Genova, 22 novembre 2025 – 17:00 CET – Andrea, frontman della tribute band Il Tropico del Blasco, si racconta in esclusiva per MondoSpettacolo. Da oltre 20 anni porta sul palco l’energia e le canzoni di Vasco Rossi, mantenendo un approccio autentico e personale, senza imitazioni esagerate. In questa intervista, rivela come è nato il progetto, i rituali pre-concerto, il suo rapporto con Vasco e consigli ai fan. Un omaggio sincero a un’icona della musica italiana, tra entusiasmo e riflessioni. Guardiamolo insieme in un viaggio tra note, palco e passione!

Come è nato il Tropico del Blasco?

Prima c’era un’altra band che si chiamava Lucky Strike, anni e anni fa. Poi purtroppo alcuni di loro hanno voluto prendere strade diverse, volevano fare pezzi loro inediti. Molti rimpiangono il fatto di non essere più nel Tropico perché a volte quando suoniamo insieme vedo che c’è l’entusiasmo. C’è un entusiasmo bello. Il Tropico è nato perché qualcuno se n’è andato dei Lucky Strike, io mi son rifatto la band e ha più di vent’anni questa band, quindi deve ancora nascere mio figlio. È una parte della mia vita a cui non rinuncerei perché la mia passione è stare sul palco e cantare Vasco.

Cosa fai prima di salire sul palco?

«Prima di salire sul palco cerco sempre di ritagliarmi qualche minuto per entrare nel mood giusto. Mi preparo, controllo che tutto sia a posto, soprattutto l’abbigliamento di scena, e mi concentro sulla scaletta.
È quel momento in cui lascio fuori tutto il resto e mi metto nella testa che tra poco devo accendere il pubblico. Mi serve per trovare l’energia e la lucidità giusta. Una volta che sento di essere “dentro” alla serata, allora sono pronto a salire sul palco.»

Qual è il tuo rapporto con Vasco Rossi?

Una volta ho avuto un piccolo diverbio con Vasco perché mia moglie non stava bene e dovevamo fare una foto.
Quello che dico sempre, però, è che non bisogna mai mitizzare l’artista: io riesco a seguire e vivere le canzoni, ma non bisogna confondere questo con la persona, che magari non conosciamo davvero. A volte una persona può piacerci meno o può deluderci in una certa circostanza.

Per questo io mi concentro sempre sulle canzoni: bisogna rimanere lì, sulla musica.
Poi ovviamente lui è uno che, a Zocca, con i suoi fan è sempre molto disponibile. In quel caso ci fu un piccolo inconveniente perché l’hanno ricoverato, ma non c’era nulla contro di noi.

L’importante è non mitizzare nessuno: bisogna seguire le canzoni e sperare che quello che l’artista dice sia la verità, e non solo qualcosa che serve per far partire il pubblico durante i concerti.

Qual è il consiglio che dai ai fan?

Non è facile mantenere l’autenticità senza imitare. Un minimo ce l’ho innato nel senso che a me piacendo proprio Vasco da tanti anni e quindi mi viene molto tutto molto più semplice. Quello che fa, le canzoni che scrive o che sente o l’interpretazione delle canzoni di Vasco sarebbe stato più difficile. Invece le faccio mie perché in molti mi ci rispecchio anche quindi cerco di essere sempre me stesso. Non sono uno di quelli che proprio lo esaspera secondo me. Sono uno che sul palco probabilmente piace anche perché sono molto me stesso quindi la gente si diverte ad ascoltarmi proprio per questo punto di vista. Cerco di coinvolgere sempre la mia personalità.

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