Un confronto diretto e autentico con Andrea Russo, tra costruzione narrativa e tensione enigmatica. L’intervista esplora le dinamiche tra atmosfera e struttura, cercando di comprendere come il lettore venga guidato, o volutamente disorientato, all’interno di un racconto che vive di mistero e percezione.

Ciao Andrea, partiamo subito da una sensazione: quando nel libro compare “Ti sto aspettando…”, sembra che il maniero sia vivo. Lo hai pensato come un luogo o come una coscienza vera e propria?

“Il Maniero è un luogo che protegge segreti e ricordi nascosti, e non si prende gioco solo del protagonista ma anche del lettore, quindi potremmo dire che è una coscienza meta narrativa che sfonda alcune volte la quarta parete”

Nel primo capitolo compare anche l’enigma “La luce e il tempo mostrano la via verso i loro nomi”. Quanto è importante per te che il lettore si fermi davvero a risolvere questi passaggi?

“Il lettore deve poter provare a risolvere gli enigmi per giocare insieme al protagonista, perché il libro non si legge e basta, ma si vive e si esplora insieme a Richard Conrad”

Ti dico una cosa molto sincera: in alcuni momenti la componente puzzle è così forte che rischia di mettere in secondo piano l’emozione. È una scelta voluta per spingere il lettore fuori comfort?

“La componente puzzle ed enigmi è fatta apposta per disorientare il lettore, per continuare a confonderlo e a fargli pensare che ci sia sempre qualcosa di strano, in ogni cosa che succede”

Guardando avanti, pensi che continuerai a scrivere mantenendo questa struttura ibrida oppure ti incuriosisce anche una narrativa più lineare?

“Ho già in cantiere il secondo libro, insieme ad alcuni spinoff, la trilogia manterrà lo stesso stile narrativo, mentre gli spinoff saranno un po’ stile favola, anche se pur mantenendo il tono inquietante e a volte assurdo”

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