Dalla regista danese Susanne Bier arriva Amori e incantesimi 2, sequel legacy che vede ancora protagoniste le sorelle Owens (Nicole Kidman e Sandra Bullock) e tratto, come per l’omonimo adattamento del 1998, dall’opera di Alice Hoffman.
La cineasta scandinava in passato si era fatta notare grazie a film acclamati da pubblico e critica come Non desiderare la donna d’altri e Dopo il matrimonio, tanto che successivamente ha girato Noi due sconosciuti con un cast e una produzione anglo-americana, fino a firmare al 2018 il thriller horror apocalittico Bird box, con protagonista sempre la già citata Bullock.

Le sorelle Owens dovranno affrontare l’oscura maledizione che da sempre affligge la loro famiglia: sono destinate a non doversi mai innamorare davvero, poiché i loro compagni non vivranno a lungo. Questo sortilegio è stato ereditato anche dalle figlie di Sally, e a vedersela brutta è il fidanzato di Kylie, interpretata da Joey King. La famiglia Owens sarà chiamata a praticare di nuovo le arti magiche contro la maledizione e una malvagia presenza che minaccia di distruggerle tutte. Realizzare un sequel a distanza di ventotto anni lascia sempre un po’ perplessi; d’altra parte, la scrittrice Alice Hoffman ha rilasciato il seguito del suo Practical magic (in Italia noto come Il giardino delle magie) soltanto nel 2021 con The book of magic. Anche Stephen King, del resto, ha realizzato Doctor Sleep, il sequel di The Shining, dopo ben trentasei anni, e ricordiamo anche i rispettivi adattamenti: il primo con il tanto discusso film del 1980 di Stanley Kubrick, e il successivo che ha visto al timone di regia Mike Flanagan nel 2019. Susanne Bier nella prima parte di Amori e incantesimi 2 riesce a ricreare l’atmosfera della prima pellicola, rendendo le sorelle Sally e Gillian Owens credibili e coerenti con i loro personaggi. Incentra poi l’intero lungometraggio sul tema della sorellanza, facendo però convergere tutto su un femminismo eccessivo – anche rispetto al film precedente – che relega i personaggi maschili in secondo piano, rendendoli quasi invisibili e svilendo così anche la battaglia con un villain fin troppo inconsistente incarnato da Solly McLeod.

Le streghe sono state ormai accettate dalla società e divenute un modello da seguire contro il patriarcato; così la cineasta danese nella seconda parte del film esaspera i legami di sorellanza e autonomia femminile rivelando tra le righe un manifesto politico che tradisce anche la favola gotica del suo predecessore. Tanto da sostituire la magia degli incantesimi e delle pozioni con troppe sequenze d’azione e poteri usati dalle streghe Owens che le fanno somigliare di più agli Avengers. Un tripudio di effetti visivi degni della Marvel, quindi, stona ai fini del racconto e della magia, che nel primo film di Griffin Dunne sconfinava nella stregoneria strizzando l’occhio al macabro in una commedia sentimentale dalle venature dark fantasy in cui i generi erano ben bilanciati per un risultato decisamente divertente. Anche il contrasto tra l’animo romantico di Sally e quello libertino di Gillian era un quid pluris che la regista vorrebbe far ereditare alle figlie della stessa Sally, ma il confronto non regge. Il manifesto di Amori e incantesimi 2 è fin troppo chiaro e fagocita la storia, che inoltre annovera parecchi tempi morti e dialoghi banali e ripetitivi. La regia non lascia oltretutto il segno ed è avvilente vedere Susanne Bier — il cui stile era autoriale e trattava tematiche profonde, scavando nella psicologia dei personaggi — dirigere una commedia fantastica in nome di un femminismo vuoto, al servizio di un’operazione che dalla seconda parte in poi si trascina faticosamente nella noia.