Aline – La voce dell’amore: il film ispirato a Céline Dion

Aline – La voce dell’amore, il film diretto da Valérie Lemercier, è una ricostruzione romanzata (ma non autorizzata) della vita della celebre cantante canadese Céline Dion.

Il lungometraggio vede la stessa Lemercier nei panni di Aline Dieu, una cantante, ovviamente canadese, che diviene una superstar internazionale.

Aline ha il dono di una voce straordinaria. Quando il produttore musicale Guy-Claude la ascolta per la prima volta ha solo una cosa in mente: fare di Aline la più grande cantante del mondo. Sostenuta dalla sua famiglia e guidata dall’esperienza e, poi, dall’amore crescente di Guy-Claude, vivrà una vita straordinaria.

Un film in proprio onore è certamente un bel riconoscimento di stima, quando poi è su una delle più stupefacenti performer canore della storia della musica contemporanea, che nel 2021 ha festeggiato quarant’anni di carriera, è certamente una felicità per i fan.

Che abbia debuttato con tutti gli onori al Festival di Cannes, ottenendo uno straordinario consenso da parte del pubblico (nonché al box office nazionale), sembra quasi una nota a margine.

Questo perché la celebrazione dell’artista, anche sotto altro nome è totale: centoventi minuti di musica e puro show, in un viaggio spaziante dalla scoperta della sua voce al successo eccezionale. Il tutto ruotando attorno ad un perno fondamentale, ossia l’amore, sentimento che ha da sempre caratterizzato la vita della Dion.

La regista/attrice utilizza sapientemente la somiglianza con la star, nonché dimostra un’analisi profonda di quelle che sono le sue movenze. Nonostante l’anagrafe, in alcuni momenti sembra quasi difficile distaccare la finzione dal reale. Aline – La voce dell’amore è certamente risultato di un profondo studio, ma, soprattutto, di un profondo coinvolgimento di Valérie Lemercier nei confronti di Céline Dion. Non vi è solo stima, dietro vi è dedizione, quasi maniacale nel voler rendere omaggio a un mito. Forse al proprio mito. E, forse, addirittura, una proiezione di una Céline/Aline ancora più idealizzata, quasi progettata in laboratorio.

 

 

Dario Bettati