Un percorso di crescita, un collage emotivo, un viaggio nella complessità delle sfumature umane: “Margherite”, il nuovo EP di Anita Brightfly, rende visibile tutto questo dentro un caleidoscopio colore di eccentricità. Quattro brani, quattro anime. Nessun filo conduttore, se non quello dell’autenticità che oserei elevare a concetto di libertà. A dominare sono il desiderio, il cambiamento, il disagio, la libertà: ogni traccia è un microcosmo a sé, un frammento di vissuto rielaborato con consapevolezza sonora e visiva. Un’autoproduzione che vede anche la mano di Edoardo Piccolo agli arrangiamenti che danno corpo a un suono che punta alla riconoscibilità internazionale, dentro sofisticate soluzioni d’arte e di scena.

Noi iniziamo sempre parlando di bellezza e penso che mai come in questo caso il tema sia davvero importante. Andiamo oltre il canone estetico di superficie… per Anita Brightfly, la bellezza, quella vera… cos’è?
La bellezza è innocenza, è purezza, è verità, è silenzio, è pace, è integrità, è compassione, è saggezza, è dignità, è umanità, è il sogno, è la concretezza, è tutto quello che è AUTENTICO.

E come pensi di trovarla… come te ne accorgi… come la riconosci?
La bellezza è in me è attorno a me anche se talvolta è difficile vederla quindi non è necessario cercarla poichè è sempre presente dentro e fuori. Per accogersi della bellezza che è il miracolo dell’esistere e dell’esistente è necessario fermarsi ed essere presenti.

In un tempo così estetico poi c’è anche la parte da concedere agli occhi e alle impressioni dell’istinto. Sul tema come ti rapporti? Te lo chiedo perché dal suono ai video, sei assolutamente padrona della scena…
Non capisco di cosa parli. L’estetica è da sempre importante è una parte della bellezza e non è solo superficiale ma spesso coincide con la sostanza. Ti ringrazio per l’apprezzamento, è una dote naturale.

Un disco oggi… per te che significato culla?
Oggi non c’è nessun disco ma una piccola raccolta, spero ci sarà in futuro. Il significato si paleserà strada facendo e sarà nel realizzarlo soprattutto.

E rivolgendoti a chi questo disco lo ascolterà… il vero messaggio che vuoi si raccolga e si conservi?
Io non creo con l’intenzione di lanciare messaggi ma per la necessità di farlo questo è il senso della creazione. Se la musica esprime oltre alle parole ed ai suoni qualcosa di autentico di certo arriva sempre e a tutti perchè è il linguaggio più universale che esista.

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