Dal set alla musica senza cambiare vocazione narrativa: l’interprete di “Cuori” recupera il legame con il teatro-canzone e firma un progetto che mette al centro relazioni, fragilità e memoria. Il singolo ha già attraversato 12 settimane nella Top 50 radiofonica.

La prima tentazione sarebbe quella di presentare Andrea Gherpelli come “l’attore che adesso canta”.

Sarebbe però una lettura troppo semplice.
Con “Mi troverai”, Gherpelli non sembra infatti cercare una nuova identità artistica quanto recuperare una dimensione che appartiene già al suo percorso: quella della musica e, soprattutto, della canzone come forma narrativa.

Il pubblico televisivo lo conosce per diverse produzioni e in particolare per il ruolo del dottor Mosca nella fortunata serie “Cuori”. La sua attività di attore lo ha portato negli anni a lavorare all’interno di progetti cinematografici e televisivi significativi e a confrontarsi con interpreti e registi di primo piano.

Ma nel curriculum artistico di Gherpelli esiste anche il teatro-canzone.
Ed è proprio da lì che si può partire per comprendere meglio “Mi troverai”.

Teatro e canzone d’autore condividono infatti una caratteristica fondamentale: entrambi chiedono all’interprete di raccontare.
Non basta eseguire.
Serve costruire una relazione con il testo.

Il nuovo progetto musicale nasce dall’esigenza dichiarata di recuperare proprio questa forma espressiva e da un amore profondo per la canzone d’autore.

Il brano sceglie un tema universale, quello delle relazioni di coppia, evitando però di trasformarlo nella consueta rappresentazione dell’amore assoluto.

“Mi troverai” ragiona sulla presenza.

Essere presenti significa accettare anche la vulnerabilità, la necessità di ascoltare e la responsabilità di restare realmente dentro una relazione.

Musicalmente e narrativamente è un terreno molto vicino alla tradizione cantautorale: partire da un’esperienza privata per parlare di qualcosa nel quale altri possano riconoscersi.

La risposta ottenuta dal circuito radiofonico rappresenta un primo segnale interessante. Il singolo ha infatti trascorso 12 settimane nella Top 50, prima di essere rilanciato attraverso il videoclip.

Ed è proprio il video a completare l’identità del progetto.

Gherpelli coinvolge Roberto Ballestracci, illustratore che conosce dal 2010, costruendo con lui una rappresentazione visiva che parte da un viaggio in bicicletta.

Non è tanto importante stabilire quanto quel viaggio appartenga alla realtà e quanto all’immaginazione.
Il meccanismo è quello del ricordo.
Il sole.
La strada.
Le campagne emiliane.
Le spiagge romagnole.
La distanza dell’orizzonte.
Elementi semplici diventano progressivamente simboli.

Dentro questo paesaggio entra anche il tema della femminilità. Gherpelli dedica il video alle donne e alla loro capacità di interpretare molteplici ruoli all’interno dell’esistenza e della relazione affettiva.
Ma il passaggio artisticamente più interessante rimane la modalità con cui Ballestracci traduce tutto questo.
I disegni non vengono semplicemente mostrati.
Li vediamo nascere.

Il gesto dell’illustratore viene documentato e diventa parte integrante dell’opera. Una soluzione che restituisce al progetto una dimensione artigianale e, proprio per questo, particolarmente contemporanea: in un periodo dominato dalla perfezione digitale, Gherpelli sceglie di mostrare il processo, l’imperfezione, il momento creativo.

È forse questo uno degli aspetti che rende “Mi troverai” un passaggio interessante nel percorso dell’artista.
Gherpelli non abbandona il mestiere dell’attore per diventare cantante.
Porta piuttosto dentro la musica gli strumenti dell’interprete.
La capacità di raccontare, costruire immagini, attribuire peso alle parole e utilizzare una storia personale come punto di partenza.
Da questo punto di vista “Mi troverai” non rappresenta una deviazione.
È il naturale incontro tra due strade artistiche che, prima o poi, sembravano destinate a incrociarsi.

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