, più che altro per un discorso di passione personale. Se poi questo aiuta anche nel settore del marketing e commerciale, ben venga. Ma non sarebbe quello il motivo principale per cui io potrei intraprendere nuovamente un percorso di studio vocale.

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