Complice il prologo con serpentone immediatamente in azione, nel leggere il titolo sorge spontaneo pensare di trovarci dinanzi ad un remake di Anaconda, successo del filone eco-vengeance – costituito da pellicole incentrate su animali assassini – che, interpretato nel 1997 da Jennifer Lopez, Ice Cube, Eric Stoltz e Jon Voight sotto la regia di Luis Llosa, ha poi generato un sequel cinematografico, due televisivi e il cross over Lake placid vs Anaconda.
Ma chi ha avuto modo nel frattempo di visionare il trailer del film sa benissimo che la circa ora e quaranta messa in piedi da Tom Gormican s’incanala in realtà nella commedia, come le sue due precedenti fatiche Quel momento imbarazzante e Il talento di Mr. C.

In forte aria di metacinema, ne sono infatti protagonisti Paul Rudd e Jack Black rispettivamente nei panni di un attorucolo sfigato e di un suo amico d’infanzia che sognava Hollywood ma che realizza video matrimoniali piuttosto particolari; i quali, entrati in possesso proprio dei diritti del cult movie di Llosa, in crisi di mezza età decidono di catapultarsi in Amazzonia per concepirne un reboot affiancati da altre due vecchie conoscenze con i volti di Thandiwe Newton e Steve Zahn. E, mentre un mega-rettile non manca ovviamente di farsi vivo sgranocchiando qua e là qualcuno quando capita per garantire almeno un po’ di spettacolarità, ci si chiede subito quale possa essere lo scopo di un’operazione che già sulla carta si presenta decisamente folle.

Perché, tra poster dell’argentiano Inferno e de Il fluido che uccide che fanno loro bella mostra affissi sulle pareti e qualche frecciatina rivolta alla mecca del cinema (dall’affermazione secondo cui la Academy ama i temi sociali a quella atta a suggerire che a Hollywood i film si scrivono in corso d’opera), risulta evidente che l’intenzione sia sbeffeggiare le grosse produzioni per abbracciare, invece, il coraggio e l’audacia di una certa Settima arte indipendente. Un discorso che, però, rimanendo nell’ambito della filmografia di Jack Black venne affrontato in maniera molto più incisiva e affascinante nello splendido Be kind rewind – Gli acchiappafilm diretto nel 2008 da Michel Gondry, finendo per ritrovarsi in Anaconda sfruttato in un agglomerato di cui sfugge del tutto il senso; soprattutto perché ne avrebbe avuto maggiormente, di sicuro, prendendo le mosse da un’opera che gode di maggiore popolarità o di status di classico (Lo squalo o Gli uccelli, tanto per citarne un paio).

Qui, sorvolando sull’immancabile gag con chiara allusione fetish omosessuale annessa a base di urina, man mano che si approda a qualche inaspettato colpo di scena possiamo al massimo pensare che a divertirsi sia esclusivamente il pubblico strettamente nerd legato in particolar modo ai social network. Quell’unica fetta di pubblico che può capire le battute sul cineasta di colore Jordan Peele e sui sopra menzionati Stoltz e Lopez; come anche i fan dell’Anaconda originale, probabilmente neanche interessati, però, ad assistere ad una rilettura che, oltre a non essere puramente horror, non funziona neppure sul fronte della risata… accompagnata da una ricca colonna sonora di vecchie hit non sempre sfruttate a dovere spaziante da Have you ever seen the rain? dei Creedence Clearwater Revival a Back in black degli AC/DC, fino alla I don’t want to wait di Paula Cole nota soprattutto come sigla del telefilm di fine anni Novanta Dawson’s Creek.
