Preparatore atletico dei campioni, innovatore e fondatore di un metodo che ha rivoluzionato il concetto di allenamento funzionale: Alex Frustaci è oggi uno dei professionisti più stimati nel panorama sportivo italiano ed europeo. Con alle spalle oltre vent’anni di esperienza e collaborazioni con atleti di livello internazionale, dal calcio al tennis, dalla pallavolo al basket, Frustaci ha saputo unire scienza, passione e intuizione, creando percorsi di allenamento personalizzati che puntano non solo a migliorare la performance, ma anche a prevenire infortuni e valorizzare ogni singolo talento.
Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo per Mondospettacolo e di farci raccontare la sua visione dello sport, il segreto del successo e il futuro della preparazione atletica.
Alex, com’è nata la tua passione per la preparazione atletica e cosa ti ha portato a trasformarla in una professione?
La mia passione per la preparazione atletica è nata quando ero piccolo. Ho sempre voluto esplorare, capire e aggiornarmi su cosa potessi migliorare e su come riuscire a farlo, riguardante in primis me stesso. In seguito, questa esigenza di voler capire come migliorare la performance degli altri è diventata il mio lavoro, dove oggi mi occupo di ottimizzare le prestazioni dei miei atleti.
Nel tuo percorso hai lavorato con atleti di discipline diverse: quanto è importante saper adattare i metodi di allenamento a sport e ruoli differenti?
Più che adattare i metodi di allenamento, bisogna partire dal fatto che la cosa più importante è analizzare e studiare quello che si chiama “modello prestativo”, cioè esattamente ciò che serve a un atleta per performare all’interno della sua disciplina.
Sei il fondatore del metodo BullsWorkout®. In cosa si differenzia dagli altri approcci e quali risultati concreti hai visto sui tuoi atleti?
Il metodo è un approccio di allenamento funzionale che aiuta a livello metabolico a migliorare la prestazione. Grazie a esercizi mirati, sotto l’aspetto destro e sinistro, riesce a far sì che l’atleta non abbia asimmetrie e possa caricare omogeneamente sia la parte destra che quella sinistra, sia la parte anteriore che quella posteriore.
Oggi si parla molto di prevenzione: quanto incide un lavoro mirato sulla riduzione degli infortuni e sul prolungamento della carriera di un atleta?
Questo è un argomento che meriterebbe un articolo a sé, perché la prevenzione degli infortuni avviene tramite un procedimento di allenamento basato sulla forza. Si tratta di un protocollo di lavoro che tutti dovrebbero adottare, ma che ad oggi non ha il valore che merita negli allenamenti degli atleti professionisti. La forza riduce del 70% – scientificamente provato – la possibilità di infortunarsi a livello muscolare. Solo questo dato dovrebbe far partire una preparazione basata su questo principio, ma ad oggi ancora non avviene in molti sport: è una lacuna, perché la letteratura scientifica parla chiaro e non è qualcosa che si può decidere di fare o non fare. Nel professionismo, si dovrebbe iniziare proprio da questa base.
Con l’avvento delle nuove tecnologie, anche lo sport si è digitalizzato. Qual è stato il ruolo dell’allenamento a distanza nei momenti più difficili, ad esempio durante il lockdown?
Il lockdown ha creato un arco temporale in cui l’allenamento online è diventato sempre più accettato, anche dai più scettici, soprattutto per quanto riguarda il monitoraggio dell’atleta a distanza. Questo è stato un plus che chi è riuscito a coglierlo ha fatto passi in avanti rispetto a prima. Io ne ho tratto beneficio, perché adesso seguo tante atlete a distanza.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato come preparatore e cosa ti ha insegnato?
Si dice che la sfida più grande e importante sia sempre la prossima, però detto questo credo che ogni atleta venga da me quando si infortuna, così come noi andiamo dal medico quando stiamo male, non prima. Quindi, ogni atleta ha una sua storia, ogni recupero ha un suo percorso e ogni recupero lascia qualcosa di positivo, su cui costruire nozioni fondamentali per il recupero successivo e per il prossimo atleta.
Tra i tanti campioni con cui hai collaborato, c’è un episodio o un risultato che ti ha emozionato più di altri?
Non c’è un vero e proprio episodio, però l’emozione la provo sempre quando l’atleta ritorna in campo. La prima volta che rimette il piede in campo per me ha sempre un significato particolare, perché è la fine di un percorso e l’inizio di un altro. Assolutamente, quello è il momento migliore.
Secondo te, come deve evolvere la figura del preparatore atletico per stare al passo con le esigenze degli sport moderni?
L’evoluzione passa dalla digitalizzazione, quindi assolutamente bisogna riuscire a seguire determinati software che permettono di monitorare l’atleta a 360 gradi. Il preparatore atletico moderno è colui che tiene traccia di qualsiasi cosa succeda all’atleta, dal giorno in cui ha la febbre a quello in cui performa meglio. Penso che questo sia assolutamente doveroso da parte di un professionista: tenere traccia di tutto ciò che fa l’atleta.
Qual è il consiglio più importante che dai ai giovani atleti che si affacciano al professionismo?
Ai giovani consiglio di scegliersi bene la persona di riferimento che si prenderà cura di loro. Non guardare quanti follower ha su Instagram, ma realmente quanti atleti ha preparato, quali sono i suoi studi – ma più che gli studi passati, quante volte questa persona si aggiorna? Quante volte va alla ricerca di qualcosa di nuovo? Perché la differenza del professionista che li seguirà è sempre data da quanto studia e quanto si aggiorna.
Guardando avanti: quali sono i tuoi prossimi progetti e sogni da realizzare?
Non ho grandi sogni nel senso che ho la fortuna di fare della mia passione il mio lavoro, quindi tutto ciò che desidero è dettato dal mio quotidiano. Sicuramente ho dei progetti che si aprono ogni qualvolta c’è una mia necessità di esplorare un nuovo approccio metodico all’allenamento o qualcosa di nuovo. Diciamo che ho due progetti importanti: uno con l’Università di Bologna e con l’Università LUM di Bari, dove c’è il prossimo step per la creazione di un master di altissima formazione sportiva; mentre un altro progetto in apertura con Gazzetta. Poi, continuo a seguire i miei atleti, che è la cosa che mi piace di più, i miei calciatori di Serie A.
Alex Frustaci dimostra che dietro ogni grande atleta c’è metodo, costanza e passione. Il suo lavoro unisce scienza e esperienza, mostrando come allenamento e prevenzione possano fare la differenza. Un esempio di dedizione e professionalità, dentro e fuori dal campo.












