Dietro l’eleganza della serata, gli ospiti internazionali e una delle cornici più esclusive della Costa Azzurra, il gala amfAR di Cannes continua a rappresentare uno degli appuntamenti filantropici più importanti al mondo.
Anche quest’anno, tra gli ospiti dell’edizione 2026, era presente Christopher Aleo, CEO di iSwiss Pay, accompagnato dalla moglie Simona Jakstaite. Per il manager svizzero, tuttavia, la partecipazione all’evento non rappresenta soltanto un appuntamento mondano, ma un impegno che si rinnova ormai da circa dieci anni.

A margine della serata abbiamo incontrato Christopher Aleo per parlare del valore della beneficenza, della responsabilità sociale delle imprese e del ruolo che il mondo imprenditoriale può svolgere nel sostenere la ricerca contro l’HIV/AIDS.

Christopher, da quanto tempo partecipa al gala amfAR?

«Partecipiamo a questo evento da circa dieci anni. Ogni anno torniamo con grande piacere perché crediamo profondamente nella missione di amfAR.
È una serata importante, ma ciò che conta davvero è il motivo per cui ci riuniamo. Siamo sempre stati in prima linea nel sostenere chi ogni giorno lavora per aiutare le persone colpite dall’HIV e chi dedica la propria vita alla ricerca di nuove cure».

Che cosa rappresenta personalmente questa serata?

«Per me rappresenta un momento di riflessione. Viviamo in un mondo dove spesso si parla di successo economico, crescita e risultati. Tutto questo è importante, ma credo che ogni imprenditore abbia anche una responsabilità verso la società. Partecipare ad amfAR significa ricordarsi che esistono cause che meritano attenzione continua e che la beneficenza non dovrebbe essere un gesto occasionale, ma un impegno costante».

Il gala riunisce personalità provenienti da mondi molto diversi. Quanto è importante questa visibilità?

«È fondamentale se viene utilizzata nel modo corretto. Cinema, moda, imprenditoria, sport e finanza hanno una straordinaria capacità di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Se questa visibilità viene messa al servizio di una causa importante, può trasformarsi in uno strumento molto potente per raccogliere fondi e sensibilizzare le persone».

C’è chi pensa che eventi di lusso e beneficenza siano due mondi molto lontani. Che cosa risponde?

«Credo che il lusso non sia il problema. Diventa importante capire come viene utilizzato. Se un evento riesce a trasformare una serata elegante in milioni di euro destinati alla ricerca scientifica, allora assume un significato completamente diverso. La vera domanda non è dove si svolge un evento, ma quale impatto concreto riesce a generare».

Lei guida una società internazionale come iSwiss Pay. Esiste un collegamento tra il suo lavoro e questo impegno sociale?

«Assolutamente sì. La finanza riguarda la gestione delle risorse. Ogni giorno lavoriamo per facilitare i pagamenti internazionali, creare nuovi collegamenti finanziari e aiutare imprese e clienti a operare in diversi Paesi. Ma credo che il successo economico debba sempre essere accompagnato da un senso di responsabilità. Un’azienda non vive isolata: cresce all’interno di una comunità e ha il dovere di restituire parte del valore che riesce a creare».

Qual è la filosofia che guida iSwiss Pay?

«Viviamo in un’economia sempre più globale. Le imprese operano contemporaneamente in Europa, Stati Uniti, Medio Oriente e Asia. Per questo motivo stiamo costruendo un’infrastruttura finanziaria che renda i pagamenti internazionali più semplici, più veloci e più efficienti. L’innovazione, però, non può essere soltanto tecnologica. Deve essere accompagnata da trasparenza, sicurezza e rispetto delle regole».

Secondo lei gli imprenditori fanno abbastanza nel campo della filantropia?

«Credo che si possa sempre fare di più. Non è necessario aspettare di costruire una grande azienda o raggiungere risultati straordinari prima di aiutare qualcuno. La beneficenza può assumere molte forme: tempo, competenze, relazioni, idee oppure risorse economiche. L’importante è iniziare».

Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare dopo questa edizione di amfAR?

«Che non dobbiamo mai abituarci ai problemi. Quando una malattia riceve meno attenzione rispetto al passato, il rischio è pensare che sia stata definitivamente sconfitta. Non è così. La ricerca ha bisogno di continuità, così come le organizzazioni che ogni giorno assistono migliaia di persone nel mondo. Se ognuno di noi contribuisce anche in minima parte, il risultato collettivo può essere enorme».

Che cosa significa, per lei, fare beneficenza?

«Significa ricordarsi che il successo non può essere misurato soltanto da quello che costruiamo per noi stessi. La vera soddisfazione arriva quando riusciamo a utilizzare una parte delle nostre possibilità per migliorare la vita degli altri. È per questo che continuiamo a tornare ad amfAR ogni anno e continueremo a sostenere iniziative che possano contribuire concretamente alla ricerca e alla salute delle persone».

Per Christopher Aleo, la partecipazione ad amfAR Cannes non rappresenta semplicemente un appuntamento del calendario internazionale, ma un impegno che accompagna il suo percorso imprenditoriale da circa un decennio. Mentre iSwiss Pay continua a sviluppare la propria rete internazionale di servizi finanziari e pagamenti cross-border, il CEO del gruppo ribadisce una convinzione che va oltre il mondo della finanza: la crescita economica e l’innovazione acquistano un significato ancora più profondo quando vengono accompagnate da responsabilità sociale e sostegno concreto a chi lavora ogni giorno per costruire un futuro migliore.
In un contesto internazionale dove imprenditoria, moda, spettacolo e finanza si incontrano, il messaggio di Christopher Aleo rimane semplice ma chiaro:
«La beneficenza non è un gesto occasionale. È una responsabilità che abbiamo verso la società e verso le generazioni future».

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