Un’icona tra evoluzione e grandezza artistica
Questa sera l’Area Akropolis Music ha ospitato l’ennesimo appuntamento imperdibile della stagione, accogliendo sul palco una vera icona della musica italiana: Anna Oxa. È innegabile trovarsi di fronte a una grandissima artista, un’interprete capace di attraversare decenni di successi continuando a evolversi, sperimentare e stupire.
Dal vivo, la scaletta è un viaggio emozionante tra i capolavori che hanno segnato la storia della nostra canzone d’autore. Impossibile non farsi travolgere cantando a squarciagola brani immortali come Tutti i brividi del mondo, Oltre la montagna, l’intramontabile Ti lascerò e l’intensa Quando nasce un amore, insieme a tanti altri successi che confermano l’infinito spessore musicale della protagonista. A impreziosire la performance, una cura maniacale per i suoni: spettacolari e ricercate le sonorità particolari emesse dagli strumenti dei musicisti che l’hanno accompagnata con maestria lungo tutto il percorso, creando un tappeto musicale di altissimo livello. Impeccabile, come sempre, anche la scelta di stile: bellissima, magnetica ed elegante, avvolgente nel suo abito rigorosamente bianco.
La barriera invisibile: il nodo dell’empatia
Tuttavia, accanto all’eccellenza scenica e vocale, è emerso un aspetto che ha lasciato l’amaro in bocca a chi, come il pubblico, vive la musica come un momento di condivisione profonda. Quella che è mancata del tutto è l’empatia.
Un concerto di questa portata dovrebbe far sentire ogni spettatore parte di una grande famiglia. Invece, la percezione è stata quella di una barriera invisibile: una certa rigidità di fondo, qualche “grazie” soffocato e una comunicazione ridotta al minimo. Il paragone con altri grandi artisti passati sullo stesso palco — come Arisa, Fabrizio Moro e Rosario Miraggio — appare inevitabile e impietoso sotto questo profilo: con loro l’energia circolava fluida, creando calore umano e un vero scambio affettivo.

Il congedo solitario e le domande senza risposta
La sensazione di distanza si è palesata in modo netto nel finale, lasciando senza parole e con l’amaro in bocca: un’uscita di scena di spalle, con il braccio alzato mentre era già lontana. Un pubblico caloroso, che ha invocato il suo nome a gran voce, che ha urlato per farla sentire parte di un NOI collettivo e che ha persino tributato complimenti a voce alta alla talentuosa violinista (poi effettivamente presentata sul palco), avrebbe meritato ben altro congedo.
Viene spontaneo chiedersi: ma si tratta di un errore di percezione, o Anna Oxa è semplicemente fatta così, algida e distante? E soprattutto, un’artista di tale calibro canta per se stessa o per il pubblico che la sostiene? Come gli insegnanti nelle aule, anche chi sale su un palcoscenico ha la responsabilità di trasmettere energia positiva e fare sentire le persone considerate.

La dichiarazione personale e il messaggio d’amore
A volte, però, basta un atto d’amore e di sincerità per aprire uno spiraglio. Come giornalista e critica, a nome mio e di tutti i presenti, tengo a fare questa dichiarazione personale:
“Anna perdonami ma io ho avuto quest’impressione di te e se vorrai convincermi del contrario ci prenderemo un caffè insieme. Ti voglio bene! Il pubblico ti ama!”
Anna Oxa resta una voce monumentale e un’artista coraggiosa, ma la musica, per arrivare davvero fino in fondo all’anima, ha bisogno di calore umano. E ieri sera, di quel calore, si è sentita la mancanza.