Anna Luppi ci racconta l’esperienza live in pandemia

anna luppiIl 24 novembre sarebbe dovuto partire l‘Amarene Tour di Anna Luppi. Bagagli in spalla, macchina pronta e destinazione raggiunta ma non tutto è andato come previsto. Erano cinque le date programmate tra Germania e Belgio, ma purtroppo la pandemia si è fatta sentire e alla fine Anna è riuscita a realizzare solo due date su cinque. Ora Anna Luppi ci racconta come è andata.

Anna Luppi in tour

Ciao Anna, come è stato tornare in tour?
Un’emozione grandissima. Dopo aver dovuto rimandare il tour del 2020 e tutto ciò che ne è conseguito, poter tornare all’estero è stato immenso. Nella valigia, oggetto ormai impolverato contro la mia volontà, è entrato anche un nuovo set acustico, con piano elettrico e percussioni, di cui sono molto soddisfatta.

Prima della pandemia eri abituata a portare la tua musica fuori dal territorio nazionale. Come è suonare all’estero?
Mia impressione, magari soggettiva e falsata dal fatto che io adoro anche le culture diverse dalla italiana: mi sembra ci sia maggiore rispetto e stima del mestiere di musicista, quindi percepisco maggiore ascolto e attenzione da parte del pubblico, in qualsiasi situazione mi sia capitato di esibirmi.

Qual è secondo te la più grande pecca della musica live in Italia?
Non credo di avere strumenti per poter rispondere completamente a questa domanda e la mia visione è sicuramente parziale rispetto al panorama italiano… A mio avviso c’è un problema legato al riconoscimento della figura del o della musicista come lavoro, come attività che portiamo avanti non solo per passione e amore per l’arte, ma anche come nostra principale attività per vivere. Quante volte ci sentiamo chiedere “sì, musicista, ma di lavoro?”.

Parlaci un po’ di questo EP che hai portato live, “Amarene”. Come è nato?
E’ nato dall’idea di voler collaborare con altri artisti e artiste che stimo, per unire le forze, le idee, i talenti. Da qui l’idea di 4 duetti. Elisa Erin Bonomo, Domenico Imperato, Veronica Marchi e Olden sono artisti che stimo e che hanno voluto contribuire alla realizzazione di questi brani. Sono estremamente soddisfatta della mia scelta!

Qualche curiosità che non hai mai svelato fin ora?
“Amarene”, titolo scelto per l’album a simboleggiare la dualità, viene dall’omonima canzone, dove appunto compare questa immagine di Anna che mangia amarene… Ma originariamente, quella canzone si intitolava “Anna è morta”. Un titolo che, accanto al mio nome, forse risultava troppo spiazzante! Che ne pensate?

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