Anna Calemme porta nella nuova canzone una tradizione musicale importante, ma senza nostalgia sterile. In questa intervista si riflette sul legame con la cultura napoletana, sull’interpretazione vocale e su come un’artista con una storia forte guarda alla scena musicale di oggi.

Nel tuo nuovo singolo “Passa ’O Tiempo” c’è una forte sensazione di memoria e nostalgia. C’è stato un momento preciso della tua vita che ha acceso la scintilla per scrivere questa canzone?
“Passa ’O Tiempo” nasce da un momento molto intimo, quasi sospeso. Non è legato a un singolo episodio, ma a una somma di piccoli istanti: ricordi di famiglia, strade vissute, voci che restano dentro anche quando il tempo passa. A un certo punto ho sentito il bisogno di fermare tutto questo, di dargli una forma. È come se la canzone fosse venuta da sola, come una fotografia emotiva di ciò che ero e di ciò che stavo lasciando andare.
La tradizione napoletana nella tua musica è evidente, ma non è mai folkloristica. Quali artisti o autori ti hanno insegnato questo equilibrio tra radice e modernità?
Sono cresciuta con la grande scuola napoletana, quella che ti insegna il peso delle parole e della melodia. Ma allo stesso tempo ho sempre cercato di non restare ferma lì. Artisti come Pino Daniele mi hanno mostrato che puoi partire dalla tradizione e portarla altrove, contaminarla senza tradirla. Anche la canzone d’autore italiana mi ha influenzato molto: quell’idea di raccontare in modo personale, senza schemi rigidi. Per me la tradizione è una base, non un limite.
Ascoltando il brano si avverte una grande interpretazione vocale, quasi teatrale. Quanto lavori sulla tecnica e quanto invece ti affidi all’istinto quando registri?
La tecnica è fondamentale, è quello che ti permette di essere libero. Ci lavoro tanto, perché voglio avere il controllo di quello che faccio. Però, nel momento in cui entro in studio, cerco di dimenticarla. Lì deve uscire l’istinto, l’emozione vera. Se una take è perfetta ma non mi emoziona, non la tengo. Preferisco una voce imperfetta ma sincera, che racconti qualcosa di vivo.
Guardando la scena musicale attuale, dominata da algoritmi e streaming, dove pensi che possa trovare spazio una voce come la tua nei prossimi anni?
Credo che oggi ci sia tanto rumore, ma anche tanto bisogno di autenticità. Le piattaforme possono spingere certi suoni, ma alla fine le canzoni che restano sono quelle che parlano davvero alle persone. Una voce come la mia trova spazio proprio lì: in chi cerca qualcosa di più profondo, di più umano. Non è una corsa ai numeri, ma alla connessione. E quella, per fortuna, non la decide un algoritmo.
